Brahman

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Presso la filosofia Vedānta e successivamente nella scuola Yoga Induista, Brahman rappresenta l'aspetto di immutabilità, di infinito, di immanenza e di realtà trascendente, l'Origine Divina di tutti gli esseri. Viene considerato la sorgente, il substrato, l'autentica coscienza suprema, la somma di tutto l'universo, che, limitato dal tempo, dallo spazio e dalla causalità origina dal puro essere, un'estensione dell'"Anima mundi". Veniva così considerato come una sorta di super-sostanza dalla quale tutto ebbe inizio; L'Atharva Veda inizia con questi versi:

« Davvero grandi sono gli dei che sono nati da Brahman »

Tuttavia, dopo le prime Upaniṣad, le scritture Vedānta, che inizialmente servivano come commentari agli originali testi liturgici dei Veda, affermavano che il concetto di Brahman descriveva perfettamente la crescita della complessità nell'universo. Attorno al I millennio AC gli antichi scrittori delle Upaniṣad, consideravano Brahman, non solo come essere materiale, efficiente, causa di tutte le cose, ma anche una realtà immanente che andava oltre la materia, al di là dell'essere e del non-essere, rendendo così simile anche la parola Dio che il concetto di monismo esprime.

Si dice che Brahman non possa essere conosciuto, né che si possa diventare consapevoli "di" lui, in quanto Brahman è la nostra autentica consapevolezza. Brahman non è limitato dall'ordinario significato di esistenza; in questo senso, attraverso l'illuminazione, la moksha, lo yoga, il samadhi e il nirvana, non solo si arriva a conoscere Brahman, ma si realizza l'unione, e ci si rende così conto di essere sempre stati Brahman.

Etimologia e origine del nome Brahman

In Sanscrito Vedico, la parola bráhman (genere neutro) ha diversi significati: "crescita", "sviluppo", "rigonfiamento", "devozione" "adorazione", tutte parole derivanti dalla radice bṛh, derivante dalla parola "rigonfiamento". La parola brahmán (genere maschile) attualmente viene utilizzata per definire il brahmino, il sacerdote del Brahman, una delle caste presenti in India.

Legato ai rituali dell'Induismo pre-vedico, la parola bráhman, ha il significato di potere della crescita, della capacità di modificare la realtà attraverso il rituale e il sacrificio, spesso visualizzando ciò che si desidera nelle scoppiettanti fiamme di un fuoco rituale. I Brahmini sono la casta più alta in India, e grazie alla virtù della purezza e del sacerdozio ottengo tale potere.

Nella storia linguistica e nella comunità sanscrita esiste l'opinione minoritaria secondo la quale (come postulava Georges Dumézil) etimologicamente la parola latina flamen (sacerdote) derivi da brahman.

Brahman Saguna e Brahman Nirguna

I filosofi mistici delle Upaniṣad identificano Brahman come l'anima del mondo, con l'Ātman, l'essenza interiore dell'essere umano, dell'anima umana. Nel pantheon induista, Brahman non deve essere confuso con la prima divinità della Trimurti induista: Brahma, il creatore, Vishnu, il conservatore e Shiva, il distruttore. Brahma è come gli altri dei, Īśvara, o Brahman manifestato, fondamentalmente ego-consapevole, laddove Brahman, è privo di ego, privo e al di là dell'esistenza. Ishvara è anche conosciuto come Brahman Saguna, o dio con attributi personali.

La Verità Ultima si esprime come Brahman Nirguna, o dio senza forma, dio privo di attributi personali. Tutte le forme di dio, come Vishnu o Shiva sono aspetti differenti di dio nella Sua forma personale, o dio con attributi (Brahman Saguna, o Īśvara). L'energia Divina di Ishvara è personificata in Devi, la Madre Divina. Per i Vaishnava seguaci di Ramunjacharaya, Devi è Lakshmi, la Madre di tutte le cose, di fatto simboleggiando l'aspetto femminile della realtà. Per gli Shivaiti, Devi è Parvati. Per gli Shakta, adoratori di Devi, è la forma personale di dio che consegue l'aspetto impersonale di dio, l'Assoluto, mentre presso gli Śivaiti Shiva è personificato come dio privo di attributi.

Presso la scuola Advaita, l'unica frase mistica per descrivere il solo modo possibile Brahman, (comunque in modo ancora inadeguato), è considerare che gli esseri umani, con un'anima e una mente limitate, possano viverlo attraverso uno stato interiore esprimibile con l'espressione Sat-Chit-Ananda. L'etimologia di questa parola sanscrita deriva da sat, chit e ananda, i cui significati sono rispettivamente: "essenza", "consapevolezza" e "beatitudine".

