Carl Gustav Jung

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Carl Gustav Jung

Carl Gustav Jung (Kesswil, 26 luglio 1875 – Küsnacht, 6 giugno 1961) è stato uno psichiatra, psicoanalista e antropologo svizzero.


Firma di Jung

La sua tecnica e teoria, di derivazione psicoanalitica, è chiamata "psicologia analitica", "psicologia del profondo", raramente "psicologia complessa".[1]

Inizialmente vicino alle concezioni di Sigmund Freud, se ne allontanò nel 1913, dopo un processo di differenziazione concettuale culminato con la pubblicazione, nel 1912, di La libido: simboli e trasformazioni. In questo libro egli esponeva il suo orientamento, ampliando la ricerca analitica dalla storia del singolo alla storia della collettività umana. C'è un inconscio collettivo che si esprime negli archetipi, oltre ad un inconscio individuale. La vita dell'individuo è vista come un percorso, chiamato processo di individuazione, di realizzazione del sé personale a confronto con l'inconscio individuale e collettivo. Disse di sé:

« La mia vita è la storia di un'autorealizzazione dell'inconscio »
(Ricordi, sogni, riflessioni)

In Italia l'orientamento junghiano della psicoanalisi è stato introdotto da Ernst Bernhard.

La vita e l'opera

Formazione

Carl Gustav Jung durante l'infanzia

Nacque nel 1875 da Paul Achilles Jung (1842-1896), teologo e pastore protestante, e da Emilie Preiswerk (1848-1923) a Kesswil, nel cantone svizzero di Turgovia. Dopo poco la famiglia si trasferisce a Sciaffusa e nel 1879 a Klein Hüningen (ora periferia di Basilea), dove il padre diventa rettore della pieve, esercitando poi anche la funzione di cappellano nel manicomio della città.

È un bambino solitario, sarà figlio unico per nove anni, fino alla nascita della sorella Johanna Gertrud, detta "Trudi" (1884-1935). Il suo amico d'infanzia Albert Oeri (1875-1950) ricorda il primo incontro con Carl, quando entrambi erano molto piccoli: lo descrive come "un mostro di asocialità", concentrato sui propri giochi, il contrario di quello che aveva conosciuto all'asilo, dove i bambini giocavano, si picchiavano e stavano sempre insieme. I due resteranno amici per tutta la vita.[2]

Al liceo fu suo insegnante Jacob Burckhardt, che gli parlò di Johann Jakob Bachofen. Le sue letture andavano dalla letteratura alla filosofia, dalla teoria della religione allo spiritualismo (Mörike, Goethe, specie il Faust e le conversazioni con Johann Peter Eckermann, Kant, Swedenborg, Schopenhauer ecc.). Il libro che più lo colpì fu Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche[3].

Nel 1895 s'iscrisse alla facoltà di medicina dell'Università di Basilea e nel 1900 si laureò in medicina con la tesi Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti una trattazione sui fenomeni medianici della cugina, Hélène Preiswerk detta "Helly" (1880-1911), che pubblicò nel 1902.

Nel dicembre 1900 cominciò a lavorare all'istituto psichiatrico di Zurigo, il Burghölzli, diretto da Eugen Bleuler. Nell'inverno 1902-1903 Jung fu a Parigi per frequentare le lezioni di Pierre Janet. Nel 1903 sposò Emma Rauschenbach (1882-1955), che rimase con lui fino alla morte. Nel 1905 fu promosso ai vertici del Burghölzli e divenne libero docente all'Università di Zurigo, dove rimase fino al 1913. Tra il 1904 e il 1907 pubblicò vari studi sul test di associazione verbale e nel 1907 il libro Psicologia della dementia praecox.

La personalità scientifica di Jung si manifesta con il concetto di "complesso". Esso è un insieme strutturato di rappresentazioni, consce e meno consce, dotate di una carica affettiva. La psiche umana è un insieme indeterminato ed indeterminabile di complessi, tra i quali lo stesso "Io", il complesso che ha l'appannaggio della coscienza ed è in relazione con tutti gli altri. Quando questa relazione s'indebolisce o si spezza, gli altri complessi si fanno autonomi, inconsci, e cominciano a dirigere l'azione, con un processo di dissociazione, origine del disagio psichico.

L'incontro con Sigmund Freud

Carl Jung nel 1910

Nel 1906 aderì alla psicoanalisi e iniziò la corrispondenza con Freud, che incontrò a Vienna nel 1907. I due parlarono per tredici ore. Lo incontrò nuovamente in Svizzera a Zurigo, dove scrissero un libro.

Nel 1909, con Freud e Ferenczi Jung si recò alla Clark University di Worcester, Massachusetts, ove ricevette la laurea honoris causa in Legge. Nel 1910 divenne presidente dell'Associazione psicoanalitica internazionale e direttore dello "Jahrbuch", rivista ufficiale della società. Iniziò a essere chiamato "delfino" della psicoanalisi, possibile successore di Freud alla guida del movimento psicoanalitico.

Nel 1909 si ebbero le prime avvisaglie della separazione da Freud, che sarà all'origine dell'articolarsi dei due principali orientamenti storici della psicoanalisi, intesa tanto come terapia quanto come via per la conoscenza della psiche. Nel 1909, infatti, la Clark University invitò sia Freud che Jung, a tenere un ciclo di conferenze negli Stati Uniti.

Durante il viaggio in nave i due pionieri della psicoanalisi analizzarono l'uno i sogni dell'altro. In questa psicoanalisi 'sull'oceano', dove ciascuno fungeva sia da psicoanalista che da paziente, Freud, a detta di Jung, ebbe un atteggiamento di reticenza su alcuni particolari della sua vita privata che invece sarebbero serviti a Jung per una migliore interpretazione. Ad aggravare la situazione fu il fatto che Freud su questo punto fu molto chiaro: il motivo della sua reticenza era che non poteva mettere a repentaglio la sua autorità. Fu in quel momento che Jung cominciò a mettere in discussione la stima che fino a quel momento aveva avuto per Freud.

La separazione da Freud e il nuovo orientamento della psicoanalisi

Nel 1912 Jung pubblicò il suo testo fondamentale Trasformazioni e simboli della libido, dove erano presenti i primi disaccordi teorici con Freud assieme al primo abbozzo di una concezione finalistica della psiche. I disaccordi continuarono nelle conferenze sulla psicoanalisi (Fordham lectures) tenute da Jung lo stesso anno a New York. L'aspetto centrale delle differenze teoriche risiedeva in un diverso modo di concepire la libido: mentre per Freud il "motore primo" dello psichismo risiedeva nella pulsionalità sessuale, Jung proponeva di riarticolare ed estendere il costrutto teorico di libido, rendendolo così comprensivo anche di altri aspetti pulsionali costitutivi "dell'energia psichica".

