Aztechi

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.

Template:Aztechi Gli Aztechi furono una delle grandi civiltà precolombiane, la più florida e viva al momento del contatto con gli ispanici. Si svilupparono nella regione mesoamericana dell'attuale Messico dal secolo XIV al XVI.

In nahuatl, il linguaggio nativo degli Aztechi, "Azteco" significa "colui che viene da Aztlàn", una regione mitica nel nord del Messico. Gli Aztechi si riferivano a loro stessi come Mexica o Tenochca: l'uso del termine "aztechi" come termine generico per designare tutte le genti accomunate da tradizioni, abitudini, religione e lingua ai Mexica è stato introdotto dal geografo tedesco Alexander von Humboldt per distinzione dagli attuali messicani.

Etimologia

L'etimologia del termine Mexica rimane incerta. Alcuni ipotizzano che sia la parola Nahuatl che indica il Sole. Altri ritengono che possa derivare dal nome del loro condottiero Mexitli. Altri ancora affermano che si tratti di un tipo di pianta che cresceva nel lago Texcoco. Leon Portilla suggerisce che stia per "ombelico della luna" dal Nahuatl metztli (luna) e xictli (ombelico).

A porre fine alla civiltà dell'impero azteco furono, nel 1521 i conquistadores spagnoli guidati da Hernán Cortés (vedi Conquista dell'impero azteco).

Le vicende del popolo azteco sono narrate - oltre che nel Codice dello storico e religioso spagnolo Diego Durán, anche nell'Historia universal de las cosas de Nueva España, testo conosciuto come Codice fiorentino e l'unico ad essere stato redatto - negli anni 1570 - in lingua spagnola e in lingua nahuatl da fra' Bernardino de Sahagún. Arricchito da illustrazioni e informazioni sulla cultura azteca, è una vera e propria enciclopedia sulla storia di un popolo. È conservato nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze.

Le origini

Collocazione geografica dell'impero Azteco

Nella consolidata mitologia azteca, la leggenda vuole che i mexicas fossero partiti da Azecti per giungere dopo una lunga peregrinazione nel lago Texcoco. Essa era circondata da vulcani e vi si stabilirono conquistando fermamente tutti gli altri popoli dell'America centrale.

Fu l'ultima tribù arrivata lì di sette nahuatlacas (di lingua nahuatl). Il loro dio aveva predetto che un giorno essi avrebbero visto un'aquila sopra un cactus con un serpente nel becco e in quel punto avrebbero fondato la loro città.

Così avvenne e, dopo molti anni, i mexicas gettarono le fondamenta della loro capitale, Tenochtitlàn, su un isolotto nel lago Texcoco. Oggi il lago è ormai prosciugato da anni, Tenochtitlàn è diventata Città del Messico ma l'aquila della profezia è rimasta al centro della bandiera messicana. Leggenda a parte, i mexica arrivarono realmente ultimi alla ricerca di un posto più accogliente dell'arido nord messicano. Poveri e non bene accetti da parte degli abitanti, riuscirono comunque a stabilirsi accettando ed assimilando la loro cultura, al punto che per loro il termine Toltecayotl divenne sinonimo di cultura.

Nel 1325 fondarono Tenochtitlàn e riuscirono a svilupparsi seppur sotto il dominio di Azcapotzalco, che servivano come mercenari. Assunsero così un'impronta militare che li portò a sopraffare Azcapotzalco e a sottomettere progressivamente diverse tribù, in un crescendo che vide la nascita del più grande impero che fosse mai esistito nel centroamerica.

La crescita degli Aztechi

Ci furono dodici sovrani di Tenochtitlán:

Inizialmente, i Mexica si offrivano come mercenari nelle guerre fra i Toltechi. Col tempo giunsero ad ottenere una gloria tale da ricevere matrimoni regali. I sovrani dei Mexica Acamapichtili, Huitzilíhuitl e Chimalpopoca erano, fra il 1372 e il 1427, vassalli di Tezozomoc, il signore dei Tepanechi.