Un argomento di discussione nei Veda è se la realtà di Brahman sia "saguna" (con attributi) o "nirguna" (senza attributi). La fede nel concetto di Saguna Brahaman portava ad uno sviluppo delle facoltà devozionali e a una diffusa devozione per deità quali Vishnu e Shiva. Tuttavia dobbiamo ricordare che l'Advaita Vedānta non nega Brahman Saguna. In realtà, Adi Shankara consigliava l'adorazione di Dio nella sua forma più pura e autentica, e lo affermava in diversi lavori nei quali disapprovava l'utilizzo dell'intelletto e della ragione, affermando che solo attraverso l'apertura del cuore si sarebbe trovato l'amore del Signore.

Sia il Brahman Saguna sia il Brahman Nirguna sono comunque forme valide; dalla Coscienza Assoluta deriva sia il principio divino che la creazione. Brahman Nirguna (senza attributi) è la radice metafisica del Brahman Saguna (con attributi), così come lo Zero lo è dell'Uno. Quel Supremo Principio è inclusivo di tutti gli attributi degli esseri, e persino di quelli di Dio.
Dal nucleo della vita indifferenziata origina l'Uno ed il molteplice, il creatore e l'esistenza differenziata. In altre parole, il Principio Divino, i mondi celesti ed umani che comprendono l'universo, esistono sulla base di tale Assoluto onnipervadente che li contiene. Nella gerarchia dell'Esistenza, l'Assoluto precede l'universalità del Divino. Nello Spirito Supremo, Uno ed indivisibile, sono impliciti come propri riflessi il Padre e la Madre dell'Universo, l'energia vitale che alimenta le forme e le forme stesse. Questa è la spiegazione filosofica e metafisica del mistero dell'esistenza e da misura della non-dualità della vita e dell'inscindibilità di tutte le sue dimensioni. In questa cosmogonia sacra, lo Spirito Assoluto, Dio, l'universo, il Sé dell'essere umano appaiono come un continuum, come parti di un sistema unitario dove ogni aspetto non può essere scisso o compreso senza l'altro.

Può darsi che l'Advaita sia stato insegnato meglio a partire dal XIX secolo da Shri Ramakrishna. Questo maestro ha paragonato l'infinito senza forma (Brahman Nirguna) ad un vasto oceano che, attraverso la fresca brezza dell'amore devoto, condensa la forma nella manifestazione. Ma, poi attraverso il calore della conoscenza del sole, il ghiaccio si dovrebbe sciogliere e il devoto realizzare sé stesso in una indifferenziata e perfetta beatitudine.

La scuola Vishistadvaita e Dvaita crede nel Brahman Saguna, ossia in un dio con attributi. Entrambe come l'Advaita sono scuole monistiche, ma differiscono nella definizione dell'ultima forma di dio.

È bene tenere a mente che quando si parla del Brahman si allude al Brahman Nirguna altrimenti noto come Parabrahman, Sat-Cit-Ananda, Uno senza secondo, Zero senza attributi, etc.

Quando invece si parla di Brahma si intende una forma del Brahman Saguna, ovvero Īśvara: l'Uno qualificato, con attributi.

Illuminazione e Brahman

Mentre Brahman giace dietro tutta la manifestazione, alcune menti umane indugiano nello spiegarlo solo con gli strumenti forniti dalla ragione. Brahman è al di là sei sensi, della mente, dell'intelligenza, e di qualsiasi immaginazione. In realtà, l'idea più elevata che si possa avere di Brahman è che esso è contemporaneamente esistenza e non-esistenza, colui che trascende e include il tempo, la causalità e lo spazio; di conseguenza non potrà mai essere conosciuto attraverso i sensi con i quali tradizionalmente "conosciamo" un dato concetto o oggetto.

Gli Indù considerano Brahman come colui che pervade la consapevolezza che sta alla base di tutte le entità animate e inanimate. Credono inoltre che l'universo non esprime solo la coscienza, ma che l'universo è consapevolezza, e che questa consapevolezza è Brahman.

Gli induisti inoltre ritengono che la consapevolezza umana abbia dimenticato e non sia più in grado di riconoscere la sua vera identità, cioè Brahman, come se un goccia d'acqua si fosse per sempre separata dal vasto oceano della Consapevolezza Assoluta, e che l'unico modo per fondersi nuovamente in esso consista in un cammino di devozione, di integrità morale ed etica, e di meditazione, attraverso diversi sistemi spirituali pratici come lo yoga.

Nella ricerca di Brahman, l'Ātman (o anima individuale) cerca la verità, e non ha importanza cosa sia. L'Ātman, accettando tutta la verità del suo ego è in grado di accettare il fatto che non è separato da tutto ciò che la circonda. Il passo successivo è l'Ātman permanentemente assorbito in Brahman, il modo per evitare la reincarnazione ed interrompere per sempre il ciclo nascita-morte (Saṃsāra).

Voci correlate

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