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Bahá'u'lláh

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.
Casa Universale di Giustizia Bahá'í, Haifa

Bahá'u'lláh in arabo: بهاء الله Gloria di Dio, al secolo Mírzá usayn-`Alí Nuri (Template:PerB) (nato a Teheran il 12 novembre 1817 - morto a San Giovanni d'Acri il 29 maggio 1892) è il fondatore della fede bahá'í, fede che si pone come l'ultima di una lunga serie di rivelazioni divine manifestate nel corso dei secoli attraverso gli insegnamenti di Krishna, Abramo, Zoroastro, Mosè, Budda, Gesù, Maometto, [1]

Bahá'u'lláh previde e operò per l'avvento unificativo dell'umanità e la nascita di una nuova civiltà mondiale[2].

Egli affermò che "La terra è un solo paese e l'umanità i suoi cittadini" ed è venuto il tempo per l'organizzazione del mondo in una società globale[3].

« Il benessere dell'umanità, la sua pace e la sua sicurezza saranno irraggiungibili, ammenoché e finché la sua unità non sia saldamente stabilita. »
([4])

Annunciò di essere il promesso dal Babismo ed il Messaggero di Dio per la realizzazione delle promesse escatologiche del Cristianesimo, dell'Islam e delle altre religioni rivelate, l'educatore tanto atteso dall'umanità[5][6].

« Il mio unico scopo è quello di migliorare il mondo e di assicurare la tranquillità ai suoi popoli. »
([7])

Bahá'u'lláh a causa della sua dottrina subì l'imprigionamento e l'esilio da parte dell'Impero persiano e poi dalle autorità ottomane e il suo confino si concluse ad Acri in Palestina, dove nel 1892 trapassò ed è sepolto[8].

Scrisse diversi libri sacri, i più importanti dei quali sono il Kitáb-i-Aqdas e il Kitáb-i-Íqán.

La pubblicazione di immagini o foto di Bahá'u'lláh per i bahá'í è ritenuta una blasfemia in quanto sono da mettere in risalto solo e soltanto la sua realtà spirituale e i suoi insegnamenti e non la sua effige [9].

La famiglia

Bahá'u'lláh nacque a Teheran da Mírzá Buzurg, nome con cui era noto Mírzá `Abbás-i-Núrí (Template:PerB), noto calligrafo e ministro di corte membro dell'aristocrazia persiana, e da Khadíjih Khánum.

Il padre, Mírzá Buzurg, ricoprì importanti incarichi governativi, ai quali sarebbe stato destinato anche Bahá'u'lláh che, tuttavia giunto il momento, garbatamente rifiutò[10].

Bahá'u'lláh si sposò tre volte, secondo un normale andamento dell'epoca in Iran, prima di statuire la monogamia nel'Kitáb-i-Aqdas, il libro delle sue leggi.

La prima moglie fu Ásíyih Khánum (آسیه خانم), figlia di un nobile persiano, che sposò a Teheran nel settembre-ottobre 1835, quando aveva diciotto anni e lei quindici.

Dalla loro unione nacquero sette figli, dei quali solamente 3 raggiunsero l'età adulta: ‘Abbás Effendi (1844-1921), che prenderà, dopo la morte del padre, la guida della comunità bahá'í con il titolo di `Abdu'l-Bahá, Servo della Gloria , Bahíyyih Khánum (1846-1932) e Mírzá Mihdí (1848-1870)[11].

La seconda moglie fu la cugina Fátimih Khánum che sposò a Teheran nel 1849 quando lui aveva trentadue anni e lei ventuno. Dalla loro unione nacquero sei figli, dei quali solo quattro raggiunsero l'età adulta: Samadíyyih (figlia morta nel 1904-05), Mírzá Muḥammad-`Alí (figlio, 1852-1937), Ḍíyá'u'lláh (figlia, 1864-1898) e Badí'u'lláh (figlio, 1868-1950)[12].

La terza moglie fu Gawhar Khánum che sposò a Bagdad poco prima del 1863, prima che rivelasse la propria missione religiosa[13].

