Filippo Lebano

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.

Biografia

Filippo Lebano

Filippo Lebano Tatau-Rè (Sessa Cilento, ...) è un massone, martinista ed ermetista italiano.


Don Filippo Lebano, Marchese di Lustra Cilentano padre di Giustiniano Lebano, fu un Massone, Martinista e componente di spicco del Sinedrio del Rito Egizio Tradizionale. Le sue vicende politiche segnarono molto la sua vita profana, senza allontanarlo dall'immenso percorso Ermetico, che lo vide parte attiva a livello apicale del Sinedrio del Rito Egizio Tradizionale[1] e molto attivo nel Circolo Ermetico della Scala di Napoli ove aderì all'Ordine Martinista Napolitano. La sua vasta cultura esoterica ed umanistica ed i suoi Nobili natali lo portò a divenire archivista e bibliotecario, del suo Fratello Massone Don Gerardo di Sangro Principe di San Severo, attivo nella Loggia "La Vigilanza" diretta a quel tempo dal Conte Fratello Pietro Colletta. Il Principe di San Severo, da Iniziato, nutriva una forte passione per la negromanzia, l'astrologia, e le evocazioni e spesso studiava gli appunti e gli scritti del suo avo don Raimondo di Sangro Principe di San Severo, custoditi nella biblioteca da suo nonno Vincenzo di Sangro, che ricoprì anche il ruolo di Gran Maestro della Massoneria Napoletana dal 1773 al 1790, oltre che quello di Gran Hyerophante Generale del Rito Egizio Tradizionale. Don Filippo Lebano, divenne a seguire anche il precettore dei Figli del Principe e dal 1829 il Principe don Giovanni, affittò ai coniugi Lebano un appartamento sito al al primo piano del suo avito Palazzo con accesso dal civico numero 6. Il Lebano, fu attivo presso la Loggia "Folgore" che si riuniva a Palazzo Siracusa alla Riviera di Chiaia, in casa del Principe don Leopoldo di Borbone. E' in tale ambiente che Don Filippo Lebano conobbe l'Avvocato Domenico Bocchini, con il quale per lunghi anni ebbe intensi scambi Iniziatici. In precedenza nel 1828, aderì anche alla Carboneria Cilentana dei Filadelfi. Partecipò ai moti per ripristinare la Costituzione carbonara napoletana del 1820. La rivolta carbonara di Bosco Cilento, fu guidata dal parroco Don de Luca e dall'avvocato De Dominicis, con al suo fianco il marchese Filippo Lebano. Ben presto la sedizione, fu domata nel sangue dal colonnello della gendarmeria Francesco Saverio Maria del Carretto, ed il 7 Luglio il borgo fu riconquistato e raso al suolo. Il venti luglio i soldati riuscirono ad arrestare a Sessa Cilento i latitanti don Filippo Lebano e la consorte dona Maria Acampora, ove si erano rifugiati, dopo essere scampati all'assedio del borgo da parte delle truppe borboniche. Dopo l'arresto l'Avvocato Lebano avvertì i suoi carcerieri che egli proveniva da illustri famiglie di Nobili stirpe Marchionale, la notizia raggiunse pertanto il Re Francesco I° di Borbone, il quale decise di rendere salve le loro vite, facendoli trasferire prima nel carcere di Salerno e poi il ventiquattro luglio in quello di Nocera. Essi furono sottoposti al carcere duro. Il 28 luglio del 1828 furono imbarcati assieme ad altri reclusi, sulla fregata da guerra "Minerva", ancorata nel porto di Salerno, e da lì sbarcati presso il molo militare San Vincenzo a Napoli e quindi nuovamente rinchiusi nelle segrete del Maschio Angioino il 30 luglio, ove furono al fine liberati il giorno a seguire, pur con obbligo di residenza nella città partenopea e con obbligo di firma giornaliera al commissariato di residenza in quanto incasellati, quali sorvegliati politici.I coniugi Lebano dimorarono presso il Palazzo del Principe Don Giovanni Capece Zurlo e dalla sua Consorte donna Carolina Carafa, della quale la Moglie del Lebano divenne dama di compagnia.

Galleria

Note

  1. Archivi Storici del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli-Edizione Riservata Napoli 1911

Voci correlate