Quando Tezozomoc, re di Azcapotzalco morì, suo figlio Maxtla assassinò Chimalpopoca; il cui zio e successore Itzcóatl dopo essersi alleato con l'ex-sovrano di Texcoco, Nezahualcoyotl, assediò Azcapotzalco, la capitale di Maxtla. Maxtla si arrese dopo 100 giorni e andò in esilio. Tenochtitlán, Texcoco, e Tlacopan formarono allora un'alleanza che dominò la Valle del Messico, e poi estese il suo potere oltre. Tenochtitlán divenne gradualmente la forza dominante nell'alleanza.

Motecuhzoma I, nipote di Itzcóatl, ereditò il trono nel 1440 ed espanse il regno. Suo figlio Axayacatl (1469) circondò il regno di Tlatelolco. Sua sorella era sposata con il Tlatoani di Tlatelolco, ma, come pretesto di guerra, dichiarò che ella era maltrattata. Egli continuò con la conquista di Matlazinca e delle città Tollocan, Ocuillan e Mallinalco. Fu sconfitto dai tarascos a Tzintzuntzan (la prima grande sconfitta che gli Aztechi dovettero subire), ma si riprese e prese il controllo della regione di Huasteca, conquistando i Mixtechi e gli Zapotechi.

Nel 1481 Tízoc, il figlio di Axayacatl, regnò per breve tempo prima di essere rimpiazzato dal fratello più giovane Ahuitzol che riorganizzò l'esercito. L'impero raggiunse il suo apice durante il suo regno. Il suo successore fu Motecuhzoma II (meglio conosciuto come Montezuma II), che era imperatore quando arrivarono gli Spagnoli nel 1519.

L'impero

Statua messicana che ricorda la leggenda della fondazione di Tenochtitlan

L'Impero Azteco non è molto simile agli imperi della storia Europea. Come molti imperi Europei, infatti, era composto da molte etnie ma era un sistema di tributi più che un vero e proprio sistema di amministrazione. Arnold Toynbee, nell'opera "Guerra e Civilizzazione", lo paragona all'Impero Assiro anche per la violenza di alcune pratiche, in particolare religiose (vedi oltre).

Il membro più importante del governo azteco è l'Imperatore. Il titolo Nahuatl per una posizione del genere, huey tlatoque, si traduce con "Grande Comandante"; i Tlatoque erano una classe superiore. L'huey tlatoque degli Aztechi era altrimenti conosciuto come il tlatoani ("Oratore") o huey tlatoani ("Grande Oratore"). Questo ufficio prese gradualmente più potere con la crescita di Tenochtitlán, e col tempo "Imperatore" divenne un'analogia giusta; come nel Impero Romano, il titolo non era ereditario.

La maggior parte dell'impero Azteco fu formato da un uomo, Tlacaelel (in Nahuatl "cuore virile"). Anche se gli fu offerta l'opportunità di essere un tlatoani, preferì stare dietro il trono. Tlacaelel era nipote del tlatoani Itzcóatl, e fratello di Chimalpopoca e Motecuhzoma I, il suo titolo era Cihuacoatl (in onore della dea, traducibile con "consigliere"), ma come riportato nel Codice Ramírez, "quello che ordinava Tlacaelel, veniva fatto al più presto". Diede al governo Azteco una nuova struttura, ordinò la distruzione della maggior parte dei libri Aztechi (la sua spiegazione fu che erano pieni di inesattezze) così poté riscrivere la loro storia. Inoltre Tlacaelel riformò la religione Azteca, ponendo il dio tribale Huitzilopochtli sullo stesso piano degli antichi dei nahuas, Tlaloc, Tezcatlipoca, e Quetzalcoatl. In questo modo Tlacalel creò una coscienza storica per gli Aztechi. Creò anche l'istituzione della guerra rituale (le guerre dei fiori) come un modo per avere combattenti addestrati, e la necessità di sacrifici umani costanti "per tenere il Sole in movimento". Alcuni scrittori credono che le classi più alte erano consapevoli di questa falsificazione, il che può spiegare le azioni che fece Montezuma quando incontrò Hernán Cortés. Ma, infine, le istituzioni contribuirono alla caduta dell'impero Azteco. Il popolo di Tlaxcala fu conquistato risparmiando delle vittime, a costo di partecipare alla guerra dei fiori. Quando Cortés venne a sapere ciò, li avvicinò ed essi diventarono suoi alleati. I Tlaxcaltechi fornirono migliaia di uomini a supportare le poche centinaia di Spagnoli. La strategia di guerra Azteca era basata sulla cattura di prigionieri da guerrieri individuali, e non sul lavoro di gruppo per uccidere nemici in battaglia. Quando gli Aztechi arrivarono a riconoscere che cosa significava la guerra in Europa, era troppo tardi (battaglia di Tenochtitlán).

