Agathunô

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.

bene facio, volgere al bene, con senso transitivo, ma più spesso usato al passivo in senso intransitivo. Il verbo esprime una condizione accidentale dell’astro che, per il suo ciclo sinodico, per la sua posizione nella rotazione diurna, per le testimonianze che riceve dagli altri astri è volto a produrre un bene, qualunque sia la sua natura essenziale. Ha come sinonimo agathoô, suoi contrari sono kakoô e kakizô. Il verbo non è usato da Paolo, ma dallo scoliaste ed è frequente nella letteratura astrologica bizantina, unitamente al sostantivo agathosynê, bonitas, che ha come contrario kakosynê, pravitas. Kakoô e il suo sinonimo blaptô, noceo (non impiegato da Paolo), sono i verbi che designano l’afflizione degli astri. Hanno nondimeno un diverso valore espressivo: blaptomenos è l’astro damnum accipiens, kekakômenos è l’astro oppresso, compromesso, paralizzato e la kakôsis, vexatio, è termine tecnico del lessico astrologico che esprime codesta condizione di paralisi, vuoi di incapacità ad agire: «Kakôsis è quando un qualche astro riceve aktinobolia da parte degli astri malefici o è circondato (emperiechêtai) o è in applicazione ad uno di loro o giunge alla loro glutinatio (kollêsis) o è signoreggiato da un astro malefico che si trova in luoghi non operosi (achrêmatistoi topoi).

Luoghi non operosi sono il sesto dall’oroscopo, il terzo, il secondo, l’ottavo, il dodicesimo» (Antioco, CCAG VIII/3, pag. 106).