File:Carl Gustav Jung fine 1920.jpg
Profilo di Carl Gustav Jung

La "sessualità" da costrutto unico e centrale (metapsicologia freudiana) passa a essere costrutto importante ma non esclusivo della vita psichica (punto di vista junghiano). La libido è energia psichica in generale, motore di ogni manifestazione umana, sessualità ma non solo. Essa va al di là di una semplice matrice istintuale proprio perché non è interpretabile solo in termini causali. Le sue "trasformazioni", necessarie a spiegare l'infinita varietà di modi in cui si dà l'uomo, sono dovute alla presenza di un particolare apparato di conversione dell'energia, la funzione simbolica.

Foto di gruppo alla Clark University (1909).
Da sinistra in basso: Sigmund Freud, Stanley Hall, Carl Gustav Jung.
Fila in alto da sinistra: Abraham Brill, Ernest Jones, Sandor Ferenczi

Il termine "simbolo" è inteso secondo una concezione diversa da quella di Freud, che aveva assimilato il concetto di simbolo a quello di segno, sulla base dell'elemento comune del rinvio. Ma mentre il segno compone in modo convenzionale qualcosa con qualcos'altro (aliquid stat pro aliquo), il simbolo è un caso particolare del segno in cui, pur rimanendo l'elemento genericamente semiotico del rinvio, questo non è diretto a una realtà determinata da una convenzione, ma alla ricomposizione di un intero, come vuole l'etimologia della parola. Un'altra differenza: se Freud interpretava le fantasie inconsce alla stregua di meri segni di pulsioni, inaccettabili per la coscienza, per Jung esse sono, se interpretate adeguatamente dall'Io, simboli di nuove realizzazioni psichiche. Solo così si rende conto del carattere costitutivamente aperto al nuovo della psiche, non più ancorata al passato in un'inarrestabile coazione a ripetere. La funzione trascendente è capace di superare le opposizioni di cui la psiche è costituita proprio mediante la produzione di simboli. Essa opera affinché vi sia 'individuazione', processo sintetico che coinvolge gli opposti che costituiscono l'uomo, nel quale egli si riconosce nella sua autonomia dagli stereotipi culturali. L'adattamento trova la sua prosecuzione in questo processo, diviso in una fase di distinzione degli opposti, da cui si fa un "passo indietro", e in una di integrazione.

Il conflitto tra Freud e Jung crebbe al quarto congresso dell'Associazione Psicoanalitica, svoltosi a Monaco nell'agosto del 1913 contro le posizioni psicoanalitiche espresse da Janet durante la sessione dedicata alla psicoanalisi. Nell'ottobre successivo si ebbe la rottura ufficiale, e Jung si dimise dalla carica di direttore dello "Jahrbuch". Ad aprile 1914 si dimise da presidente dell'Associazione e uscì definitivamente dal movimento psicoanalitico.

La psicoanalisi, creatura i cui meriti di gestazione erano ascritti al solo Freud, per la cui nascita aveva pagato con l'isolamento e l'ostracismo da parte del mondo accademico, nuova via della conoscenza, per Jung era divenuta più importante dello stesso padre che l'aveva generata. Era nata dal lavoro di Freud e adesso si trattava di farla crescere.

L'aspetto che più li differenziava era la concezione dell'inconscio. Per Freud l'inconscio alla nascita era vuoto e durante la vita si riempiva di quanto per la coscienza era "inutile" o dannoso per l'Io:(rimozione). Invece per Jung la coscienza nasceva dall'inconscio, che aveva quindi già una sua autonomia. Inoltre, per Jung, la psicoanalisi di Freud teneva poco conto della persona nel suo contesto vitale. Invece Jung, che dava importanza alla persona e al suo contesto, fondò la "psicologia analitica", che voleva essere uno strumento per guarire da patologie psichiche ed una concezione del mondo, o meglio, uno strumento per adattare la propria anima alla vita e coglierne le potenzialità di espressione e specificità individuale. Chiamò questo percorso "individuazione".

Al concetto di individuazione si lega la nozione di archetipo. Jung ipotizza che alla trasformazione della libido e ai suoi simboli sia sottesa una pluralità di "immagini primordiali", collettiva e immutabile, intese come una sorta di kantiane "forme a priori" che concorrono, come serbatoio originario dell'immaginazione, alla formazione dei simboli. La funzione trascendente proietta l'individuo fuori di sé, sul piano d'un pensiero inconscio collettivo. Se la coscienza riesce a sviluppare un atteggiamento positivo nei confronti dei simboli, prodotti di questa facoltà, l'individuo può liberarsi del disagio riaffrontandolo da un punto di vista diverso, "trascendentale". Inoltre egli, nel differenziarsi da queste matrici collettive di senso e dagli istinti primordiali, può integrare i valori universali custoditi dalla cultura, trovando una modalità personale di attuarli.

Gli inizi di Jung analista in proprio

Jung alla Clark University nel 1909 (particolare della precedente foto di gruppo)

Dopo la separazione da Freud, Jung ebbe una crisi nervosa che, come ricorda nelle sue memorie (Ricordi, sogni, riflessioni di Carl Gustav Jung, a cura di Aniela Jaffè) lo impegnò per sei durissimi anni. Una vera e propria "malattia creativa", come la ribattezzò lo storico della psicoanalisi Henri Ellenberger. Alla fine del 1913, Jung, che aveva quattro figli (Agathe Regina, Anna Margaretha, Franz Karl e Marianne, detta "Nannerl") e aspettava da Emma la quinta e ultima figlia (Emma Helene, detta "Lil"), incontrò Antonia Wolff (1888-1953), detta Toni, che da paziente si trasformò in analista e amante dello stesso in un triangolo emozionale che non escludeva la moglie, la quale reagì come ci si sarebbe aspettati da un'esponente dell'alta borghesia, ossia fingendo di ignorare.

Una volta staccatosi da Freud, Jung cominciò ad attrarre attorno a sé un proprio gruppo di pazienti, studenti e analisti, tra i quali vanno ricordati Franz Beda Riklin (1878-1938), Maria Moltzer (1874-1944), Hans Trüb (cognato di Toni Wolff), Emilii Medtner (1872-1936), Linda Fierz-David (1891-1955) ed Edith Rockfeller McCormick (1872-1932), che con la sua ricchezza quasi smisurata aiutò il già (per via della moglie) ricco Jung a sviluppare ulteriormente una scuola analitica, fondando lo "Psychologischer Club" di Zurigo (nato nel 1913 e ancora attivo).

Altre persone che aiutarono lo sviluppo del pensiero junghiano negli anni 1913-1920 furono il pastore Adolf Keller (la cui moglie Tina rimase amica di Emma anche dopo la rottura fra lui e Jung), Alphons Maeder (1882-1971), Oskar Pfister (1873-1956, che rimase più fedele a Freud) e Hans Schmid-Guisan (1881-1932), che pur abitando a Basilea rimase sempre in contatto con Jung (tanto che la figlia, Marie-Jeanne Schmid, fece poi da segretaria[4] a quest'ultimo dal 1932 al 1952).

I tipi psicologici

Un altro concetto fondamentale, il tipo, viene introdotto da Jung nel libro Tipi psicologici. Oggetto dell'opera è una classificazione degli individui secondo "tipologie psicologiche", che prendono le mosse dal carattere del loro adattamento. Essi si articolano attorno alla basilare polarità "Introverso/Estroverso", ed alla conseguente distinzione di due individui tipici fondamentali. Individuati dall'opposto orientamento generale della loro libido primaria (intro-versa o estro-versa) riprendono, in individui diversi, il ritmo sistole/diastole tematizzato da Goethe.