Sacrifici umani

Un aspetto assai celebre e cruento della cultura azteca è la pratica del sacrificio umano, che, secondo le credenze azteche, era necessario per sfamare e placare gli dei. Questa pratica rituale veniva legittimata dal mito delle origini, dove si afferma che gli dèi, dopo l'avvento del Quinto Sole (dato che, secondo questo popolo, il mondo era stato creato cinque volte e distrutto quattro, ogni epoca era chiamata "Sole") si erano dovuti sacrificare gettandosi nel fuoco, così gli uomini erano tenuti a seguire il loro esempio per mantenere vivi il calore, la luce ed il movimento del sole.

Anche se il sacrificio umano era praticato attraverso tutto il Mesoamerica, gli Aztechi (in base ai pochi scritti sopravvissuti fino ai giorni nostri concernenti la loro storia) portarono questa pratica ad un livello senza precedenti.

Da un punto di vista razionale i sacrifici umani possono non sembrare logici, o comprensibili, ma molti studiosi sono concordi sul fatto che essi abbiano motivazioni di cemento sociale perché unirebbero il popolo in seguito al compimento di un crimine collettivo. In molti dipinti e bassorilievi sono visibili anche le pratiche di cannibalismo degli Aztechi.

Fonti degli Tlaxcaltecas, i principali nemici degli Aztechi ai tempi della conquista spagnola, dimostrano che almeno alcuni di loro consideravano un grande onore l'essere sacrificati. In una leggenda, il guerriero Tlahuicole fu liberato dagli Aztechi, ma egli tornò indietro per morire con onore nel sacrificio rituale. I Tlaxcaltecas, del resto, praticavano a loro volta il sacrificio umano sui guerrieri aztechi catturati.

Qui di seguito è riportata la descrizione di Bernal Diaz del Castillo, uno dei conquistadores che assistette, impotente, al sacrificio dei compagni durante l'assedio di Tenochtitlan. Che la cosa avvenisse, più o meno, nel modo sotto descritto è confermato dai molti rilievi e dipinti che si trovano sia nei musei che nelle piramidi.

« Vennero suonati il cupo tamburo di Huichilobos e molte altre buccine e corni e strumenti come trombe, e il frastuono era terrificante. Tutti noi guardammo in direzione della grande Piramide, da dove giungeva il suono e vedemmo che i nostri compagni, catturati quando era stato sconfitto Cortés, venivano portati a forza su per i gradini per essere sacrificati. Quando li ebbero portati sulla piccola piazza, davanti al santuario dove sono custoditi i loro maledetti idoli, vedemmo che ponevano piume sulle teste di molti di loro, e ventagli nelle loro mani; e li costrinsero a danzare davanti a Hiuchilobos, e dopo che ebbero danzato, immediatamente li stesero riversi su pietre piuttosto strette preparate per il sacrificio, e con coltelli di pietra squarciarono loro il petto ed estrassero i cuori palpitanti e li offrirono agli idoli che stavano là. Quindi a calci gettarono i corpi giù per la gradinata e i macellai indios che li attendevano là sotto tagliarono le braccia e i piedi e scuoiarono la pelle dei volti e quindi la prepararono come fosse pelle da guanti, con le barbe, e la conservarono per le loro feste. Allo stesso modo sacrificarono tutti gli altri e mangiarono le gambe e le braccia e offrirono agli idoli i cuori e il sangue. »

Prima degli Aztechi, i Toltec, tra il 950 e il 1150 d.C. sacrificavano bambini alla divinità della pioggia, Tlaloc. I prescelti erano i bambini che piangevano di più, in segno di gradimento a Tlaloc, ai quali veniva incise le vertebre.

Mitologia

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Mitologia azteca.