I Bahai considerano solo Bahá'u'lláh, Ásíyih Khánum e i loro figli come: sacra famiglia; in quanto loro sostennero e seguirono costantemente la fede di Bahá'u'lláh [14].

Báb

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Báb.

Nel 1844, Siyyid Mírzá `Alí-Muhammad, che prese il titolo di Báb, affermò di essere l'atteso Mahdi dell'Islam[15].

Il Báb diede origine a un movimento religioso, il Babismo, che si diffuse velocemente in tutto l'impero persiano, suscitando la viva e feroce opposizione del clero islamico[16].

Il Báb fu fucilato nel 1850, all'età di trentun anni in una piazza di Tabriz e la comunità religiosa che da lui prese il nome fu quasi interamente sterminata negli anni 1852-1853[17].

Nella maggior parte dei suoi scritti il Báb accennò a Colui che Dio renderà manifesto come al promesso dalle sacre scritture che avrebbe instaurato sulla Terra il regno di Dio e profetizzò la sua venuta come imminente[18].

Il Báb non previde alcuna successione ufficiale al suo movimento proprio per l'imminente attesa di Colui che Dio renderà manifesto[19].

Accettazione del Bábismo

Bahá'u'lláh ebbe notizie del Báb attorno ai 27 anni, tramite contatti con Mullá Husayn, ne accettò la rivelazione e ne divenne uno dei più influenti seguaci, prodigandosi per la diffusione del movimento specialmente nella sua provincia di origine[20].

Il prestigio che godeva fra la gente della sua provincia gli aprì molte porte e i suoi viaggi per diffondere i principi del Babismo ebbero un buon successo, anche nell'ambiente religioso tradizionale.

Bahá'u'lláh, nell'estate del 1848, partecipò al congresso di Badasht nella provincia di Khorasan, dove 81 eminenti seguaci del Báb si incontrarono per 22 giorni.

In quel congresso si manifestarono due correnti di pensiero: una che voleva mantenere inalterata la legge islamica e l'altra che riteneva che con la rivelazione del Báb iniziava una nuova era, Bahá'u'lláh prese posizione per questa seconda linea che alla fine risultò vincente[21].

Quando il governo persiano mandò l'esercito contro un gruppo di seguaci del Báb, alla fine del 1848, Bahá'u'lláh cercò di raggiungere i bábisti ma fu preso e imprigionato prima che li potesse raggiungere[22].

Negli anni successivi i seguaci del Báb furono massacrati in diverse province della Persia[23].

L'attentato

Dopo la fucilazione del Báb, nel 1850, alcuni seguaci, capeggiati ad un certo Azim, complottarono di assassinare lo scià Nasser-al-Din Shah, per vendicare l'esecuzione del Báb[24].

Bahá'u'lláh si oppose, condannando quella follia, ma inutilmente: l'attentato ebbe luogo il 15 agosto 1852, ma senza successo[25]. Gli attentatori furono uccisi e nonostante avessero dichiarato di avere agito da soli si scatenò un progrom contro l'intera comunità dei seguaci del Báb. Molti vennero uccisi, altri, compreso Bahá'u'lláh, furono imprigionati[26].

Fu a Teheran durante tale prigionia nel Siyáh-Chál (letteralmente pozzo nero, una ex cisterna per l'acqua) che Bahá'u'lláh ebbe diverse esperienze mistiche e una visione che gli indicò di essere il Messaggero di Dio la cui venuta era stata profetizzata dal Báb, ma celò tale evento e, solo dal 1863 in poi e molto gradualmente, rese partecipe dapprima la comunità babista e poi il mondo intero di tale avvenimento [27].

Dopo quattro mesi di prigionia, a seguito di pressioni dell'ambasciatore russo che ne chiedeva la liberazione e dopo che gli attentatori avevano confessato la propria responsabilità individuale ed esonerato ogni altro babista da qualsiasi complicità nell'attentato, Bahá'u'lláh fu liberato ed esiliato dalla Persia.