Per spiegare le rilevanti differenze individuali all'interno dei gruppi, Jung incrocia l'iniziale modello bipolare con una ulteriore quadripartizione in "funzioni" psichiche: pensiero, sentimento, sensazione ed intuizione.

L'appartenenza ad uno dei quattro sottogruppi è determinata dalla funzione privilegiata nel corso dell'adattamento, funzione a cui l'individuo, a partire dall'infanzia, affida le sue principali speranze di riuscita. La combinazione tra i due "assi" (quello Introversione/Estroversione e le quattro funzioni) dà luogo ad otto tipi psicologici individuali. Non preme a Jung presentare l'ennesima classificazione delle personalità, ma relativizzarne l'esperienza fenomenologica. È l'orientamento della coscienza dunque, il suo intenzionarsi, che viene classificato, non un banale coacervo di caratteristiche individuali.

Questa teoria assume rilievo nel processo di individuazione, nel quale è necessario che l'Io sia consapevole dell'atteggiamento psicologico che si è reso dominante o esclusivo. Solo superando la propria unilaterale adesione ad un modo di rappresentare la realtà e aprendosi agli altri modi, l'individuo può affermare la sua autonomia da modelli collettivi accettati inconsapevolmente (che siano gli archetipi dell'inconscio collettivo o le "modalità di funzionamento" della facoltà di rappresentare, considerata nella sua formalità).

La "scelta" del tipo psicologico a cui l'individuo appartiene corrisponde, infatti, più ad esigenze collettive che individuali. Mostrare il valore delle opzioni trascurate dallo sviluppo è il compito dell'individuazione, allo studio e alla pratica della quale d'ora in poi la psicologia analitica si consacrerà. Diventa così possibile il confronto con le funzioni arrestatesi ad uno stadio arcaico dello sviluppo, integrandole in un'individualità dinamicamente matura.

Il carisma di psicoterapeuta

Benché tra gli studi, i viaggi e il servizio militare periodico Jung non avesse molto tempo per la pratica analitica, si consultarono e curarono da lui molte persone, tra cui Herbert Oczeret (1884-1948), Aline Valangin (1889-1986), Sabina Spielrein, Hermann Hesse, Ermanno Wolf-Ferrari, Beatrice Moses Hinkle (1874-1953), M. K. Bradby (poi divulgatrice del suo pensiero), Montague David ed Edith Eder, Eugen ed Erika Schlegel, Constance Long, Mary Bell, Helen Shaw, Adela Wharton, Mary Esther Harding (1888-1971), Kristine Mann (1873-1945) e Helton Godwin Baynes detto "Peter" (1882-1943). Mentre aumentava il suo carisma, qualcuno era critico e non sopportava quel che ai propri occhi sembrava un vuoto culto della personalità.

Comunque, Jung aveva ormai quasi 50 anni e riuscì, come aveva in mente da tempo, a costruire una casa (detta "Turm", torre) nel villaggio di Bollingen, affacciata sul lago. Lo aiutò nei disegni il giovane architetto Walther Niehus, fratello di Kurt, che aveva sposato la figlia Agathe e che a sua volta sposerà la figlia Marianne. Durante la lenta costruzione, Jung organizzò nel 1925 una spedizione in Africa, con George Beckwith (1896-1931), Peter Baynes (marito di Hilda, già paziente di Jung e poi di Baynes, quindi suicida) e Ruth Bailey, una nobildonna inglese incontrata durante il viaggio in nave e che vivrà con Jung dalla morte della moglie Emma (1955, come fu lei a chiederle) in poi (ossia fino al 1961, anno di morte di Jung stesso).

La spedizione "Bugishu", verso il Kenya e l'Uganda attraverso il Monte Elgon, filmata da Baynes con una cinepresa, portò Jung a contatto con riti e miti delle popolazioni indigene, ma soprattutto con il proprio inconscio.

Archetipi

Platone (Raffaello, La scuola di Atene, particolare)

La psiche si compone della parte inconscia, individuale e collettiva, e della parte conscia. La dinamica tra le due parti è considerata da Jung come ciò che permette all'individuo di affrontare un lungo percorso per realizzare la propria personalità in un processo che egli denomina "individuazione". In questo percorso l'individuo incontra e si scontra con delle organizzazioni archetipe (inconsce) della propria personalità: solo affrontandole egli potrà dilatare maggiormente la propria coscienza. Esse sono "la Persona", "l'Ombra", "l'Animus o l'Anima" e "il sé". L'archetipo è una sorta di "DNA psichico": il concetto deve molto a Platone e alle sue "idee".

La Persona (dalla parola latina che indica la maschera teatrale) può essere considerata come l'aspetto pubblico che ogni persona mostra di sé, come un individuo appare nella società, nel rispetto di regole e convenzioni. Rispecchia ciò che ognuno di noi vuol rendere noto agli altri, ma non coincide necessariamente con ciò che realmente si è.

L'Ombra rappresenta la parte della psiche più sgradevole e negativa, coincide con gli impulsi istintuali che l'individuo tende a reprimere. Impersona tutto ciò che l'individuo rifiuta di riconoscere e che nello stesso tempo influisce sul suo comportamento esprimendosi con tratti sgradevoli del carattere o con tendenze incompatibili con la parte conscia del soggetto. È, in un certo senso, l'evoluzione junghiana dell'Es freudiano.

Animus e Anima rappresentano rispettivamente l'immagine maschile presente nella donna e l'immagine femminile presente nell'uomo. Si manifesta in sogni e fantasie ed è proiettata sulle persone del sesso opposto, più frequentemente nell'innamoramento. L'immagine dell'anima o dell'animus ha una funzione compensatoria con la Persona, è la sua parte inconscia e offre possibilità creative nel percorso di individuazione.

Il è il punto culminante del percorso di realizzazione della propria personalità, nel quale si portano ad un'unificazione tutti gli aspetti consci ed inconsci del soggetto.

La Venere di Willendorf, un'immagine della "Grande Madre".

Altri archetipi rappresentano immagini universali, che esprimono contemporaneamente positività o negatività: la Grande Madre, il Vecchio Saggio, l'Apollo, numerose figure della religione ecc.

La "querelle" su Jung e il nazismo

Nel 1930 Jung fu nominato presidente onorario dell'Associazione tedesca di psicoterapia. L'Associazione, cui aderivano molti psicoterapeuti ebrei, fu sciolta dal nazismo. Ne fu creata un'altra, a carattere internazionale, con Jung presidente.

Nel 1934 Jung fu criticato per la sua adesione ad un'organizzazione di origine nazista, oltre che per la sua funzione di redattore capo della rivista Zentralblatt fur Psychotherapie, un periodico di matrice nazista. Jung e i suoi difensori, in questa querelle sulla presunta adesione di Jung al nazismo, replicarono sostenendo che la sua presenza in questi organismi avrebbe permesso di salvaguardare l'attività degli psicoterapeuti tedeschi ebrei.