La creazione del mondo

Poiché gli aztechi fusero molte tradizioni con le loro, ebbero molti miti sulla creazione: secondo uno di essi ci sono state quattro grandi Ere prima del mondo attuale, ognuna di esse conclusasi con una catastrofe. La nostra Era - Nahui-Ollin, la quinta era o quinta creazione - è dovuta al sacrificio di un dio (nanahuatl, il più piccolo degli dei), che in seguito al suo gesto fu trasformato nel Sole. Le ere precedenti sono raffigurate anche nella Piedra del Sol, il calendario azteco rinvenuto a Città del Messico. Fu proprio il sacrificio di questo dio che rese gli aztechi convinti di avere la responsabilità di mantenere vivo il mondo attraverso sacrifici umani costanti.

Un altro mito descrive la Terra come la creazione di due divinità gemelle, Tezcatlipoca e Quetzalcoatl. Tezcatlipoca perse un piede nel suo atto e tutte le rappresentazioni di questo dio lo raffigurano privo di un piede e con un osso sporgente. Quetzalcoatl (è il serpente piumato)è detto anche "Tezcatlipoca bianco".

Divinità

Quetzalcoatl in forma umana

Gli Aztechi seguivano una forma di politeismo molto complicata comprendente un grande numero di divinità. Molto importante era il Dio Quetzalcoatl, leggendario re Tolteco considerato padre della civiltà e colui che aveva introdotto numerose innovazioni sociali. Secondo la leggenda Quetzalcoatl sarebbe migrato dalla Mesoamerica a bordo di una nave con la promessa di tornare a guidare i popoli della zona dopo un certo lasso di tempo. Quetzalcoatl era raffigurato con la barba che gli copriva il volto, cosa questa alquanto strana per i popoli della zona che in genere erano completamente glabri sul viso e con la pelle bianca, cosa questa che secondo molti storici avrebbe indotto Motecuhzoma II a pensare che Hernan Cortez fosse il Dio al suo ritorno in patria e a non attaccare subito i conquistadores. Secondo la Mitologia azteca Quetzalcoatl era contrario ai sacrifici umani e durante le feste in suo onore non avvenivano sacrifici umani. Spesso Quetzalcoatl veniva messo in contrapposizione con il Dio Tezcatlipoca che rappresentava il suo gemello e il suo opposto.

Il dio nazionale degli Aztechi era Huitzilopochtli, nome che significa letteralmente "colibrì del Sud", che era dio della guerra e del sole. Originariamente di poca importanza nella cultura nahuatl, con il passare del tempo divenne sempre più importante, fino a diventare la divinità principale della religione Azteca. In suo nome venivano celebrati sacrifici umani e feste soprattutto nel mese di Panquetzaliztli (dal 7 al 26 dicembre).

Società Azteca

Classi Sociali

Guerriero giaguaro

La classe sociale di rango più elevato era composta dai pilli cioè dalla nobiltà. Originariamente questo titolo non era ereditario anche se i figli dei pilli potendo accedere a migliori risorse ed educazione potevano più agevolmente diventare a loro volta pilli. Più tardi il sistema delle classi sociali divenne ereditario.

Era compito di una nobiltà burocratica la gestione della amministrazione pubblica, che doveva occuparsi delle attività giuridiche, di quelle fiscali comprendenti l'esazione delle tasse, della assegnazione dei campi, di accertare l'approvvigionamento e la suddivisione delle raccolte, dei beni prodotti dagli artigiani e di contrattazione con i popoli vicini.[1]

La seconda classe era composta dai mācehualli, di estrazione contadina. Eduardo Noguera stimò che nell'età più avanzata della civiltà azteca solo il 20% della popolazione si dedicava all'agricoltura ed alla produzione di cibo. Il resto della società era composto da guerrieri, artigiani e mercanti. Per questo molti mācehuallis si dedicavano ad arti e mestieri. La loro importanza era in crescendo e a seconda dei beni posseduti, come terre, preziosi e cacao, si stava elevando al rango di una classe vicina a quella "imprenditoriale".[1]
I loro lavori erano un importante fonte di guadagno per la città.

Anche gli schiavi o tlacotin costituivano una classe importante. Gli Aztechi potevano diventare schiavi a causa dei debiti, come punizione per dei reati come il furto e l'omicidio, o come prigionieri di guerra. Uno schiavo poteva avere possedimenti e addirittura possedere a sua volta schiavi. Gli schiavi potevano comprare la libertà e diventavano liberi nel caso in cui avessero avuto un figlio dal padrone o lo avessero sposato. Solitamente alla morte del padrone gli schiavi che avevano servito in maniera migliore il padrone erano liberati, gli altri rientravano nell'eredità.