Bahá'u'lláh, poteva accettare un'offerta di asilo in Russia, ma scelse di andare in esilio in Iraq, allora sotto il dominio ottomano. Nei primi giorni di aprile del 1853 Bahá'u'lláh e la sua famiglia arrivarono a Bagdad[28].

Baghdad

Bahá'u'lláh's passport, dated January 1853

Sebbene il Báb non avesse previsto alcuna successione ufficiale al movimento da lui fondato, investì tuttavia, come leader nominale babista Mírzá Yahyá.

La leadership di Mírzá Yahyá era però controversa anche perché, dopo l'attentato allo scià, per codardia ebbe un atteggiamento di bassissimo profilo giungendo a nascondersi e ad evitare, per paura, i contatti con altri seguaci del Báb.

Mírzá Yahyá scappò a Bagdad dove per altro Bahá'u'lláh si trovava in esilio, mentre Bagdad stessa era divenuta al contempo il nuovo fulcro del movimento babista[29].

Anche a Bagdad, Mírzá Yahyá, continuò a nascondersi e a negarsi agli altri seguaci del Báb che iniziarono a considerare altri leaders[30].

Nello stesso tempo Bahá'u'lláh infondeva coraggio e animava la comunità in maniera pubblica e aperta, tanto da acquisire sempre più la dedizione degli altri babisti, suscitando così le gelosie di Mírzá Yahyá e di alcuni suoi alleati che iniziarono a gettare fango su di lui, con il risultato di allontanare diversi fedeli dal movimento[31].

Le tensioni nella comunità aumentarono e spinsero, nel 1854, Bahá'u'lláh a lasciare Bagdad e a ritirarsi a vita solitaria[32].

Kurdistan

Il 10 aprile 1854 Bahá'u'lláh lasciò la sua famiglia alle cure di suo fratello Mirza Musa e si recò con un compagno tra le montagne del Kurdistan, a nordest di Baghdad, vicino alla città di Sulaymaniyah[33].

Più tardi scrisse di aver voluto evitare, con la sua partenza, di essere motivo di contrasto e di disgregazione nella comunità babista e che questo ritiro non prevedeva ritorno[34].

Bahá'u'lláh visse da solo per due anni tra le montagne del Kurdistan, alla stregua di un derviscio e usando il nome di Darvish Muhammad-i-Irani[35][36].

Durante quel periodo Bahá'u'lláh suscitò interesse tra la gente e i notabili Sufi del posto che gradualmente ne apprezzarono il suo sapere e la sua saggezza, cercandone consiglio.

Tra quelle montagne Bahá'u'lláh scrisse le Quattro valli e altre epistole.

A Baghdad, nel frattempo, a causa della mancanza di leadership da parte di Mirza Yahya la comunità babista era caduta in confusione e nella disorganizzazione più ampia. Alcuni fedeli e la famiglia di Bahá'u'lláh ricercarono quindi Bahá'u'lláh e avendo appreso che tra le montagne del Kurdistan viveva un certo Darvish Muhammad, avendone intuito la reale identità, lo fecero supplicare di tornare a Baghdad[37]. Il 19 marzo 1856, dopo due anni di volontario esilio in Kurdistan Bahá'u'lláh tornò a Baghdad[38].

Ritorno a Baghdad

Spostamenti di Bahá'u'lláh' durante l'esilio

Quando Bahá'u'lláh tornò a Baghdad trovò la comunità dei seguaci del Báb divisa e demoralizzata per mancanza di un punto di riferimento e di una guida concreta[39].

Bahá'u'lláh operò per rivitalizzare la comunità dei fedeli anche con la corrispondenza e attraverso suoi scritti con cui illustrava e spiegava il pensiero del Báb [40].

La comunità, le autorità locali, e un numero crescente di fedeli guardò sempre più a lui come al vero leader del movimento religioso del Báb. Crebbero la simpatia nei suoi confronti anche da parte del clero sunnita e la sua influenza in città fiorì, ma al contempo aumentò la diffidenza del clero e dei rappresentanti del governo persiano[41].


