Mercurio (alchimia)

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Simbolo alchemico del mercurio

Il mercurio in alchimia era ritenuto, insieme allo zolfo, l'elemento primordiale con cui ogni altro metallo risultava formato, perché contenente in sé tutti i diversi aspetti e qualità della materia.[1]

Utilizzi

Mercurio liquido

Il mercurio era noto sin da tempi antichi in Cina e India; fu anche rinvenuto in tombe dell'Antico Egitto risalenti al 1500 a.C. In Cina, India e Tibet si riteneva che il mercurio prolungasse la vita, curasse le fratture e aiutasse a conservare la buona salute; la parola indù per "alchimia" è rasavātam che significa letteralmente «la via del mercurio».

Gli antichi greci e romani lo usavano negli unguenti e come cosmetico. Il simbolo chimico attuale del mercurio è Hg che deriva dalla parola hydrargyrum, latinizzazione del termine greco `Υδραργυρος (hydrargyros), parola composta dai termini corrispondenti ad "acqua" e "argento", per via del suo aspetto liquido e metallico.

Nel Medioevo le sue qualità erano attribuite all'unicorno, il cui bianco candore esprimeva la purezza e la castità mercuriale di questa creatura mitologica.[2]

Proprietà filosofiche

L'Androgino (illustrazione dall'Aurora Consurgens), simbolo del mercurio igneo, unione del «maschile-femminile»[3]

Per la sua caratteristica di assommare in sè proprietà antitetiche, essendo un metallo pesante ma anche volatile, sin da tempi remoti fu associato al dio Mercurio e al relativo pianeta, il cui simbolo riuniva insieme gli ideogrammi della Luna (Moon symbol crescent.svg), del Sole (Sun symbol.svg) e della Terra (Cross Coptos Ethiopian.JPG), cioè rispettivamente la coppa, il cerchio e la croce, a indicare una sintesi armonica dei tre archetipi fondamentali dell'astrologia:[4] la falce della luna, posta in cima, esprimeva il predominio dell'aspetto femminile, vitale e fecondo, sulle proprietà del mercurio;[5] il cerchio, simbolo del sole, rappresentava invece lo spirito maschile, ossia la capacità di conferire all'anima un'individualità e una coscienza, mentre la croce costituiva il sostrato materiale.[6]

In quanto veicolo di collegamento fra cielo e terra, il mercurio era assimilato anche all'etere filosofico, cioè la sostanza con cui si riteneva intessuta l'Anima del mondo che permeava l'intero universo.[3] Esso era perciò detto «Azoto», in cui, oltre a diverse etimologie, si può individuare un acronimo cabbalistico di 4 lettere (A-Z-Ω-Th): "A" in quanto inizio dell'alfabeto, "Z" in quanto fine, "O" come fine dell'alfabeto greco (omega), "TO" come fine dell'alfabeto ebraico; le caratteristiche di contenere in sé l'inizio e la fine di tutto erano quelle attribuite appunto al mercurio.[7]

« O gran Mercurio nostro, in te s'aduna

Argento, e oro estratto
Dalla potenza in atto,
Mercurio tutto Sol, Sol tutto Luna,
Trina sostanza in una,
Una, che in tre si spande. »

(Marc'Antonio Crasselame, alias Francesco Maria Santinelli, Lux obnubilata, canzone seconda, IV, 1666)

Attraverso i loro esperimenti gli alchimisti scoprirono che il mercurio poteva combinarsi con lo zolfo, a cui Paracelso aggiunse anche il sale.[8] In base al tipo e alle proporzioni di questi tre componenti, si pensava che in natura si verificasse una maggiore o minore solidificazione dell'etere, da cui si originavano così i quattro elementi classici: fuoco, aria, acqua, terra. Scopo dell'alchimia era disciogliere questi elementi tramite distillazione riportandoli ai loro ingredienti originari, per poi ricombinarli in una forma più pura e nobile: solve et coagula.[9] Mercurio, zolfo e sale, ovvero anima, spirito e materia, andavano cioè liberati dal loro aspetto fisico e trasfigurati in un senso spirituale. Gli esperimenti fisici su di essi fornivano la chiave analogica con cui interpretare i fenomeni psicologici dell'anima. L'analogia era infatti il principio filosofico che consentiva di desumere dal comportamento fisico di un elemento le proprietà spirituali ad esso corrispondenti.[10]

In particolare il mercurio era associato alle caratteristiche della Luna, dell'acqua, dell'argento, della passività, della resistenza, della plasticità, della vitalità indifferenziata.[11] Con l'aiuto dello zolfo, il mercurio liquido andava trasformato in mercurio igneo per realizzare le nozze alchemiche tra Luna e Sole, e ottenere così l'oro dei filosofi, capace di risanare la corruzione della materia; mentre in forma liquida esso costituiva un potente elisir di lunga vita.


Simboli del Mercurio

Note

  1. Paolo Cortesi, Alla ricerca della pietra filosofale: storia e segreti dell'alchimia, pag. 80, Newton & Compton, 2002.
  2. Johannes Fabricius, L'alchimia. L'arte regia nel simbolismo medievale, pag. 119, Mediterranee, 1997.
  3. 3,0 3,1 Richard Cavendish, La magia nera, vol. I, pag. 190, Mediterranee, 1991.
  4. Giuseppe Bezza, L'astrologia: storia e metodi, pag. 80, Teti editore, 1980.
  5. David Walsh, The esoteric origins of modern ideological thougth, pag. 49, Università della Virginia, 1978.
  6. Georges Aurach, Albert Poisson, Preziosissimo dono di Dio. Teorie e simboli dell'Alchimia, parte I, § 4, a cura di Anna Maria Partini, Mediterranee, 2013.
  7. Cfr. L'anello del mercurio.
  8. Paracelso, un rivoluzionario dell'arte sanitaria.
  9. A.M. Partini, Introduzione all'alchimia, in "Simmetria", n. 3, 2000/2001.
  10. Cfr. l'interpretazione di Carl Gustav Jung, Psicologia e alchimia, trad. it., Bollati Boringhieri, 2006.
  11. Giulio Cesare Lensi Orlandi Cardini, L'arte segreta: Cosimo e Francesco de' Medici, alchimisti, pag. 32, Convivio, 1991.

Voci correlate

Collegamenti esterni

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