Cratilo

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.

Cratilo (in greco Κρατύλος) (Atene, ... – ...) è stato un filosofo greco antico.


Vita

Visse nel V secolo a.C. Fu, secondo Aristotele, maestro di Platone[1], che gli dedicò anche il dialogo omonimo, e viene inoltre citato da Aristotele nella sua Metafisica[2]. In Asia Minore fu discepolo di Eraclito. Non vi è ancora consenso, nell'ambito della moderna tradizione biografica, sulla data di nascita approssimata del filosofo in quanto si sostiene che egli avesse un'età paragonabile all'incirca a quella di Platone o di Socrate[3]

Pensiero

Cratilo, come discepolo di Eraclito, ne estremizza il concetto di flusso (panta rei) e di divenire, affermando che non solo non ci si può immergere due volte nello stesso fiume, ma neanche una singola volta poiché l'acqua che bagna la punta del piede non sarà quella che bagna il tallone.

Egli riteneva inoltre impossibile persino dare un nome alle cose, in quanto, essendo esse in costante divenire, non sarebbero state più quelle. Si limitava perciò ad indicarle con un dito. Da ciò segue la tesi cratilea dell'inconoscibilità del reale, che anticipa in qualche modo il pensiero degli scettici.

Note

  1. Cratilo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. Metafisica I 6, 987a; IV 5, 1010a
  3. Debra Nails, The People of Plato: A prosopography of Plato and other Socratics, Indianapolis, Hackett Publishing, 2002, p. 105.


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