Bahá'u'lláh rimase a Baghdad sette anni dopo il suo ritorno dalle montagne di Sulaymaniyah e durante tale soggiorno preparò la gente alla dichiarazione di essere il Messaggero di Dio atteso, anche in compimento della profezia del Báb.

A Bagdad Bahá'u'lláh produsse molti scritti toccando i più svariati temi, tra cui molte epistole e diversi passi, il Libro della Certezza, le Parole celate e le Gemme dei Misteri Divini[42].

Il governo persiano, informato della sua crescente influenza richiese al governo ottomano l'estradizione di Bahá'u'lláh in Persia, ma il governo ottomano rifiutò decidendo invece di spostarlo a Constantinopoli[43].

Dichiarazione del Ridván

Il tempo per preparare quest'ulteriore allontanamento da Bagdad a Costantinopoli di Bahá'u'lláh, della sua famiglia e di alcuni fedeli seguaci, fu di dodici giorni, dal 21 aprile al 3 maggio 1863[44][45].

Nel primo di questi dodici giorni, il 21 aprile 1863, Bahá'u'lláh rivelò ai seguaci presenti la sua missione di Messaggero di Dio.

« [Dichiarò] di essere Colui la cui venuta era stata predetta dal Báb: il Prescelto da Dio, il Promesso da tutti i profeti! »
([46])

Il giardino dove trascorse quei 12 giorni e in cui avvenne tale rivelazione è noto ai Bahá'í come il Giardino di Ridván e riveste per i bahá'í un grande valore simbolico oltre che spirituale[47].

La Dichiarazione nel giardino di Ridván fu l'inizio di una nuova fase per la comunità babista e costituì il punto di partenza della Fede bahá'í come movimento distinto e separato dal Babismo[48].

La Dichiarazione ed il periodo dei dodici giorni trascorsi da Bahá'u'lláh nel giardino vengono commemorati e celebrati come la festa di Ridván, la Festività più grande della fede bahá'í.

Prigionia

A Bahá'u'lláh fu dato, dalle autorità ottomane, l'ordine di trasferirsi a Costantinopoli e, sebbene non fosse formalmente prigioniero, tale esilio forzato da Baghdad fu l'inizio di un altro periodo che lo avrebbe visto subire altri esilii e alla fine giungere nella colonia penale di Acri, l'attuale San Giovanni d'Acri[49].

Constantinopoli

Lo spostamento di Bahá'u'lláh, accompagnato dai membri della sua famiglia e da un gruppo di seguaci, da Baghdad a Constantinopoli durò oltre tre mesi, dal 3 maggio al 17 agosto 1863[50].

Durante quel viaggio fu trattato con grande rispetto in ogni città che attraversò e, arrivato a Costantinopoli, fu considerato come ospite del governo, ma non è chiaro il perché le autorità ottomane non consentirono la sua estradizione in Persia preferendo inviarlo nella loro capitale[51].

Il motivo potrebbe essere stato di natura politica, vista la grande influenza sociale che Bahá'u'lláh aveva assunto, sebbene avesse sempre rifiutato di collaborare politicamente con le autorità ottomane[52].

Dopo più di tre mesi di soggiorno a Costantinopoli gli fu ordinato di spostarsi ad Adrianopoli, sempre a seguito di pressioni dell'ambasciatore persiano e per la sua mancata collaborazione con le autorità[53].

Adrianopoli

Nei giorni dall'1 al 12 dicembre 1863 Bahá'u'lláh e la sua famiglia si trasferirono ad Adrianopoli, un trasferimento che, a differenza del precedente da Bagdad a Costantinopoli, ebbe tutte le caratteristiche dell'esilio[54].

Bahá'u'lláh rimase ad Adrianopoli quattro anni e mezzo, assumendo apertamente la leadership della locale comunità babista[55][56].

La crescente autorevolezza di Bahá'u'lláh nella comunità e nella città portò alla definitiva rottura con Mírzá Yahyá[57].

Nel 1865 Mírzá Yahyá complottò, senza successo, per l'uccisione di Bahá'u'lláh, che rispose a tali tentativi consigliando ai credenti' "pazienza, tranquillità e gentilezza"'[58].

