Maria l'ebrea

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.
Maria la profetessa dal libro di Michael Maier Symbola Aurea Mensae Duodecim Nationum (1617)

Maria l'ebrea detta anche Maria la profetessa o Miriam la profetessa (... – ...) visse tra il I secolo e il III secolo.


A lei è attribuita l'invenzione di diversi strumenti chimici ed è considerata il primo alchimista non fittizio del mondo occidentale.

Fonti

Non esistono prove concrete della sua esistenza. È citata dai primi alchimisti con molto rispetto e come un fondamentale punto di riferimento. Gli alchemisti del passato pensavano fosse Miriam, sorella di Mosé e del profeta Aronne, ma le fonti a sostegno sono deboli.

La menzione più solida di Maria proviene da Zosimo di Panopoli, che scrisse nel IV secolo i libri più antichi di alchimia conosciuti. Zosimo descrive diversi dei suoi esperimenti e strumenti. Nei suoi scritti, Maria è pressoché sempre descritta come vissuta nel passato e una dei "saggi".

Giorgio Sincello presenta Maria come insegnante di Democrito, che incontrò a Menfi durante l'epoca di Pericle. Il Kitāb al-Fihrist di Ibn al-Nadim la cita come una dei cinquantadue alchimisti più famosi, conoscendo la preparazione del caput mortuum. Il filosofo romano Morieno la chiama "Maria la Profetessa" e gli Arabi la conoscevano come "Figlia di Platone", un nome che nei testi alchemici occidentali era riservato per lo zolfo bianco.

Nella seconda parte dell' Alessandreide del poeta persiano Nizami, Maria, una principessa siriana, visita la corte di Alessandro Magno, e impara da Aristotele diverse cose tra cui l'arte di creare l'oro.

Opere

Libri

Maria scrisse diversi libri di alchimia. Sebbene nessuno dei suoi lavori sia sopravvissuto nella loro forma originale, i suoi insegnamenti furono citati doviziosamente da autori ermetici successivi. Lo scritto principale che è sopravvissuto è un estratto fatto da un anonimo filosofo cristiano, chiamato Il dialogo fra Maria e Aros sul magistero di Hermes, in cui sono descritte e definite molte operazioni che saranno in seguito la base dell'alchimia, come la leukosis (sbiancamento) e xanthosis (ingiallimento). La prima si raggiunge attraverso la macinazione, la seconda attraverso la calcinazione.

Diversi aforismi ermetici dell'alchimia sono stati attribuiti a Maria Profetessa. Si dice che abbia parlato dell'unione degli opposti:

« unisci il maschile e il femminile e troverai quello che si cerca »

Il motto successivo è chiamato assioma di Maria:

« uno diviene due, due diviene tre, e dal terzo viene l'uno come quattro »

Lo psicologo Carl Gustav Jung lo adeprò come una metafora del processo di individuazione.

Invenzioni

Maria fu un'artigiana rispettata che inventò complessi strumenti di laboratorio per la distillazione e la sublimazione delle sostanze chimiche. Fu Maria a scoprire l'acido idroclorico, sebbene questo non sia accettato da tutti gli studiosi. Inoltre si attribuisce a lei l'invenzione del tribikos, kerotakis e il bagno maria.

Bibliografia

  • R. Patai, Gli alchemisti ebrei, Genova, ECIG, 1997.
  • Sara Sesti, Liliana Moro, Donne di scienza. 50 biografie dall'antichità al duemila, Pristem, 1999.
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