In questa stessa epoca Hitler prendeva il potere in Germania e, sfortunatamente per Jung, il caso volle che il redattore tedesco della rivista, il cui nome compariva accostato a quello di Jung, risultava essere il professor Göring, cugino del più famoso Hermann Göring, delfino di Adolf Hitler.

In questo periodo di presidenza Jung scrisse l'articolo "Wotan", apparso sulla Neue Schwezer Rundschau, che in seguito diverrà il primo capitolo dell'opera Aspetti del dramma contemporaneo.

I sostenitori di Jung in questa querelle affermano che Jung accettò questo incarico non a cuor leggero, ma nella speranza di salvare il salvabile, tant'è che quando si accorse di non poter fare nulla, nel 1939 rassegnò le dimissioni dalla carica di presidente della "Società medica internazionale di psicoterapia" e da redattore della rivista. In questo periodo le autorità hitleriane avevano già preso misure contro Jung: gli era stato negato l'accesso in territorio tedesco, le sue opere vennero bruciate o mandate al macero nei paesi d'Europa nei quali era possibile ed il suo nome figurò nella famigerata lista "Otto", vicino a quella di Freud e di molti altri (come testimoniato da alcuni conoscenti, Jung temeva di essere "liquidato" dalle SS in caso di invasione della Svizzera durante la seconda guerra mondiale, proprio per via delle sue note posizioni critiche antinaziste).

Anche dopo la guerra la relazione tra Jung e i nazismo causò polemiche e dibattiti. Nella sua autobiografia ("Ricordi, Sogni, Riflessioni") e nella raccolta di testimonianze sulla sua vita Jung parla, appaiono numerosi spunti critici rispetto al fenomeno nazista, che in alcuni suoi scritti e passaggi Jung analizzò, con preoccupazione, da un punto di vista psicologico-analitico collettivo.

Jung, comunque, consapevole com'era delle falsità di tale accuse, non diede mai troppo peso alla questione. Ma per avere un quadro più ampio è utile riferirsi allo stralcio di un'intervista del 1949:

« Chiunque abbia letto uno qualsiasi dei miei libri non può avere dubbi sul fatto che io non sono mai stato filonazista e tanto meno antisemita; non c'è citazione, traduzione o manipolazione tendenziosa di ciò che ho scritto che possa modificare la sostanza del mio punto di vista, che è lì stampato, per chiunque voglia conoscerlo. Quasi tutti questi brani sono stati in qualche misura manomessi, per malizia o per ignoranza. Prendiamo la falsificazione più importante, quella sul Saturday dell'11 giugno: "L'ebreo, che è una specie di nomade, non ha mai creato una forma propria di civiltà, e probabilmente non lo farà mai. L'inconscio ariano dispone di un potenziale più elevato di quello ebraico". Guarda caso, se lette nel loro contesto queste frasi acquistano un significato esattamente contrario a quello attribuito a esse da questi "ricercatori". Sono state prese da un articolo intitolato "Situazione attuale della psicoterapia".

Perché si possa giudicare il senso di queste frasi controverse, le leggerò per intero il paragrafo in cui ricorrono: "In virtù della loro civiltà, più del doppio antica della nostra, essi presentano una consapevolezza molto maggiore rispetto alle debolezze umane e ai lati dell'Ombra, e perciò sono sotto questo aspetto molto meno vulnerabili. Grazie all'esperienza ereditata dalla loro antichissima civiltà essi sono capaci di vivere, con piena coscienza, in benevola, amichevole e tollerante prossimità dei loro difetti, mentre noi siamo ancora troppo giovani per non nutrire qualche "illusione" su noi stessi… L'ebreo, quale appartenente a una razza che dispone di una civiltà di circa tremila anni, possiede, come il cinese colto, un più ampio spettro di consapevolezza psichica rispetto a noi. L'ebreo, che è una specie di nomade, non ha mai creato una forma propria di civiltà, e probabilmente non lo farà mai, poiché tutti gli istinti e i suoi talenti presuppongono, per potersi sviluppare, un popolo che li ospiti, dotato di un grado più o meno elevato di civiltà. La razza ebraica nel suo insieme possiede perciò – per l'esperienza che me ne sono fatta – un inconscio che si può paragonare solo con alcune riserve a quello ariano. Eccezion fatta per alcuni individui creativi, possiamo dire che l'ebreo medio è già molto più consapevole e raffinato per covare ancora in sé le tensioni di un futuro non nato. L'inconscio ariano dispone di un potenziale più elevato di quello ebraico, il che costituisce al tempo stesso il vantaggio e lo svantaggio di una giovane età che non si è ancora completamente distaccata dall'elemento barbaro[5] »

La torre

La torre di Bollingen

Risale al 1923 la costruzione della famosa e in parte misteriosa Torre di Jung. Quell'anno si avvicinava ai cinquant'anni e non trovava più soddisfacente testimoniare con la sola scrittura l'avventura della psicoanalisi e del processo individuativo che in lui si realizzava, voleva cercare un altro modo di simbolizzarlo, un modo che gli desse un'impressione più concreta della scrittura. Così dopo la morte di sua madre Jung comprò un terreno a Bollingen, al di là del lago di Zurigo. Qui realizzò il progetto di un'abitazione dove trascorreva le vacanze ed i fine settimana. Complessivamente risiedeva a Bollingen ben sei mesi l'anno. All'inizio era solo un edificio circolare a forma di torre, successivamente aggiunse tre sezioni, ampliando così la casa. L'espandersi della torre andò sempre parallelo con la sua crescita psichica nella totalità della sua vicenda. L'edificio originale era basso e nascosto fra le due torri, ma all'età di ottant'anni, dopo la morte della moglie nel 1955, si sentì di aggiungere un altro piano. Allora la casa di Bollingen, priva di elettricità e di acqua e silenziosa diventò il ritiro spirituale di Jung.

Essa darà il nome alla fondazione che curerà la pubblicazione dell'opera junghiana in America.

L'edificio è visibile ancor'oggi, anche se l'accesso avviene mediante il passaggio in una proprietà privata. Nell'ala dell'edificio affacciato sul lago, protetta dalle mura in sasso che circondano il nucleo centrale della torre, si può ancora vedere la pietra scolpita da Jung. Un'immagine della pietra è visibile nella biografia Ricordi, sogni e riflessioni.