Dopo quegli avvenimenti, nel 1866 Bahá'u'lláh divulgò ampiamente di essere Colui che Dio renderà Manifesto, dandone comunicazione ufficiale e scritta a Mírzá Yahyá e distinguendo per la prima volta i suoi seguaci come il Popolo di Baha[59].

Dopo tale pubblico annuncio, Bahá'u'lláh invitò i babisti a scegliere tra lui e Mírzá Yahyá, il quale essendo ancora il leader nominale del movimento babista, vide sfumare definitivamente ogni sua ambizione di leadership essendo chiaramente apparso Colui che Dio renderà Manifesto per iniziare una nuova fede religiosa[60]

Mírzá Yahyá rispose rivendicando di essere lui il profetizzato dal Báb, ma il suo tentativo risultò largamente impopolare ed ebbe inadeguato seguito, rimase solo con una piccola minoranza[61].

Nel 1867 Mírzá Yahyá sfidò Bahá'u'lláh al giudizio di Dio nella moschea Sultano Selim, di Adrianopoli, ma poi lui stesso non si presentò, perdendo per questo ogni residua credibilità[62]

Bahá'u'lláh fu così, riconosciuto dalla maggioranza della comunità come Colui che Dio renderà Manifesto e i suoi seguaci iniziarono a chiamarsi Bahá'í[63]

Lettere ai governanti

Durante il suo soggiorno ad Adrianopoli Bahá'u'lláh si dedicò alla proclamazione della sua missione, sia con scritti che tramite suoi inviati. Diede istruzioni ad alcuni suoi seguaci di far conoscere la sua rivelazione a quei babisti dell'Iraq e della Persia che non ne avevano avuto notizia e al contempo chiese ai bahá'í di impegnarsi per una maggiore unità[64].

Sempre in questo periodo Bahá'u'lláh proclamò l'avvento della Fede Bahá'í anche con lettere a Re e governanti del mondo chiedendo loro di accettare la sua rivelazione, rinunciando agli effimeri benefici materiali, lavorando invece per comporre le dispute tra le genti e per migliorare le cose del mondo e dei suoi popoli, riducendo gli armamenti[65].

Acri

Prigione di Bahá'u'lláh ad Acri

Dopo che la comunità babista si scisse, Mírzá Yahyá e i suoi pochi seguaci, cercarono di gettare discredito su Bahá'u'lláh accusandolo di attività sovversiva contro le autorità ottomane[66].

Una indagine in tal senso scagionò Bahá'u'lláh, ma lasciò tuttavia il sospetto presso le autorità governative che le rivendicazioni religiose di Bahá'u'lláh e di Mírzá Yahyá potessero causare in futuro del disordine e ciò portò a un ulteriore esilio[67].

Nel luglio del 1868 Mírzá Yahyá e i suoi seguaci furono condannati all'imprigionamento a Famagosta e Bahá'u'lláh con i suoi seguaci furono condannati all'imprigionamento ad Acri[68].

Bahá'u'lláh, la sua famiglia e i suoi seguaci lasciarono Adrianopoli il 12 agosto 1868 e dopo un viaggio per terra e per mare, attraverso Gallipoli in Turchia, e l'Egitto arrivarono ad Acri il 31 agosto e furono confinati in alcune caserme della Cittadella[69].

Agli abitanti di Acri fu detto che i nuovi prigionieri erano nemici dello Stato, di Dio e della religione e che ogni familiarizzazione con loro era rigorosamente vietata[70].

Le condizioni di vita durante il primo anno di soggiorno ad Acri furono molto dure e difficili: molti si ammalarono e tre Bahá'í morirono[71].

Col tempo però la gente e i funzionari governativi iniziarono ad apprezzare e a rispettare Bahá'u'lláh e conseguentemente le condizioni della prigionia migliorarono e, infine, dopo la morte del sultano `Abdu'l-`Aziz fu permesso anche a Bahá'u'lláh di visitare i dintorni e di lasciare la città[72].

Dal 1877 fino al 1879 Bahá'u'lláh visse nella casa chiamata di Mazra'ih[73].

