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Alfabeto runico

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.
Storia dell'alfabeto

Media età del bronzo XIX secolo a.C.

Meroitico III secolo a.C.
Ogham IV secolo d.C.
Hangŭl 1443 d.C.
Sillabico canadese 1840 d.C.
Zhuyin 1913 d.C.
Testo dell'iscrizione della Grande pietra di Jelling, Jelling, Danimarca, 965. Il testo recita:
haraltr:kunukʀ:baþ:kaurua
« Harald Re fece fare »
kubl:þausi:aft:kurm faþur sin
« stele codesta per Gorm padre suo »
auk aft:þąurui:muþur:sina:sa
« e per Thyra madre sua, questo »
haraltr ias:s<ą>ʀ·uan·tanmaurk
« Harald che conquistò la Danimarca »
ala·auk·nuruiak
« intera e la Norvegia »
·auk·tani·<karþi·>kristną
« ed i danesi fece cristiani. »

L'alfabeto runico, detto "fuþark" (dove il segno þ corrisponde al suono th dell'inglese think), dalla sequenza dei primi 6 segni che lo compongono (*Fehu, *Uruz, *Þurisaz, *Ansuz, *Raido, *Kaunan), era l'alfabeto segnico usato dalle antiche popolazioni germaniche (come ad esempio Angli, Juti e Goti).

Origini

Le rune probabilmente derivano da una scrittura appartenente al gruppo delle cinque principali varietà di alfabeto italico settentrionale, derivato dall'alfabeto etrusco, e perciò detto "nordetrusco" anche se la vera origine delle rune si perde nella notte dei tempi poiché esistono parecchie tipologie di alfabeti runici. Tale alfabeto è conosciuto solo attraverso alcune iscrizioni che furono scoperte nell'area alpina e prealpina. Scritture simili furono usate per il Leponzio, il Retico e il Venetico; particolarmente simile all'alfabeto runico, e possibile esempio di passaggio tra l'etrusco e il runico, è l'alfabeto di Lugano (o di Como), particolarmente noto per la stele di Prestino. Questa iscrizione è in un dialetto celtico, sebbene presenti possibili segni di un substrato pre-indeuropeo, probabilmente ligure-leponzio; è speculativo, ma non infondato, supporre che nell'Italia settentrionale dell'età del bronzo pre celtica fossero parlate lingue agglutinanti non indeuropee, magari collegabili con le lingue tirreniche come il Lemnio e l'Etrusco, o addirittura con alcune lingue anatoliche e mesopotamiche. Altri esempi simili sono riscontrabili anche per le popolazioni Retiche, che abitavano a est-nord est di quelle dell'area compresa tra il Lago di Como e il Lago Maggiore, la loro lingua era molto differente (più vicina all'etrusco e alle lingue tirreniche) ma esistevano, evidentemente, scambi commerciali, guerre (Como fu rasa al suolo dai retici in epoca storica e ricostruita in pianura dai romani) e contatti culturali. L'esame delle iscrizioni dello scavo archeologico in corso ad Auronzo di Cadore sul monte Calvario sta cercando di spiegare la formazione dell'alfabeto runico. L'aspetto che più colpisce delle rune è il fatto che durante la fase di sviluppo autoctono abbiano totalmente rivoluzionato il sistema alfabetico e fonetico italico, applicando ad esso addirittura un altro ordine. Questo, in ambito scrittorio, è un fatto rarissimo, se non addirittura unico nel suo genere.

Etimologia

Il sostantivo norreno rún, attestato nelle iscrizioni, indica i singoli segni del fuþark ed è conservato nelle altre lingue germaniche antiche con il significato di "segreto", "mistero"; ancora, nella lingua tedesca, il verbo raunen significa "bisbigliare, sussurrare". Le rune sono una delle più importanti istituzioni culturali e linguistiche comuni alle popolazioni germaniche. Va inoltre detto che le prime iscrizioni runiche (II e III secolo d.C.) sembrano mostrare una lingua essenzialmente unitaria, quasi senza particolarità dialettali che poi saranno i tratti distintivi delle lingue germaniche, dimostrando in questo modo che in questo periodo non era ancora avvenuta la seconda rotazione consonantica (zweite Lautverschiebung).