La fama

Ritratto di Jung in età matura

Verso la metà degli anni venti colleghi e pazienti smisero si rivolgersi a lui con "Dottore" e venne chiamato "Professore". Nello stesso tempo i suoi viaggi e l'arrivo anche di curiosi dall'estero, portavano la sua fama a estendersi a livello internazionale. Nel 1928 per esempio, dall'Inghilterra giunse Barbara Hannah (1891-1986), nel 1930 dall'Austria Wolfgang Ernst Pauli (1900-1958), dalla Germania Carl Alfred Meier (1905-1995), dall'Ungheria Jolande Jacobi (1890-1973), dagli Stati Uniti Catherine "Katy" Rush Cabot (che con il longevo Joseph Lewis Henderson (1903-2007) sono tra i pochissimi ad aver trascritto parole ed eventi di ogni loro seduta con Jung). Si formò attorno a lui un gruppo di amici, dalla giovane Marie-Louise von Franz (1915-1999), al sinologo Richard Wilhelm (1873-1930, che lo introdusse all'uso del Libro dei Mutamenti e lo affascinò con la sua traduzione del classico taoista Il segreto del fiore d'oro), dall'indologo Heinrich Zimmer (1890-1943) al conte Hermann Graf Keyserling (che aveva per amante Victoria Ocampo, poi ritornata in Argentina, e introdusse Jung a diversi aristocratici, quali Maria Alice di Sassonia o Victor e Margaret Lüttichau), da Christiana Morgan (nata Drummond Councilman, 1897-1967) al suo amante Henry Murray (1893-1988), poi entrambi analisti di primo piano di Harvard.

Si rivolsero a lui scrittori come Hugh Walpole (del quale ammirava The Prelude to Adventure), H. G. Wells (che lo trasformò in un personaggio del suo The World of William Clissold), F.S. Fitzgerald (per la moglie Zelda) e studiosi come Carola Welcker (moglie di Sigfried Giedion) che gli rimproverò di non aver capito l'arte contemporanea[6] e persino, dopo la guerra, agenti segreti come Allen Welsh Dulles o Mary Rüfenacht Bancroft (1903-1997). Nel 1939 morì Freud e l'ex allievo lo ricordò con un Necrologio.

Un viaggio nell'aldilà: Jung e il paranormale

La parte di Jung che oggi appare più invecchiata riguarda i suoi interessi sul paranormale, un tipo di ricerca sviluppato già in gioventù, analizzando i fenomeni della sua cugina medium. Egli stesso condusse analisi ed esperimenti parapsicologici. Era convinto di essere un sensitivo. Nel corso della sua vita ebbe diverse premonizioni e una sorta di visione nel 1913 che annunciava la rovina dell'Europa (la prima guerra mondiale). Sosteneva che i fenomeni paranormali fossero segnali dell'inconscio collettivo, come i sogni sono spie dell'inconscio individuale. Cominciò un lavoro analitico su sé stesso, a base di tutta la sua opera, annotando sogni, fantasie e disegnandole anche, in quello che sarebbe diventato il Libro Rosso: non lo pubblicò mai; gli eredi autorizzarono la visione dell'opera solo nel 2001 e la pubblicazione del saggio, di intonazione profetica e ispirato allo stile di Nietzsche, solo nel 2008. Le illustrazioni riprendono la tecnica visionaria di William Blake.

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Pagine del Libro Rosso con illustrazioni di Jung

Nel 1920 disse di avere assistito alle manifestazioni di un fantasma e di averlo visto mentre dormiva (una sorta di illusione ipnagogica). Jung tendeva a spiegare i fenomeni, più che come manifestazioni di spiritismo, come manifestazioni di inconsci turbati e particolarmente sensibili; tuttavia ammise che certi fenomeni erano, a suo parere, inspiegabili, avvicinandosi a una posizione possibilista[7]. Cercò sempre di conservare una posizione scientifica. Studiò anche la credenza nella reincarnazione, che interpretava originata dai ricordi dell'inconscio collettivo. Tra le sue altre esperienze, percezioni insolite, allucinazioni senza patologia psicotica, interpretate come segnali dell'inconscio personale e collettivo: tra di esse una forte connessione agli eventi passati, come durante la visita nel 1913 al mausoleo di Galla Placidia a Ravenna. Jung tornò con un'amica a Ravenna dieci anni dopo. Nel battistero Neoniano entrambi videro un mosaico, raffigurante Cristo che salva san Pietro dalle acque del lago di Tiberiade, che Jung interpretava come un simbolo inconscio di rinascita psicologica. In realtà tale mosaico non esisteva, se non nelle intenzioni originali dei costruttori, ed era quindi frutto dell'immaginazione di Jung e della sua accompagnatrice.[8]

Nel 1944 pubblicò Psicologia e alchimia, ma in quello stesso anno ebbe un incidente, una frattura e un successivo infarto, che gli causò una perdita di coscienza. In coma visse un'esperienza di pre-morte (un'esperienza extra-corporea e una visione di un luogo luminoso) che descriverà nel suo testo autobiografico Ricordi, sogni e riflessioni:

« Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente...Prima o poi, i morti diventeranno un tutt'uno con noi; ma , nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d'essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell'eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo. »

Fanno parte di questi interessi sul paranormale gli scritti che Jung pubblicò nel 1952 sulla sincronicità: secondo questa spiegazione alcuni fenomeni avvengono in modo sincrono senza che vi siano correlazioni di causa-effetto, poiché hanno un'origine comune, un fine comune e una comunanza evidente di significato, e sono parte di uno stesso meccanismo del destino.

Collaborazioni

La collaborazione con Pauli

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Sincronicità § Fisica e psicoanalisi.

Interventi sugli allievi

Intervenne anche con scritti in omaggio di suoi allievi, come Toni Wolff, Linda Fierz-David (1891-1955), Jolande Jacobi, Frances G. Wickes, H. G. Baynes, Gerhard Adler, Hedwig von Roques, Marie-Louise von Franz e Erich Neumann. Allievi più distanti furono Hans Schär, William Purcell Witcutt, Victor White, Gerhard Frei, Hans Trüb, Philip Wylie, Ira Progoff, Gustav Bally (1893-1966), Hans Bänziger. Altri letterati e studiosi che a lui si riferirono sono John Boynton Priestley, Philip Toynbee, Károly Kerényi.

Mandala nel cielo: Jung e il "fenomeno UFO"

Mandala buddhista tibetano

Jung scrisse quattro saggi sui Mandala, i disegni rituali buddisti e induisti, dopo averli studiati per oltre venti anni. Secondo Jung, durante i periodi di tensione psichica, figure mandaliche possono apparire spontaneamente nei sogni per portare o indicare la possibilità di un ordine interiore. Il simbolo del mandala, quindi, non è solo un'affascinante forma espressiva ma, agendo a ritroso, esercita anche un'azione sull'autore del disegno perché in questo simbolo si nasconde un effetto magico molto antico: l'immagine ha lo scopo di tracciare un magico solco intorno al centro, un recinto sacro della personalità più intima, un cerchio protettivo che evita la "dispersione" e tiene lontane le preoccupazioni provocate dall'esterno. Ma c'è di più: oltre ad operare al fine di restaurare un ordinamento precedentemente in vigore, un mandala persegue anche la finalità creativa di dare espressione e forma a qualcosa che tuttora non esiste, a qualcosa di nuovo e di unico. Come afferma Marie-Louise Von Franz (allieva di Jung), il secondo aspetto è ancora più importante del primo, ma non lo contraddice poiché, nella maggior parte dei casi, ciò che vale a restaurare il vecchio ordine, comporta simultaneamente qualche nuovo elemento creativo.

