Concezione del tempo

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.

Il tempo è una categoria, come anche lo spazio, della storia, della filosofia, della scienza e di tutto ciò che in esse è contenuto e contenibile (dalla fisica alla metafisica, dalla psicologia alla religione, alla meccanica, alla medicina).
Nel momento in cui pensiamo, agiamo o pensiamo di agire, dobbiamo assumere delle categorie che ci permettano di scegliere quali eventi o pensieri prendere in considerazione e quali tralasciare. Nell'ambito della storia e della filosofia, ad esempio, la categoria dello spazio si riferisce all'area spaziale come nucleo rispetto al quale si polarizzano le indagini, mentre la categoria del tempo è sia l'orizzonte soggettivo del raccoglitore di dati (lo storico, appunto), narratore di vicende e interprete di eventi, sia il tempo oggettivo di una narrazione storica che appare concretamente determinata e delimitata in uno specifico periodo particolare.
Il tempo può, quindi, essere concepito secondo tre modelli: ciclico, lineare, a spirale.

La concezione del tempo ciclico

Nella civiltà greca (come in quella romana), il tempo è vissuto come ordine misurabile del movimento, ossia come misura del perdurare delle cose mutevoli e come ritmica successione delle fasi in cui si svolge il divenire della natura. In questa cultura, troviamo una visione antropomorfica della mitologia classica e una visione naturalistica della religiosità orfico-misterica. Ne deriva un'elaborazione di teologia della storia su un duplice piano:

  • l'uno riguardante la struttura della narrazione
  • l'altro concernente la ripetitività degli eventi

Dalla visione antropomorfica della mitologia classica deriva la continuità degli eventi tra la storia degli dèi e quella degli uomini. Tale continuità viene garantita dalla figura dell'eroe prodotta dal connubio tra perfezione e immortalità divina e imperfezione e mortalità umana. La storia degli dèi rispecchia, anticipa e spiega la storia degli uomini, ma viene costruita a partire da quest'ultima.
Dalla visione naturalistica della religiosità orfico-misterica si evince l'idea del ciclo come perenne ritorno in senso naturalistico, dove si stabilisce un'alternanza tra vita e morte, progresso e decadenza, fortuna e disgrazia.
Il tempo, quindi, sempre si ripete e sempre è succube del fato, elemento essenziale di questa concezione temporale. Il tempo non può essere altro che la ruota in cui tutti gli esseri eternamente rinascono.

Il tempo ciclico è un concetto cardine della filosofia indiana e della filosofia buddhista.

Il concetto dei corsi e ricorsi della storia (e quindi di tempo ciclico) è di Gian Battista Vico. Esempio di ciclicità vichiana della storia può essere l'alternanza di periodi parlamentari (democrazia greca, repubblica romana, comuni, regni costituzionali, democrazie) e imperiali (i re di Roma, l'Impero romano, le signorie, il fascismo). Altro esempio, in campo economico, è l'alternanza di periodi di espansione economica e periodi di crisi.

Da un punto di vista prettamente scientifico, è totalmente privo di fondamento ed è da considerare:

  • logicamente ascientifico, ovvero si basa su un'induzione che procede dal particolare all'universale: "la maggior parte dei fenomeni naturali procede esclusivamente in maniera ciclica (es.le stagioni, la nascita e morte degli uomini etc.), la storia dell'umanità è un fenomeno naturale, dunque la storia dell'umanità progredisce esclusivamente in maniera ciclica", ed è praticamente lo stesso modo col quale ragiona il tacchino induttivista di Bertrand Russel;
  • fisicamente ascientifico, in quanto la meccanica statistica di Ludwig Boltzmann dimostra l'irreversibilità dei processi termodinamici, sostenendo che l'entropia nell'universo aumenta progressivamente per quanto riguarda la materia inorganica, mentre nella vita l'entropia progredisce negativamente (negentropia), e da ciò ne consegue che la materia vivente e/o il suo dominio intellettuale (la tecnologia) è predisposta ad avere uno sviluppo progressivo (per quanto complesso e non privo di contraddizioni e riflussi).

Bisogna aggiungere inoltre che ritenendo ogni evento cosmico reversibile per opera del "fato", la concezione ciclica del tempo nega ogni utilità all'agire dell'uomo per produrre un cambiamento nel futuro, deresponsabilizzandolo nei confronti del mondo. L'uomo, essendo per definizione creatore, viene spogliato di ogni sua dignità e ridotto alla stregua di un animale in balia degli eventi naturali, dei bisogni fisici e della gerarchia (chiamata in maniera poetica Volontà di potenza).

La concezione del tempo lineare

Nel contesto biblico e coranico è introdotta la concezione del tempo procedente a senso unico, dove lo svolgimento storico dell'umanità è irreversibile, senza possibilità di ritorno e con una serie di istanze nelle quali le libere decisioni dell'uomo, con il loro apporto di male o di bene, sono destinate a rimanere tali per tutta l'eternità.
Si hanno, dunque, due significati del tempo storico:

  • il primo concernente la relatività e la contingenza degli eventi umani che si svolgono nel flusso apparentemente casuale del divenire storico;
  • il secondo evidenzia, nell'intero processo temporale, delle scansioni che in realtà, in quella forma e in quella caratteristica, sono destinati a prodursi una sola volta nell'intero corso del divenire storico. Ne deriva, evidentemente una visione provvidenziale del tempo in cui Dio agisce a favore dell'uomo.

La concezione del tempo a spirale

Alternativa alla concezione del tempo come ripetizione, ma anche a quella che vede il tempo come progresso, troviamo la concezione secondo cui il tempo segue determinate fasi per una legge eterna che lo governa e lo governerà necessariamente, ma, tali ripetizioni si differenziano dall'essere cicliche dal momento che si conducono comunque verso un progredire (come dire che il tempo segue dei semicicli progressivi). In questo si ritrova lo schema tesi-antitesi-sintesi di Hegel (quindi anche dell'Hegelismo) e di Marx (quindi anche del Marxismo e del Comunismo).

La concezione del tempo in senso morale

In senso morale il tempo si può considerare come un costante miglioramento (le "meravigliose sorti e progressive" del pensiero socialista), come un costante peggioramento (fino al giudizio universale, vedi Cristianesimo e Islam), oppure come un'alternanza di periodi in miglioramento e periodi in peggioramento (vedi tempo ciclico).

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