Esecuzione

Il fuþark (si pronuncia Futhark) prende il suo nome dalle prime sei rune di questo cosiddetto alfabeto che però non venne usato solo per scrivere ma anche per usi esoterici, religiosi o per inviare dispacci segreti durante le battaglie, era inizialmente formato da 24 segni chiamati rune. Si conoscono evoluzioni successive del fuþark, diverse per numero e forma delle rune. La grafia delle singole rune, composte da linee rette, dipende dal fatto che spesso le incisioni erano effettuate su pietra, su legno od altre superfici dure a seconda del loro uso. L'inesistenza di tratti orizzontali è motivata dal fatto che nel primo periodo scrittorio i segni runici venivano incisi su legno: escludendo l'esecuzione di tratti orizzontali si evitava che i tratti coincidessero con le venature del tronco, evidentemente disposto orizzontalmente; in questo modo si evitavano possibili equivoci ed errori di lettura. I primi esempi risalgono alla fine del II secolo d.C. Il significato delle rune si può solamente intuire poiché non sono giunte documentazioni chiare che attestino cosa esse veramente stiano a significare sotto ogni punto poiché come detto prima potevano essere usate anche per altri fini non per forza inerenti alla vita di tutti i giorni. I significati delle rune vengono attribuiti dalla lettura di antichissimi scritti che trattano della mitologia nordica come l'Hávamál, o Edda poetica che è uno scritto di stralci di differenti origini, assemblati insieme per formare un lungo monologo che parla della vita di tutti i giorni, delle relazioni tra i sessi, delle rune e dei canti magici, con alcuni episodi mitologici inseriti nel discorso in qualità di esempio, antico testo di leggende e miti nordici che possiede una sua struttura archetipa collegata anche a storie vere dove simbolo e realtà si mischiano.

Prima serie runica

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Fuþark antico.

Alfabeto

Il Fuþark antico (ca. 150800) era così composto: f u th, þ a r k g w h n i j ï, ei p R s t b e m l ŋ d o

Valori fonetici e traslitterazioni

I relativi valori fonetici e le traslitterazioni sono:

  • f f,
  • u u,
  • th, þ þ (th),
  • a a,
  • r r,
  • k k,
  • g g,
  • w w,
  • h h,
  • n n,
  • i i,
  • j j,
  • ï, ei ï (æ, ei),
  • p p,
  • R z (R),
  • s s,
  • t t,
  • b b,
  • e e,
  • m m,
  • l l,
  • ŋ ŋ (ng),
  • d d,
  • o o.

Runa bianca

Non ci sono evidenze storiche dell'esistenza di una runa bianca, cioè "vuota". Questa ipotetica runa secondo alcuni dovrebbe simboleggiare nella divinazione il "Wyrd", il fato. Ovviamente questa runa non ha alcun uso nella scrittura e non ne abbiamo alcuna traccia, essendo propriamente uno spazio vuoto. L'uso all'interno della divinazione viene inteso come l'occhio di Odino, è una runa di attesa, vista come protezione dall'alto, se esce questa runa nella divinazione significa che anche se le cose sembrano non avere uno sbocco immediato sono comunque protette

Serie successive

La scrittura runica ha presentato, sin dalle sue prime manifestazioni, forme nettamente diversificate, a seconda che sia stata utilizzata in area continentale, settentrionale o insulare. In ambito insulare, la tendenza ad adattare la scrittura ai suoni della lingua ha portato ad ampliare il fuþark originario (composto da 24 segni) con altre rune (24 più 5); in Scandinavia si è verificata la tendenza opposta, con la semplificazione del fuþark a 16 segni.

Serie runica breve - vichinga

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Fuþark recente.

Oltre alla prima serie runica, che possiamo definire comune a tutte le popolazioni germaniche almeno nella fase pre-migratoria, esistono altre serie runiche, di cui una breve - di soli 16 segni - detta anche serie vichinga, che presenta la semplificazione di alcuni segni ma priva di molti dei segni corrispondenti alle vocali.

Serie runica anglosassone

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Fuþorc.