Presunto UFO nel New Jersey (1952)

Collegandosi a ciò, Jung, a partire dagli anni quaranta, si occupò anche di un fenomeno nuovo, che s'intensificava sempre di più, soprattutto dalla fine della seconda guerra mondiale. Si trattava degli "oggetti volanti non identificati" UFO. Jung, che leggeva tutto ciò che veniva pubblicato in merito, nei suoi scritti si occupò più volte del tema e tre anni prima di morire, nel 1958, pubblicò un saggio dal titolo Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo, che può esser visto come una puntuale interpretazione psicologica del fenomeno, ma anche come una ricapitolazione essenziale delle sue principali idee sulla psiche, e insieme come un messaggio - uno degli ultimi - in cui trovano posto le speranze e i timori che egli nutriva sul futuro dell'umanità.

Per Jung la coscienza del nostro tempo è lacerata, frammentata da un contrasto politico, sociale, filosofico e religioso di eccezionali dimensioni. L'Io si è troppo allontanato dalle sue radici inconsce; le "meraviglie" della scienza e della tecnica sembrano volgersi in forze distruttive. I dischi volanti rappresentano visioni, oggettivazioni fantastiche di un inconscio troppo duramente represso. Tra le varie ipotesi è dunque "un archetipo a provocare una determinata visione".

Jung considera con distacco ed ironia l'esistenza degli UFO come fenomeno fisico, sebbene nell'ultima parte del suo saggio egli sembri disposto a dare un certo credito alla loro esistenza, per introdurre cautamente l'ipotesi che esista una sincronicità tra inconscio e fenomeno reale.[9]

Una vita per la psicoanalisi

Nel 1953 morì Toni Wolff. Al funerale si recò solo Emma, perché Carl Gustav non se la sentì. Non si evitò quello della moglie, due anni dopo. Morì lui stesso il 6 giugno 1961, dopo una breve malattia, nella sua casa sul lago.

Precursori ed epigoni

Johann Wolfgang von Goethe

Fra i precursori di Jung figurano soprattutto Platone, il neoplatonico Plotino, Johann Wolfgang von Goethe (che Jung sentiva legato a sé, al punto che da ragazzo diceva ai compagni di scuola di esserne la reincarnazione[10]), Johann Heinrich Jung-Stilling, Carl Gustav Carus, Emanuel Swedenborg, Johann Jakob Bachofen, Herbert Silberer o Pierre Janet. Importanti furono anche le letture giovanili di Immanuel Kant, Friedrich Nietzsche (soprattutto Così parlò Zarathustra), Friedrich Schelling, Cesare Lombroso, Arthur Schopenhauer e Jacob Burckhardt, e ovviamente la collaborazione con Sigmund Freud.

Da ragazzo aveva letto anche letteratura di autori quali Friedrich Gerstäcker e Friedrich Theodor Vischer.

Spesso si dimentica il fatto che avesse finito precocemente il liceo e fatto studi di medicina e che nella famiglia materna vi erano diversi appassionati di spiritualismo e occultismo. Alcuni, richiamando i suoi studi esoterici sull'alchimia e il simbolismo parlano di influenze antiche e sapienziali, anche dall'oriente (il libro I Ching).

Diverse testimonianze raccontano di come conoscesse bene il latino e amasse leggere le opere classiche e medioevali[11]

Qualcuno ha fatto un paragone con il trascendentalismo di Ralph Waldo Emerson, specialmente con l'idea di Over-Soul (dalla prima serie di Essays), e con la conferenza Demonology (1839, della serie Human Life), ma non si sa se Jung l'avesse letto[12].

Una gran parte degli epigoni italiani di Jung, psichiatri e psicologi, hanno fondato l'Associazione Italiana di Psicologia Analitica (A.I.P.A.). Fausto Rossano ne fu esponente di spicco, specie per la sede di Napoli.

Altri studi di Jung

L'alchimia e l'astrologia

« L'alchimia è, come il folclore, un grandioso affresco proiettivo di processi di pensiero inconsci. A causa di questa fenomenologia mi sono sottoposto allo sforzo di leggere da cima a fondo l'intera letteratura classica dell'alchimia[2] »
Allegoria dell'alchimia

Gli ultimi lavori e scritti di Jung si concentrarono sull'alchimia. L'ultimo libro s'intitola infatti Mysterium Coniunctionis, che tratta dell'archetipo "Mysterium Coniunctionis", conosciuto come il matrimonio sacro o alchemico tra il Sole e la Luna. Jung ha riesaminato la teoria ed il simbolismo alchemico ed ha iniziato a mettere in luce il significato del lavoro alchemico come ricerca spirituale.[13]

L'esposizione junghiana della teoria dei rapporti intercorrenti tra alchimia ed inconscio si trova in varie sue opere che abbracciano un arco di tempo che va dai primi anni 1940 a praticamente fino alla sua morte avvenuta nel 1961:

  • Psicologia e alchimia (1944)
  • Psicologia del transfert (1946)[14]
  • Saggi sull'alchimia (1948)
  • Mysterium Coniunctionis (1956).

La tesi dello psicanalista svizzero consiste nell'identificazione delle analogie esistenti tra i processi alchemici e quelli legati alla sfera dell'immaginazione ed in particolare a quella onirica. Secondo Jung, le fasi attraverso le quali avverrebbe l'opus alchemicum avrebbero una corrispondenza nel processo di individuazione, inteso come consapevolezza della propria individualità e scoperta dell'essere interiore. Mentre l'alchimia non sarebbe altro che la proiezione (psicologia) nel mondo materiale degli archetipi dell'inconscio collettivo, il procedimento per ottenere la pietra filosofale rappresenterebbe l'itinerario psichico che conduce alla coscienza di sé ed alla liberazione dell'io dai conflitti interiori.[15]

Jung studiò anche approfonditamente l'astrologia e la legò alle sue teorie sui tipi psicologici.

Sull'esistenza di Dio come archetipo universale

Jung fu sempre di religione cristiana protestante, tuttavia nutrì interesse per molte culture religiose. La sua visione è di tipo gnostico e panteistico, con evidenti influssi neoplatonici. Così su Dio:

« Tutto ciò che ho appreso nella vita, mi ha portato passo dopo passo alla convinzione incrollabile dell'esistenza di Dio. Io credo soltanto in ciò che so per esperienza. Questo mette fuori campo la fede. Dunque io non credo all'esistenza di Dio per fede: io so che Dio esiste.[16] »

Nel Libro rosso, pubblicato nel 2009, Jung illustra il proprio concetto di Dio: negli anni della sperimentazione su sé stesso aveva maturato un Dio personale, riflesso di contenuti inconsci:

« Devo liberare da Dio il mio Sé, poiché il Dio che ho conosciuto è più che amore, è anche odio; è più che bellezza, è anche ripugnanza; è più che sapienza, è anche assurdità; più che forza, è anche impotenza; più che onnipresenza, è anche la mia creatura.[17] »