I mercanti viaggianti, chiamati pochteca erano una piccola ma potente classe sociale, poiché non solo facilitavano il commercio, ma comunicavano anche informazioni vitali da ogni parte dell'Impero. Erano spesso assunti come spie.

A tutte le nuove famiglie veniva concesso un pezzo di terra coltivato per il mantenimento, in cambio del pagamento di una tassa equivalente ad un terzo del raccolto.

Educazione

Le fonti sono talmente abbondanti che abbiamo informazioni sull'educazione dei bambini sin dalla vita intrauterina. Sin dal momento del concepimento, nella testa del bambino, risiede il "Tonalli" (anima/destino) il quale si fortificherà con il bagno rituale. Dopo la nascita il bambino è protagonista di una serie di riti, il primo dei quali consiste, per i maschi, nel seppellire il cordone ombelicale nel campo di battaglia e per le femmine nei pressi della casa. Fino ai quattordici anni l'educazione dei bambini era nelle mani dei loro genitori, ma sotto la supervisione delle autorità. Parte di questa educazione era composta da un insieme di modi di dire chiamato huēhuetlàtolli ("detti antichi"), che includeva gli ideali Aztechi. Dal linguaggio degli huēhuetlatolli pare che essi si siano evoluti nel corso dei secoli.

A 15 anni tutti i ragazzi e le ragazze frequentavano la scuola. La classe sacerdotale era impegnata non solo nell'espletamento delle pratiche religiose, ma anche dell'educazione dei giovani nobili.[1]
I Mexica, uno dei gruppi etnici Aztechi, furono uno dei primi popoli al mondo ad avere una istruzione base per praticamente tutti i ragazzi, senza differenze di sesso, rango sociale o economico. Vi erano due tipi di scuola: la telpochcalli, per studi pratici e militari, e il calmecac, per studi avanzati in scrittura, astronomia, politica, teologia, storia, e altre discipline. Queste due istituzioni sembrano essere simili a quello di altre popoli Nahua, portando alcuni esperti a credere che queste fossero più antiche della cultura Azteca.

Gli insegnanti Aztechi (i tlatimine) proponevano un regime di educazione "spartano" con lo scopo di formare un carattere stoico negli alunni.

Le ragazze erano istruite nei mestieri domestici e nella crescita dei bambini. A loro non era insegnato a leggere o scrivere. Tutte le donne ricevevano un insegnamento religioso; abbiamo disegni raffiguranti donne che presiedono cerimonie religiose, ma non abbiamo fonti che parlino di donne sacerdotesse.

L'esercito azteco

L'esercito azteco era strutturato per catturare nemici da sacrificare e per ottenere il pagamento di tributi e non per l'eliminazione su larga scala del nemico o la conquista stabile di un territorio. Si trattava di un esercito generalmente poco organizzato, che non ha mai avuto a disposizione unità di cavalleria o di artiglieria meccanica, senza contare il fatto che non erano dotati di armi da fuoco o di lame e corazze metalliche. Le civiltà precolombiane avevano sviluppato infatti solo armi ricavate principalmente da pietre ed ossa di animali. Le unità note dell'esercito azteco:

Arti

Un serpente in turchese a due teste, che probabilmente era usato come ornamento di una cassa durante le occasioni cerimoniali. L'ornamento è costituito da legno intagliato coperto di turchese, con conchiglie bianche e rosse usate per bocca e occhi. Fu probabilmente creata dai Mixtechi per gli Aztechi di cui erano tributari tra il 1400 e il 1521.

Canzoni e poesie erano molto importanti per gli Aztechi; vi erano rappresentazioni teatrali e gare poetiche nella gran parte delle feste Azteche. Vi erano anche una sorta di rappresentazioni drammatiche che includevano attori, musicisti e acrobati.