Anche da Acri Bahá'u'lláh scrisse altre lettere annunciando la sua missione ai leaders del mondo inclusi:

Ultimi anni

Bahjí

Magione di Bahjí

Bahá'u'lláh trascorse gli ultimi della propria vita (1879-1892) nella Magione di Bahjí, appena fuori Acri, sebbene fosse ancora formalmente un prigioniero dell'Impero Ottomano[74].

Durante tale periodo, fu soprattutto il figlio maggiore `Abdu'l-Bahá che si occupò dell'attività amministrativa e organizzativa della comunità, mentre Bahá'u'lláh rivelò diverse opere compreso il Kitáb-i-Aqdas, il libro delle sue leggi, oltre a diversi scritti sulla sua visione di un mondo unito e sulle necessità di un cambiamento etico nella società; rivelò anche diverse preghiere[75].

Il 9 maggio 1892 Bahá'u'lláh contrasse una leggera febbre che crebbe nei giorni successivi fino a portarlo al trapasso il 29 maggio. Bahá'u'lláh fu sepolto nel santuario situato vicino alla Magione di Bahjí[76].

La successione

Bahá'u'lláh nominò con il suo testamento, il figlio `Abdu'l-Bahá come successore ed interprete dei suoi scritti[77][78][79].

La nomina di `Abdu'l-Bahá creò nuove gelosie in seno alla famiglia e il fratellastro Mírzá Muhammad `Alí, che Bahá'u'lláh aveva indicato fosse subordinato ad `Abdu'l-Bahá, covò un risentimento che sfociò in aperta ribellione al fratello; la sua azione tuttavia non ebbe alcun esito poiché la comunità riconobbe la successione di `Abdu'l-Bahá, che oltre tutto si era dimostrato molto capace e devoto[80].

Opere

Bahá'u'lláh scrisse molti libri, tavole, lettere e preghiere, di cui solo una parte è stata tradotta in lingue occidentali.

Le opere di Bahá'u'lláh trattano molti e diversi temi, religiosi, etici, politici, con tavole, preghiere, leggi e insegnamenti morali.

Tutte le sue opere sono considerate dai Bahá'í come rivelazione divina, anche quelle scritte prima dell'annuncio della sua missione e tutte assieme costituiscono la base essenziale della letteratura bahai.

Tra le sue opere più note si evidenziano Le parole celate, il Kitáb-i-Aqdas e il Kitáb-i-Íqán.