Jung ha sempre avuto rispetto della religiosità dei suoi pazienti: l'aspetto terapeutico per lui risultava più importante della fede professata. Riguardo a questa, però, rimane da chiarire per i teologi cristiani una questione basilare: se nella sua teoria si dia una distinzione reale tra l'uomo e Dio, o se quest'ultimo non si riduca a una produzione della psiche, anche a motivo di una nozione - l'archetipo - affascinante, ma anche vaga ed ambigua. Resta anche, secondo questi teologi, da chiarire l'ammissibilità di una rivelazione storica, irriducibile al soggetto e all'analisi psicologica: Jung non sembra accettare la storicità della risurrezione di Cristo e la nozione di peccato sembra essere ricondotta più che altro a concetti quali disordine, deviazione o disagio psichico.[18]

Jung nella cultura

Hermann Hesse, paziente di un allievo di Jung

Influenza del pensiero di Jung in letteratura

Influenza di Jung sull'arte

Jung influenzò il cinema. Influenzò tramite l'allievo Ernst Bernhard larga parte dei film di Federico Fellini e influenzò anche le prime opere di Jackson Pollock, che conobbe le teorie di Jung grazie al dott. Henderson, suo seguace, che lo ebbe a lungo in cura. L'artista Maria Lai fu profondamente influenzata dal suo percorso, di Jung se ne trova tratta soprattutto nella fase dei libri cuciti degli anni ottanta.

Filmografia su Jung

Film che trattano della figura di Jung:

Junghiani e junghismo

Opere

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Opere di Carl Gustav Jung.
  • I fenomeni occulti. 1902 o Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti (Zur Psychologie und Pathologie sogenannter okkulter Phänomene, 1902), trad. di Guido Bistolfi, Torino: Boringhieri, 1974; trad. di Silvano Daniele, Torino: Boringhieri, 1980 ISBN 88-339-0242-0; trad. di Celso Balducci, Roma: Newton Compton 1991 ISBN 88-7983-612-9; a cura di Roberto Bordiga, introduzione di Federico De Luca Comandini, Milano: Mondadori, 1992 ISBN 88-04-36129-8
  • La teoria freudiana dell'isteria (Die Freudsche Hysterietheorie, 1908)
  • L'analisi dei sogni (1909), trad. di Lucia Personeni e Silvano Daniele, Torino: Boringhieri, 1978 ISBN 978-88-339-0233-3
  • A proposito di una critica della psicoanalisi (1910)
  • Psicoanalisi (1912)
  • Saggio di esposizione della teoria psicoanalitica (Versuch einer Darstellung der psychoanalytischen theorie, 1913), trad. di Celso Balducci, introduzione di Flavio Manieri, Roma: Newton Compton, 1970
  • Aspetti generali della psicoanalisi (1913)
  • La libido: simboli e trasformazioni (Wandlungen und Symbole der Libido, 1912), trad. di Renato Raho, Torino: Boringhieri, 1965; trad. di Girolamo Mancuso, introduzione di Ignazio Majore, Newton Compton 1975 ISBN 88-7983-247-6
  • L'inconscio (1914-17), Milano: Mondadori ISBN 88-04-39192-8
  • Sulla psicoanalisi (1916)
  • Dizionario di psicologia clinica. 1921 (1921), trad. di Cesare Musatti e Luigi Aurigemma, Torino: Boringhieri 1977 ISBN 88-339-0231-5
  • La donna in Europa (Die Frau in Europa, 1927)
  • L'Io e l'Inconscio (Die Beziehungen zwischen dem Ich und dem Unbewussten, 1928), trad. di Arrigo Vita, Torino: Boringhieri, 1948; con introduzione di Mario Trevi (1967) ISBN 88-339-0028-2
  • Energetica psichica. 1928 (Über die Energetik der Seele, 1928), trad. di Guido Bistolfi, Torino: Boringhieri 1980; trad. di Silvano Daniele, Torino: Bollati Boringhieri 2000 ISBN 88-339-0241-2
  • Paracelso (1929)
  • Analisi dei sogni. Seminario tenuto nel 1928-30 (Traumanalyse: nach Aufzeichnung der Seminare, 1928-30), a cura di William McGuire, ed. italiana a cura di Luciano Perez, saggio introduttivo di Augusto Romano, Torino: Bollati Boringhieri, 2006 ISBN 88-339-5704-7
  • Sigmund Freud come fenomeno storico-culturale (1932)
  • La psicologia del Kundalini-Yoga. Seminario tenuto nel 1932, a cura di Sonu Shamdasani, ed. italiana a cura di Luciano Perez, Torino: Bollati Boringhieri, 2004 ISBN 9788833957401
  • Psicologia e Alchimia (Psychologie und Alchemie, 1935 Eranos Jarbuch), trad. di Roberto Bazlen, Roma: Astrolabio, 1949; trad. riveduta da Lisa Baruffi, Torino: Bollati Boringhieri, 1972 ISBN 88-339-0719-8
  • Wotan (1936)
  • Lo Yoga e l'Occidente (1936)
  • Lo «Zarathustra» di Nietzsche. Seminario tenuto nel 1934-39, Torino: Bollati Boringhieri, 2011 ISBN 978-8833921273
  • Il mondo sognante dell'India (Die träumende Welt Indiens, 1939)
  • Quel che l'India può insegnarci (Was Indien uns lehren kann, 1939)
  • Sigmund Freud: necrologio (1939)
  • Paracelso come medico (Paracelsus als Arzt, 1941)
  • Il fanciullo e la Core: due archetipi. 1940-41 (Einführung in das Wesen der Mythologie, 1940-41), Torino: Bollati Boringhieri 1981 ISBN 88-339-0246-3
  • Paracelso come fenomeno spirituale (Paracelsus als geistige Erscheinung, 1942)
  • Psicologia e educazione. 1926-46 (Psychologie und erziehung, 1942-46), trad. di Roberto Bazlen, Roma: Astrolabio, 1947; Torino: Bollati Boringhieri 1979 ISBN 88-339-0240-4
  • Psicologia del transfert (Die Psychologie der Übertragung, 1946), trad. di Silvano Daniele, Milano: Il Saggiatore, 1961; Milano: Garzanti, 1974; con introduzione di Mariella Loriga Gambino, Milano: Mondadori, 1985
  • Il problema dell'Ombra (1946)
  • I fondamenti psicologici della credenza negli spiriti (1920-48)
  • Saggio d'interpretazione psicologica del dogma della Trinità (1942-48)
  • Psicologia e poesia. 1922-50 (Psychologie und Dichtung, 1922-50), Torino: Bollati Boringhieri ISBN 88-339-0237-4
  • La sincronicità (Über Synchronizität, 1952), Torino: Bollati Boringhieri ISBN 88-339-0243-9
  • Risposta a Giobbe. 1952 (Antwort auf Hiob, 1952), Torino: Bollati Boringhieri ISBN 88-339-0679-5
  • Risposta a Martin Buber (1952)
  • Il simbolo della trasformazione nella messa o Il simbolismo della messa (Das Wandlungssymbol in der Messe, 1942-54), trad. di Elena Schanzer, Torino: Boringhieri, 1978 ISBN 88-339-0148-3
  • Gli aspetti psicologici dell'archetipo della Madre o L'archetipo della madre (1938-54), trad. di Lisa Baruffi, Torino: Boringhieri, 1981
  • Mysterium coniunctionis: ricerche sulla separazione e composizione degli opposti psichici nell'alchimia (Mysterium coniunctionis: Untersuchungen über die Trennung und Zusammensetzung der seelischen Gegensätze in der Alchemie, 1955-56), trad. di Maria Anna Massimello, Torino: Bollati Boringhieri, 1991 ISBN 88-339-0643-4
  • Presente e futuro. 1957 (Gegenwart und Zukunft, 1957), Torino: Bollati Boringhieri, 1992 ISBN 88-339-0678-7
  • La schizofrenia. 1958 (1958), Torino: Bollati Boringhieri, 1977 ISBN 88-339-0232-3
  • Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo (Ein moderner Mythus, 1958), trad. di Silvano Daniele, saggio introduttivo di Augusto Romano, Torino: Bollati Boringhieri 2004 ISBN 88-339-1547-6
  • La psiche infantile. 1909-61 (1909-61), Torino: Bollati Boringhieri 1994 ISBN 88-339-0849-6
  • Bene e male nella psicologia analitica. 1943-61 (1943-61), trad. di Luigi Aurigemma, Rossana Leporati ed Elena Schanzer, Torino: Bollati Boringhieri 1993 ISBN 88-339-0769-4
  • Coscienza, inconscio e individuazione, Torino: Bollati Boringhieri, 1985 ISBN 88-339-0033-9
  • Il problema dell'inconscio nella psicologia moderna (Seelenprobleme der Gegenwart), trad. di Arrigo Vita e Giovanni Bollea, prefazione di Giovanni Jervis, Torino: Einaudi 1964
  • L'albero filosofico (Der philosophische Baum), trad. di Lisa Baruffi e Irene Bernardini, Torino: Bollati Boringhieri, 1978 ISBN 88-339-0132-7
  • Gli archetipi dell'inconscio collettivo (1934-54), trad. di Elena Schanzer e Antonio Vitolo, Torino: Bollati Boringhieri 1977 ISBN 978-88-339-0230-2
  • Tipi psicologici (Psychologische Typen), trad. di Cesare Musatti, Roma: Astrolabio, 1948; trad. di Cesare Musatti e Luigi Aurigemma, Torino: Boringhieri, 1969 ISBN 88-339-0138-6; trad. di Mauro Cervini, introduzione di Flavio Manieri, Roma: Newton Compton 1970; trad. di Franco Bassani, introduzione di Mario Trevi, 2 volumi, Milano: Mondadori, 1993 ISBN 88-04-37095-5 e ISBN 88-04-37283-4; trad. di Stefania Bonarelli, Roma: Newton Compton 1993 ISBN 88-7983-019-8
  • La psicologia dell'inconscio (Über die Psychologie des Unbewussten), Roma: Astrolabio, 1947; trad. di Silvano Daniele, Torino: Boringhieri, 1968 ISBN 88-339-0268-4; trad. di Marco Cucchiarelli e Celso Balducci, Roma: Newton Compton 1979 ISBN 88-7983-276-X
  • Ricordi, sogni, riflessioni (Erinnerungen, Träume, Gedanken von C. G. Jung), raccolti ed editi da Aniela Jaffé, trad. di Guido Russo, Milano: Il Saggiatore, 1965; Milano: BUR, 1978 ISBN 88-17-11279-8
  • L'uomo e i suoi simboli (Der Mensch und seine Symbole, 1964, con Joseph L. Henderson, Marie-Louise von Franz, Aniela Jaffé, e Jolande Jacobi), a cura di John Freeman, trad. di Roberto Tettucci, Roma: Casini, 1967; Milano: Longanesi, 1967; Milano: Raffaello Cortina, 1983 ISBN 88-7078-023-6; Milano: Mondadori, 1984; Milano: Tea, 1991 ISBN 88-7819-243-0
  • Opere (19 volumi in 24 tomi), Torino: Bollati Boringhieri, 1981-2007
  • La saggezza orientale (antologia), Torino: Bollati Boringhieri 1983 ISBN 978-88-339-0058-2
  • Il mistero del fiore d'oro o Il segreto del fiore d'oro (Das Geheimnis der goldenen Blüte, a cura di, con Richard Wilhelm), trad. di Mario Gabrieli, Bari: Laterza, 1936; trad. di Augusto Vitale e Maria Anna Massimello, Torino: Boringhieri, 1981 ISBN 88-339-0147-5; con saggio introduttivo di Augusto Romano, ivi, 2001 ISBN 978-88-339-1307-0
  • Il Libro Rosso - Liber Novus, a cura di Sonu Shamdasani, trad. di Maria Anna Massimello, Giulio Schiavoni e Giovanni Sorge, Torino: Bollati Boringhieri, 2010 ISBN 978-88-339-2094-8