La poesia era l'unica attività di un certo valore di cui si occupavano i guerrieri Aztechi in tempo di pace. Un buon numero di queste poesie sono sopravvissute, essendo state raccolte durante l'epoca della conquista spagnola. In alcuni casi le poesie sono attribuite a poeti, come Netzahualcoyotl, tlatoani di Texcoco, e Cuacuatzin, Signore di Tepechpan, ma se queste attribuzioni riflettano i reali autori è materia di discussione. Miguel León-Portilla, un noto studioso Messicano di storia Azteca, crede che sia nella poesia che possiamo trovare il vero pensiero degli Aztechi, indipendente dalla ideologia "ufficiale".

È importante notare che gli Spagnoli classificarono molti aspetti della cultura Azteca/Nahuatl secondo lessico e organizzazione in categorie con cui si soleva distinguerli in Europa. Nello stesso modo in cui nella seconda lettera Cortez menzionava delle "mesquitas", cioè delle "moschee", allorché tentò di tradurre in parole l'impressione datagli dall'architettura Azteca, i primi coloni e missionari divisero i principali stili della letteratura nahuatl in "poesia" e "prosa" . La "Poesia" era in xochitl in cuicatl un'espressione significante "il fiore e la musica" ed era divisa in generi diversi. Yaocuicatl era rivolto alla guerra e al dio (agli dei) della guerra, Teocuicatl agli dei e al mito della creazione, oltreché all'adorazione di questi, xochicuicatl ai fiori (un simbolo della poesia stessa e indicativo della grande metaforicità della poesia che spesso utilizzava la dualità per dare più linee di interpretazione del testo). La "Prosa" era tlahtolli, anch'esso con numerose sottocategorie.

Maschera probabilmente usata nelle cerimonie del Dio Xipe Topec conservata al Louvre(1400-1521)

La più importante collezione di questi poemi e il Romances de los señores de la Nueva España, raccolti a Tezcoco nel 1582 probabilmente da Juan Bautista de Pomar. Bautista de Pomar era il bisnipote di Netzahualcoyotl, parlava il Nahuatl ma era Cristiano e scriveva con caratteri Latini.

Il popolo Azteco inoltre amava le rappresentazioni drammatiche, una sorta di teatro. Alcune opere erano comiche, con musica e acrobati, altre raccontavano la storia degli dei. Dopo la conquista le prime chiese aprirono cappelle riservate a questo genere di rappresentazioni. Recitate in Nahuatl e scritte da indigeni convertiti, furono un importante strumento per la conversione alla Cristianità da parte delle masse, e possono essere ritrovate anche oggi sotto forma di pastorali che sono rappresentate durante il Natale per mostrare l'adorazione del bambin Gesù e di altri passaggi Biblici.

Architettura

Uno degli aspetti più sorprendenti della civiltà azteca era rappresentato dalle loro conquiste in campo architettonico. Le città erano ricche di grandi templi e palazzi - nella capitale Tenochititlan fino ad 80 edifici di grandi dimensioni, ognuno con uno scopo differente. I templi erano consacrati a specifici dei, e usati per attività quali cerimonie religiose, purificazioni e uccisioni di prigionieri. Molti templi erano dedicati ai sacrifici umani, alcuni per numeri ridotti di vittime, altri per sacrifici in massa.

I templi aztechi somigliano alle piramidi egizie solo in apparenza. Tra le differenze, ricordiamo:

  • L'orientamento - Le piramidi egizie ed i templi aztechi erano orientate lungo un asse differente, le prime lungo l'asse Nord-Sud, i secondi allineati in base ai Solstizi e agli Equinozi. [1]
  • La cronologia - Le piramidi furono costruite vari millenni prima di Cristo; i templi aztechi furono costruti fino a 300-400 anni fa.
  • La funzione- Le piramidi erano tombe per re e si assottigliavano verso la cima, con la caratteristica forma appuntita; i templi aztechi invece erano costruiti per essere risaliti: avevano larghe scale ed una sommità piatta dove avevano luogo i sacrifici e gli altri rituali.

Gli edifici aztechi mostravano una simmetria atipica e utilizzavano tutte le risorse naturali circostanti, adattandosi a diversi terreni - alcuni furono edificati sulla roccia o sopra i fiumi. Inoltre, gli Aztechi costruivano sopra strutture precedenti - ad esempio, un tempio nuovo al di sopra di uno più antico. Il palazzo più imponente nella capitale azteca era quello imperiale, non solo per dimensioni ma anche per complessità strutturale - con un gran numero di stanze - e per la ricchezza estetica, con dipinti, incisioni, pannelli dorati e scale di marmo.