Note

  1. Christopher Buck, op. cit. in bibliografia, p. 143-178
  2. Christopher Buck, ibidem
  3. Christopher Buck, ibidem
  4. Bahá'u'lláh, Spigolature dagli scritti., p.314.
  5. J. E. Esslemont, op. cit. in bibliografia, p. 7
  6. Christopher Buck, ibidem
  7. Bahá'u'lláh, Spigolature..., ibidem.
  8. Christopher Buck, ibidem
  9. La posizione del Centro Mondiale Bahai in merito alla pubblicazione di foto di Bahá'u'lláh è espressa nella nota ufficiale del 4 settembre 1999 qui riportata: For Bahá'ís, the photograph of Bahá'u'lláh is very precious and it should not only be viewed but also handled with due reverence and respect, which is not the case here. Thus, it is indeed disturbing to Bahá'ís to have the image of Bahá'u'lláh treated in such a disrespectful way. However, as the creator of the site is not a Bahá'í, there is little, if anything, that can be done to address this matter. We hope these comments have been of assistance. Office for Public Information Bahai.
  10. J. E. Esslemont, op. cit., p. 33.
  11. Adib Taherzadeh, op. cit. in bibliografia p. 13.
  12. Adib Taherzadeh, op. cit..
  13. Adib Taherzadeh, op. cit..
  14. Adib Taherzadeh, op. cit., p. 22.
  15. J. E. Esslemont, op. cit., p. 19-25.
  16. J. E. Esslemont, ibidem.
  17. J. E. Esslemont, ibidem.
  18. J. E. Esslemont, ibidem, p. 27.
  19. Nader Saiedi, op. cit. in bibliografia, p. 344.
  20. Hasan Balyuzi, Op. cit. in bibliografia, pp. 35-37.
  21. Juan Cole, A Brief Biography of Baha'u'llah
  22. Juan Cole, ibidem.
  23. Juan Cole, ibidem.
  24. Peter Smith, op. cit. in bibliografia, pp. 14-15.
  25. Peter Smith, ibidem.
  26. Peter Smith, ibidem.
  27. Manfred Hutter, op. cit. in bibliografia, pp. 737-740.
  28. Peter Smith, ibidem.
  29. Peter Smith, ibidem.
  30. Dennis MacEoin, Azali Babism. Encyclopædia Iranica, 1989.
  31. Peter Smith, ibidem.
  32. Peter Smith, ibidem.
  33. Peter Smith, ibidem.
  34. Bahá'u'lláh, op. cit. in bibliografia, p. 160.
  35. Peter Smith, ibidem.
  36. Hasan Balyuzi, op. cit., p. 116.
  37. Juan Cole, op. cit..
  38. Peter Smith, ibidem.
  39. Peter Smith, ibidem.
  40. Peter Smith, ibidem.
  41. Britannica Book of the Year, The Bahá'í Faith, Chicago, Encyclopaedia Britannica, 1988. ISBN 0-85229-486-7
  42. Peter Smith, ibidem.
  43. Peter Smith, ibidem.
  44. Questi giorni sono commemorati annualmente dai Bahá'í come la Festa del Ridvan, una festa molto sentita.
  45. J. E. Esslemont, ibidem
  46. J. E. Esslemont, op. cit., 41.
  47. J. E. Esslemont, ibidem
  48. Peter Smith, ibidem.
  49. J. E. Esslemont, op. cit.
  50. Peter Smith, ibidem.
  51. Peter Smith, ibidem.
  52. Peter Smith, ibidem.
  53. Peter Smith, ibidem.
  54. Peter Smith, ibidem.
  55. Anthony A. Reitmayer, op. cit. in bibliografia.
  56. Peter Smith, ibidem.
  57. Peter Smith, ibidem.
  58. Peter Smith, ibidem.
  59. Peter Smith, ibidem.
  60. Juan Cole, op. cit.
  61. Dennis MacEoin, op. cit.
  62. Juan Cole, op. cit.
  63. Juan Cole, op. cit.
  64. Peter Smith, ibidem.
  65. Peter Smith, ibidem.
  66. Peter Smith, ibidem.
  67. Peter Smith, ibidem.
  68. Peter Smith, ibidem.
  69. Peter Smith, ibidem.
  70. Peter Smith, ibidem.
  71. Peter Smith, ibidem.
  72. Peter Smith, ibidem.
  73. Peter Smith, ibidem.
  74. Peter Smith, ibidem.
  75. Peter Smith, ibidem.
  76. Hasan Balyuzi, op. cit., p. 328.
  77. J. E. Esslemont, op. cit., p. 53.
  78. Moojan Momen, op cit. in bibliografia, pp.97-98.
  79. Alessandro Bausani, op cit. in bibliografia.
  80. Peter Smith, ibidem.

Bibliografia

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  • Hasan Balyuzi, Bahá'u'lláh, King of Glory. Oxford, UK, George Ronald, 2000. ISBN 0-85398-328-3.
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  • Christopher Buck, The eschatology of Globalization. The multiple-messiahship of Bahā'u'llāh revisited, in Moshe Sharon, Studies in Modern Religions, Religious Movements and the Bābī-Bahā'ī Faiths. Boston, Brill, 2004. ISBN 90-04-13904-4.
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  • Peter Smith, The Bábí & Bahá'í Religions From Messianic Shí'ism to a World Religion. Cambridge, The University Press 1987. ISBN 0-521-30128-9.
  • Adib Taherzadeh, The Revelation of Bahá'u'lláh. Baghdad 1853-63. Oxford, George Ronald 1976. ISBN 0-85398-270-8.

Voci correlate

Collegamenti esterni


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