Un'altra serie è quella anglosassone, che presenta la variazione grafica del segno *Ansuz, che diventa Os (foneticamente nell'anglosassone si ha uno spostamento della "a" germanica in "o"), e l'introduzione di altri tre segni, Ac ("quercia"), Yr ("arco") e Ear ("terra"). Queste poi si ampliarono ulteriormente raggiungendo trentatré segni.

Serie runica medievale

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Fuþork.

Infine, esiste una serie runica, si suppone medievale, che si è sviluppata attorno al X secolo in area scandinava per scrivere lingue che usano alfabeti latini. Per questo perdono ogni uso nella magia e nella divinazione, e perdono anche ogni collegamento con le antiche lingue anglosassoni e scandinave.

Rune medievali
Codex Runicus, una pergamena datata 1300 contenente brani della legge scanica, interamente scritta con rune.

Odino, signore delle rune

La tradizione scandinava attribuisce a Odino il dominio delle rune, quali sorgenti magiche di ogni potere e sapienza. Il mito della "scoperta" delle rune da parte del dio viene riferito in una strofa del poema eddico Hávamál, dove si legge:

(NON)

« Veit ek, at ek hekk
vindgameiði á
nætr allar níu,
geiri undaðr
ok gefinn Óðni,
sjalfur sjalfum mér,
á þeim meiði
er manngi veit
hvers af rótum renn.

Við hleifi mik sældu
né við hornigi,
nýsta ek niðr,
nam ek upp rúnar,
æpandi nam,
fell ek aftr þaðan. »

(IT)

« Lo so io, fui appeso
al tronco sferzato dal vento
per nove intere notti,
ferito di lancia
e consegnato a Odino,
io stesso a me stesso,
su quell'albero
che nessuno sa
dove dalle radici s'innalzi.

Con pane non mi saziarono
né con corni [mi dissetarono].
Guardai in basso,
feci salire le rune,
chiamandole lo feci,
e caddi di là. »

(Edda poetica - Hávamál - Il Discorso di Hár 138-139)

Il passo è in larga parte oscuro, soprattutto perché manca in questo caso il riferimento esplicativo nell'Edda in prosa di Snorri. L'autosacrificio di Odino, qui descritto, nel quale il dio si sarebbe volontariamente impiccato ad un albero e trafitto con una lancia, rispecchia perfettamente le modalità dei sacrifici umani che venivano tributati al dio nella Scandinavia precristiana. Le vittime venivano infatti impiccate e quindi trafitte a colpi di lancia, come attestato ad esempio nella Saga di Gautrekr. L'Hávamál non specifica la natura dell'albero a cui il dio si sarebbe appeso, ma si ritiene comunemente di poterlo identificare con Yggdrasill, il frassino cosmico della mitologia norrena. Il nome significa "destriero di Yggr", dove Yggr, "terribile", è un epiteto dello stesso Odino. Il termine drasill, "destriero", è a sua volta leggibile nella letteratura scaldica come una kenning (metafora poetica) a indicare la forca alla quale venivano appesi gli impiccati.
Nel rito descritto si riconoscono anche motivi inerenti all'iniziazione sciamanica, derivati probabilmente dal mondo finnico. Si riteneva infatti che gli sciamani acquistassero i loro poteri di mediatori col mondo soprannaturale attraverso vari rituali di morte e rinascita, spesso descritti con tinte non diverse dal racconto dell'Hávamál.

Componente misterica

Aspetti delle rune

Ogni runa si compone di tre aspetti. Si tratta di una triade che deve essere considerata in modo unitario e pertanto non può essere separata, in quanto nessuna di queste tre parti può avere senso da sola: ognuna implica l'esistenza e la sussistenza delle altre due.

  • Il suono (il nome pronunciato): valore fonetico della runa è la sua caratteristica vibratoria nell'aria e nello spazio. Si suppone che nella religione nordica ciò rappresentasse la qualità creativa che risiede nella magia della vocalizzazione; probabilmente è la qualità alla quale ci si riferiva quando s'immaginava la parola di Dio, per esempio.
  • Il glifo della runa (la sua forma): rappresenta la qualità visibile e tangibile della runa. Questa è, forse, la caratteristica che si ritiene fosse più comprensibile per i non iniziati; l'ipotesi è supportata dall'idea che ciò che fosse visibile al lettore della runa ne influenzasse maggiormente la sensibilità spirituale.
  • Il contenuto simbolico: rappresenta il significato (o i significati) che sono stati attribuiti alla runa; tuttavia, si immagina che questo aspetto fosse solo un riflesso del reale significato attribuito alle rune e che dovrebbe comunque restare celato ai sensi. La ragione di una simile interpretazione è rintracciabile nell'ipotesi secondo cui le rune esistono in una realtà molto più estesa di quella tridimensionale e possono solo essere accennate nel diagramma bidimensionale.