Anche le case della gente comune erano abbastanza avanzate da un punto di vista architettonico. Tutti gli abitanti, sia i nobili sia membri del popolo, avevano un'abitazione costituita da due edifici. Il primo conteneva una stanza, divisa in quattro aree: una per dormire, una cucina, un altare di famiglia e uno spazio adibito alla discussione. Nel secondo edificio vi era un bagno di vapore, ritenuto molto terapeutico. Al giorno d'oggi, è rimasto molto poco dell'architettura azteca; tuttavia, le restanti rovine testimoniano le notevoli conoscenze architettoniche di quel popolo.

Alimentazione

Un dipinto del Codex Mendoza mostra un vecchio Azteco che beve pulque.

L'alimentazione azteca comprendeva cereali, fagioli, chili e pomodori, che sono tuttora importante parte della dieta Messicana. Inoltre, gli Aztechi pescavano gli Acocil, piccoli crostacei che abbondavano nel Lago Texcoco, nonché alghe dalle quali ricavavano una sorta di torta. Tra gli alimenti erano prominenti gli insetti, come grilli, vermi, formiche, larve, utili per la loro abbondanza di proteine, e ancora oggi considerati una prelibatezza in alcune parti del Messico. In particolare, erano e sono tuttora oggetto di allevamento, nel Lago Texcoco e in altri laghi salati, alcune specie di cimici acquatiche, note con il nome di axayácatl, e le cui uova sono utilizzate per produrre l

' ahuautle, il ricercato "caviale messicano".

Gli Aztechi utilizzavano in modo estensivo l

' Agave americana, dalla quale ottenevano cibo, zucchero, nonché fibre per corde e vestiti. Dalla pianta si ricavava infine il pulque, una bevanda fermentata con un contenuto alcolico paragonabile a quello di una birra. Ubriacarsi prima dei 60 anni era tuttavia proibito; per le prime violazioni vi era una certa tolleranza, ma l'ubriachezza ripetuta era punibile con la morte.

Semi di cacao erano usati come moneta, oltre che per produrre il xocolatl, una bevanda amara e del tutto priva della dolcezza della moderna cioccolata, che pure da essa ha preso il nome.

È stata sottolineata la mancanza di proteine animali nella dieta degli Aztechi. Nonostante la civiltà avesse animali addomesticati quali i tacchini e alcune razze di cani, erano pochi e generalmente riservati per le occasioni speciali. La caccia era un'altra fonte di carne, nonostante in un ambiente quale la Valle del Messico essa non potesse costituire una fonte di cibo rilevante. Questa relativa assenza di proteine animali è stata usata da alcuni studiosi per speculare l'esistenza di un diffuso cannibalismo (M. Harner, Am. Ethnol. 4, 117 (1977), anche se vi sono scarse prove per supportare la tesi. Cereali e fagioli fornivano la quota necessaria di aminoacidi essenziali, diminuendo la necessità di proteine animali. Anche la salvia e l' amaranto erano coltivati, fino a che non fu proibito l'utilizzo di quest'ultimo come alimento per la sua importanza nelle cerimonie religiose.

Divertimenti

Come nel Messico moderno, gli Aztechi avevano una grande passione per i giochi con la palla; si trattava del tlachtli. Il gioco si disputava con una palla di gomma molto solida - chiamata holli - grande più o meno come una testa umana. I giocatori colpivano la palla con le anche, le ginocchia ed i gomiti; dovevano far passare la palla attraverso un anello di pietra per vincere automaticamente la partita; tuttavia, si potevano anche accumulare punti colpendo dei segni sui muri.

Nelle città azteche c'erano varie costruzioni specificamente adibite a questo gioco. Esistevano inoltre le scommesse sportive. I poveri potevano scommettere il cibo, i pilli (i nobili) i loro averi, i tecutlis (i capi) le loro concubine o perfino delle città; coloro che non possedevano nulla potevano giocarsi la loro libertà e rischiare di diventare schiavi. Gli Aztechi praticavano anche giochi da tavolo, come il totoloque; Bernal Diaz riporta che Cortés e Moctezuma II giocarono a totoloque.