Note

  1. Jung a Eranos. Il progetto della psicologia complessa, francoangeli.it. URL consultato l'8 ottobre 2011.
  2. 2,0 2,1 Aniela Jaffé (a cura di), C.G. Jung. Immagine e parola, Roma 2003, ISBN 88-88232-87-7
  3. che citò nei Ricordi (1962, p. 139): «Come per il Faust di Goethe, si trattò di un'esperienza terribile».
  4. l'elenco delle segretarie include la sorella Trudi, brevemente la figlia Marianne, poi Marie-Jeanne Schmid e Aniela Jaffé (1903-1991)
  5. Jung parla, pag. 255-256
  6. Lei gli criticava l'articolo Psychologie und Dichtung (1930), accusando Jung di non capire Picasso o l'Ulysses di Joyce. In effetti, a parte Goethe, il cui Faust conosceva in profondità, il rapporto di Jung con la letteratura non era molto attento: i romanzi lo annoiavano e dei suoi contemporanei leggeva solo, per rilassarsi, Agatha Christie e Georges Simenon.
  7. Massimo Biondi, Misteriose presenze. Viaggio tra case infestate e luoghi maledetti, Oscar Mondadori, Milano, ottobre 2005.
  8. Carl Gustav Jung, studioso dei misteri dell'anima
  9. Augusto Romano, Un mandala nello spazio, saggio introduttivo a C.G. Jung, Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo, Bollati Boringhieri, Torino 2004
  10. Articolo
  11. per esempio Deirdre Bair, Jung, p. 663 nota 87.
  12. Claire Douglas, Introduction to Jung, Cambridge University Press, 2001
  13. Jung, C. G., Psychology and Alchemy, London: Routledge, 1964.
  14. In quest'opera Jung prende in esame il Rosarium Philosophorum alchemico esaminando i parallelismi, quadro per quadro, tra il processo di trasformazione psicoanalitico e il processo di trasformazione alchemico.
  15. Jung, C. G., & Hinkle, B. M. Psychology of the Unconscious : a study of the transformations and symbolisms of the libido, a contribution to the history of the evolution of thought. London: Kegan Paul Trench Trubner, 1912
  16. Jung parla
  17. da Libro rosso. Liber Novus, Bollati Boringhieri, 2010, pag. 339-a
  18. Cfr. Giovanni Cucchi e Andrea Monda, L'arazzo rovesciato. L'enigma del male, Cittadella, 2010.

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni

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