Si suppone che i significati più oscuri delle rune possano essere concepiti soltanto da alcune persone ritenute più "sensibili" alla componente misterica delle rune.

Preveggenza e valore augurale

Secondo Tacito, nella Germania, sacerdoti, capi tribù o paterfamilias praticavano sortilegi leggendo la disposizione di pezzetti di legno, su cui erano incise le rune, sparpagliati a caso su un telo bianco.

Stele con iscrizioni runiche all'aeroporto di Arlanda, Stoccolma (Svezia)

Molto spesso le rune venivano incise su strumenti o nel legno delle navi per assicurare virtù sovrannaturali a tali oggetti (un po' come nelle tabellae defixionum greco-latine, ma con una funzione distinta) o, anche solo per indicarne il proprietario o il costruttore. Secondo alcuni linguisti si spiega così l'origine dei sostantivi della lingua inglese (book) e tedesca (Buch) che indicano il libro come materiale scrittorio: entrambi i termini, infatti, derivano dal germanico bôk-, che indica il legno di faggio (Buche, corrispondente al latino fagus) su cui le rune erano incise. Analogamente, il sostantivo tedesco Buchstabe ("lettera") significa in origine "bastoncino di legno di faggio"[1]. Secondo altri linguisti le parole Buch ("libro") e Buche ("faggio") non sono correlate[2].

Declino

L'avvento del cristianesimo nelle popolazioni germaniche portò all'introduzione di alfabeti classici, la cui funzione principale era la conservazione e la tradizione della cultura. Le rune però non scomparvero subito, cedendo la funzione letteraria all'alfabeto latino ma rimanendo un metodo di scrittura utilizzato per esigenze quotidiane, soprattutto di supporto alla memoria di tutti i giorni.

Note

  1. cfr. S. Bosco Colestos, Storia della lingua tedesca, Milano 1988, 13 s
  2. Elmar Seebold, Etymologisches Wörterbuch der deutschen Sprache, 22. Auflage, 1989, ISBN 3-11-006800-1, s.v. Buch

Bibliografia

  • Mario Polia, Le rune e gli dei del nord Il Cerchio, Rimini 2005 (4ª ed.). ISBN 88-8474-089-4
  • A.L. Prosdocimi, Sulla formazione dell'alfabeto runico. Promessa di novità documentali forse decisive. in Corona Alpium II. Miscellanea di studi in onore di Carlo Alberto Mastrelli, Firenze 2003 (2004), pp.427-440
  • A.L. Prosdocimi, Luogo, ambiente e nascita delle rune: una proposta. In: VI seminario avanzato di Filologia Germanica, letture dell'Edda. Poesia e prosa. Edizioni dell'Orso. Alessandria.
  • Umberto Carmignani e Giovanna Bellini, Runemal- Il grande libro delle rune Edizioni L'Età dell'Acquario, Torino 2009. ISBN 978-88-7136-301-1
  • A. Marinetti, A. L. Prosdocimi, Varietà alfabetiche e scuole scrittorie nel Veneto antico. Nuovi dati da Auronzo di Cadore, in Tra Protostoria e Storia, Studi in onore di Loredana Capuis, Roma 2011, pp. 305-324.

Collegamenti esterni

  Alfabeto runico
Fuþark antico:
Traslitterazione: f u þ a r k g w h n i j ï p z s t b e m l ŋ d o
Fuþorc:
Traslitterazione: f u þ o r c ȝ w h n i j ēo p x s t b e m l ŋ d œ a æ y ea
Fuþark recente:
Traslitterazione: f u þ o r k h n i a s t b m l ʀ
Vedi anche: Rune legate · Rune cifrate · Poemi runici · Pietre runiche · Runologia · Magia runica
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