Medicina

Prima della conquista, la cultura azteca aveva un modo olistico di spiegare le malattie; credevano che queste fossero provocate da cause soprannaturali o religiose, da cause magiche o da cause naturali.

Le malattie inviate dalle divinità, si riteneva, erano la punizione per un'offesa; il malato doveva consultare uno specialista che gli avrebbe indicato quale divinità aveva offeso e quali rituali erano necessari per placarla. I rituali comprendevano offerte, espiazioni e preghiere. Per conoscere il modo di calmare il dio offeso, lo specialista ricorreva all'assunzione di allucinogeni.

Malattie provocate dalla magia erano lanciate da un mago in grado di scagliare incantesimi o maledizioni - considerate alla stregua della magia nera. Per curare una simile malattia, era necessario un dottore (tlictil), che praticasse i rituali di magia bianca necessari per allontanare la maledizione.

Le cause naturali per le malattie erano ad esempio le ferite di guerra, le cadute, il mal di testa, la nausea, le infezioni. In questo caso, gli Aztechi ricorrevano alle loro conoscenze erboristiche, basate sull'uso di più di 100 erbe dal potere curativo, spesso combinate tra loro. Mancavano, in ogni caso, trattamenti standard - non c'erano metodi ritenuti intrinsecamente migliori degli altri. Anche le ferite erano curate; ad esempio, in caso di frattura di un osso, questo veniva immobilizzato. Veniva praticata anche una rudimentale chirurgia eseguita con strumenti di ossidiana .

Relazioni con altre culture Mesoamericane

Gli Aztechi ammiravano l'abilità manuale dei Mixtechi tanto da importare a Tenochtitlan artigiani e chiedevano che venissero realizzati oggetti in stile Mixteco. Gli Aztechi ammiravano anche i codici dei Mixtechi, così che alcuni vennero realizzati su commissione degli Aztechi da questi. In epoche più avanzate le donne cominciarono a portare vesti importate dai Mixtechi, cioè il quexquemetl. Questo abito era motivo di invidia tra le donne che non se si potevano permettere costosi abiti importati.

La situazione era analoga in molti aspetti alla cultura Fenicia che aveva importato e migliorato la propria arte grazie all'incontro con le culture delle zone limitrofe.

Gli archeologi solitamente non hanno difficoltà ad individuare artefatti propriamente Aztechi e Mixtechi, tuttavia, in alcuni casi, l'identificazione di alcuni oggetti realizzati dai Mixtechi per l'esportazione verso l'area Azteca, la classificazione diventa più incerta.

Città

File:Tenoch2A.jpg
Tenochtitlan vista da Est, l'immagine (1930) si trova al Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico

La capitale dell'Impero Azteco era Tenochtitlan, situata dove oggi sorge Città del Messico.

Costruita su alcuni isolotti del Lago Texcoco, la planimetria della città si basava su uno schema simmetrico che divideva la città in quattro sezioni, era inoltre attraversata da canali utilizzati per il trasporto.

Le case erano costruite con legno e mattoni di argilla con tetti di canne, mentre le piramidi, i templi ed i palazzi erano solitamente fatti di pietra.

Ai tempi dell'arrivo degli spagnoli il territorio di Tenochtitlán era suddiviso in quattro sezioni principali, raggruppate in centri amministrativi locali chiamati calpulli. Ogni unità locale nominava i propri capi militari, religiosi e civili nel rispetto della volontà dei rappresentanti dei calpulli manifestata nelle assemblee.[1]

L'antropologo Eduardo Noguera stima basandosi sul conteggio delle case una popolazione di 200.000 abitanti, aggiungendo anche la popolazione di Tlatelolco (inizialmente città indipendente, venne poi inglobata da Tenochtitlan). Se nel conteggio si includono anche le isole e le sponde del lago giungiamo ad un numero che va dai 300.000 ai 700.000 abitanti.

Note

  1. 1,0 1,1 1,2 1,3 "Le americhe e la civiltà", di Darcy Ribeiro, ed.Einaudi, Torino, 1975, pag.126-135

Bibliografia

  • Jennings Gary, L'azteco, Biblioteca Universitaria Rizzoli.

Voci correlate