Rivelazione di Gabriele

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La rivelazione di Gabriele (anche detta Hazon Gabriel o visione di Gabriele[1] o pietra di Jeselsohn[2]), è una tavoletta di pietra alta 1 metro con 87 righe di testo scritte in aramaico con dell'inchiostro, contenente una raccolta di brevi profezie scritte in prima persona, risalente alla fine del I secolo a.C.[3][4] La storia contenuta nella stele racconta di un Messia che fu ucciso dai romani e che resuscitò tre giorni dopo la sua morte. Viene descritta come "uno dei rotoli del Mar Morto ma di pietra"[5][6][7]. Ad ogni modo la stele continua ad essere oggetto di dibattito tra gli studiosi, essenzialmente per il fatto che molte parole sono scomparse in parti fondamentali del testo[8].

Origini

La provenienza della tavola è sconosciuta; venne probabilmente trovata vicino al Mar morto intorno al 2000 ed è stata associata alla Comunità stessa che ha creato i rotoli del Mar morto. È relativamente raro l'uso dell'inchiostro sulla pietra[3][7]. È attualmente in possesso del banchiere David Jeselsohn, un collezionista elvetico-israeliano, che lo ha comprato da un commerciante d'antiquariato giordano. Al momento dell'affare, egli non era a conoscenza del suo significato[4].

Interpretazione

Hillel Halkin nel suo blog in The New York Sun ha scritto che "sembrerebbe essere in molti modi un tipico testo escatologico del tardo periodo del Secondo Tempio" e ha espresso dubbi sul fatto che possa rivelare qualcosa di "clamorosamente nuovo" sulle origini del cristianesimo nel giudaismo[9].

Il ritrovamento ha causato polemiche tra gli studiosi. Israel Knohl, esperto nella lingua biblica e talmudica all'Università ebraica di Gerusalemme, esaminò la stele e lesse nella riga 80 dell'iscrizione un comando dall'angelo Gabriele "a risuscitare dai morti entro tre giorni", rivolto ad un uomo che viene chiamato "principe dei principi" nella riga successiva. Secondo Knohl il personaggio di cui si parla nella stele è Simone, un rivoluzionario giudeo che morì per essersi ribellato ai romani, ma la sua versione viene considerata errata ed improbabile dalla maggior parte degli studiosi[10].

Knohl ritiene che l'individuazione "chiama per una completa rivalutazione di tutte le precedenti scuole di pensiero sul tema del messianismo, ebraico e cristiano allo stesso modo"[11]. L'ex professore Stan Seidner sostiene che la stele riflette le credenze apocalittiche di allora, molte delle quali si trovano anche nei manoscritti del Mar morto, come scritture antecedenti e predittive del cristianesimo. Ha anche suggerito l'uso di applicazioni tecnologiche ad infrarossi, simili a quelle che aveva utilizzato sui manoscritti del Mar Morto. Sfidando la teoria dei "Due Messia" di Knohl, Seidner ha fatto notare che l'"affidamento su Knohl su ciò che egli chiama inno di glorificazione, a sostegno della relazione del Messia prima con il re Erode, fallì nella sua prova del carbonio-14. Esso precede l'ascendenza di Erode al trono di almeno 12 anni tanto quanto altri 165 anni." Seidner è d'accordo con Kohl sul significato della riga 80[12]. D'altra parte, Ben Witherington, un esperto di cristianesimo delle origini al seminario teologico di Asbury di Kentucky Wilmore, sostiene che una parola interpretata come "alzarsi" potrebbe facilmente essere intesa come "mostrarsi"[4].

Tuttavia Knohl in un articolo del New York Times afferma che la possibilità che il testo parli di Simone come messia non è importante tanto quanto il fatto che il concetto di un salvatore che sarebbe risorto tre giorni dopo la sua morte era già presente al tempo di Gesù. Fa notare che nei Vangeli Gesù profetizza varie volte il fatto che egli stesso dovrà soffrire, mentre gli studiosi del Nuovo Testamento hanno sempre pensato che le sue predizioni sono state scritte successivamente da alcuni seguaci di Gesù perché alla sua epoca, o almeno così credevano, non esisteva questo concetto della resurrezione dopo tre giorni. Knohl pone l'accento su questo punto e, come dimostra la stele stessa, questa idea esisteva già al tempo di Gesù[7].

"La sua missione", afferma Knohl, "consiste nell'essere condannato a morte dai Romani per soffrire, cosicché il suo sangue sarà il segno della redenzione che dovrà arrivare". Sempre Knohl dice che "Questo è il segno del figlio di Giuseppe. Questa è la cosciente visione di Gesù stesso. Questo dona all'Ultima Cena un significato completamente diverso. Il versare sangue non è per i peccati delle persone ma per portare la redenzione ad Israele"[7].

Note

  1. "By Three Days, Live": Messiahs, Resurrection, and Ascent to Heavon in Hazon Gabriel. Israel Knohl, Hebrew University of Jerusalem.
  2. The First Jesus?. National Geographic
  3. 3,0 3,1 Yardeni, Ada (2008). A new Dead Sea Scroll in Stone?. Biblical Archaeology Review 34 (01).
  4. 4,0 4,1 4,2 van Biema, David; Tim McGirk (2008-07-07). Was Jesus' Resurrection a Sequel?. Time Magazine
  5. Yardeni, Ada (Jan/Feb 2008). A new Dead Sea Scroll in Stone?. Biblical Archaeology Review 34 (01).
  6. James Tabor, The “Gabriel Stone” on Display, Biblical Archaeology Review.
  7. 7,0 7,1 7,2 7,3 Ethan Bronner (2008-07-05). Ancient Tablet Ignites Debate on Messiah and Resurrection. New York Times.
  8. La tavola che racconta la storia del messia risorto prima di Cristo, Corriere.it
  9. nysun.com, Blurry Vision of Gabriel
  10. La tavola che racconta la storia del messia risorto prima di Cristo, Corriere.it
  11. Israel Knohl (Aprile 19, 2007 (Iyyar 1, 5767)). In three days, you shall live. Haaretz
  12. Seidner, Stanley S. The Knohl Hypothesis and 'Hazon Gabriel, Giugno 3, 2009.

Voci correlate

Collegamenti esterni

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