Cinismo

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Filosofo cinico, Musei Capitolini di Roma

I cinici sono i seguaci della scuola filosofica fondata da Antistene e Diogene di Sinope. Il nome potrebbe derivare o dal Cinosarge, l'edificio ateniese che fu la prima sede della scuola, o dalla parola greca κύων (kyon - "cane") – soprannome di Diogene, che ne fu l'esponente più importante – o forse appellativo che gli fu dato in senso dispregiativo dalle correnti filosofiche avversarie.

I cinici professavano una vita randagia e autonoma, indifferente ai bisogni e fedele al rigore morale. Dopo un periodo di declino, la scuola cinica ebbe una ripresa in concomitanza alla corruzione del potere imperiale: si fece appello allora alla libertà interiore e all'austerità dei costumi.

L'interesse della scuola fu prevalentemente etico, e il concetto di "virtù" assunse un nuovo significato in una vita vissuta secondo natura; l'ideale era l'autosufficienza (l'autosufficienza del saggio, condotta fino all'assoluta indipendenza dal mondo esterno, secondo il termine greco autàrkeia, ovvero autarchia, capacità di detenere il totale controllo su se stesso).

La tesi fondamentale di questa corrente di pensiero è la ricerca della felicità come unico fine dell'uomo; una felicità che è una virtù, e al di fuori di essa sussiste un disprezzo per ogni cosa che richiama comodità e agi.

Concetti base del cinismo

  1. Il cinismo intende contrastare le grandi illusioni dell'umanità, ovvero la ricerca della ricchezza, del potere, della fama, del piacere.
  2. Il cinismo ricerca la felicità, una felicità che sia vivere in accordo con la natura.
  3. Il cinismo esalta la autarchia. Detto questo, evidentemente non stona l'accostamento con le altre grandi filosofie ellenistiche come la Stoà, l'epicureismo o lo scetticismo. Alcune concezioni sono in comune con il taoismo.

Origine del termine "cinico"

Il nome "cinico" deriva dal greco antico κυνικός (kynikos, da κύων (kyôn), cane), ossia "alla maniera del cane"[1]. Una motivazione proposta nell'antichità del perché i cinici erano chiamati "cani" prendeva in considerazione il primo filosofo cinico, Antistene, che insegnò nel Cinosarge - termine la cui radice è kyôn - ad Atene[2]. Sembra comunque certo che la parola "cane" sia stata affibbiata ai primi cinici come insulto per il loro sfacciato rifiuto dei costumi tradizionali e per la loro decisione di vivere in strada. Diogene, in particolare, era additato come il Cane[3], una definizione nel quale il filosofo si crogiolava affermando che "gli altri cani mordono i loro nemici, io mordo i miei amici per salvarli"[4]. I cinici successivi cercarono di capovolgere la parola a loro vantaggio, come ha spiegato un commentatore successivo[5].

Note

  1. "Kynikos", A Greek-English Lexicon, Liddell and Scott
  2. Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, VI 13; Cfr. The Oxford Companion to Classical Literature, seconda edizione, pag. 165
  3. Un'oscura allusione al Cane nella Retorica di Aristotele è generalmente accettata come il primo riferimento a Diogene
  4. Diogene di Sinope, citato da Giovanni Stobeo, Florilegium III 13. 44.
  5. Scolio alla Retorica di Aristotele, citato in Dudley, Donald R., A History of Cynicism from Diogenes to the 6th Century A.D., Cambridge

Bibliografia

  • Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei più celebri filosofi, testo greco a fronte, Bompiani, Milano 2005
  • Marcello Gigante, Cinismo ed Epicureismo, Bibliopolis 1992
  • Giovanni Reale, Storia della filosofia greca e romana. Vol. 5: Cinismo, epicureismo, stoicismo, Bompiani 2004

Collegamenti esterni

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