Drago

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.
« L’acquietarsi del cuore è la vera alchimia che trasmuta il mercurio in argento. »
(Inayat Khan)
« Mentre l’uomo comune cerca di biasimare gli altri e biasimare il fato, il nobile cerca il difetto dentro se stesso. »
(I Ching)

Nel simbolismo alchemico il drago rappresenta ciò che Carl Gustav Jung chiamava l’Ombra. L’Ombra è il nome di una serie di caratteristiche e impulsi che potrebbero essere consci, ma che vengono negati. Allo stesso tempo essi sono riconoscibili e visibili negli altri. Alcuni esempi di Ombra sono: egoismo, pigrizia, intrighi, fantasie irreali, indifferenza, ossessione per il denaro e la proprietà. L’Ombra è l’essere inferiore in noi che desidera ciò che non ci autorizziamo perché è incivile, perché è incompatibile con le regole della società e con l’immagine della nostra personalità ideale. È tutto ciò di cui ci vergogniamo.

(Johann Daniel Mylius, Philosophia reformata, Frankfurt, 1622) A destra, l’alchimista con il viso scuro corrisponde alla prima fase del Nigredo, durante la quale il drago viene ucciso e trasformato dalla penetrazione del fuoco segreto (la freccia) dell’arciere. Il disegno si basa sul mito di Apollo che uccise il pitone di Delfi. Il leone è l’immagine delle passioni animali.
Il drago risiede sempre nelle grotte, e quindi nella terra, negli inferi, e nell’inconscio. Quando il drago lascia la sua caverna, esso divora le vergini. È il nostro emotivo drago interiore che distrugge la nostra coscienza vergine, come quando appare nel conscio esprimendo negatività quali l’invidia, la gelosia, l’odio, eccetera.

Il drago non è mai soddisfatto. Vuole sempre più tesori, sempre più vergini. Non è forse questa un’immagine accurata dell’uomo? La coscienza e la vigilanza sono incantate dal drago. Il drago mitologico ha il potere di ammaliare, di ipnotizzare con la sua voce l’audace cavaliere che ha osato sfidarlo. Il drago può anche imporre enigmi in cui il cavaliere si perde.

Se vogliamo salvare la purezza della coscienza (la vergine), allora il drago deve essere ucciso. A dire il vero questa espressione non è proprio corretta. In alcune storie in cui il drago viene sconfitto e ammansito, esso viene penetrato da una lancia con la punta di ferro. Il ferro veniva sempre considerato un metallo speciale, poiché si trovava nei meteoriti. In quanto metallo associato a Marte, il ferro ha una forza attiva, distruttiva. La lancia, come simbolo fallico, è il “fuoco segreto” alchemico. Allo stesso modo il Dio greco del sole, Apollo, penetrò il Pitone di Delfi con delle frecce e lasciò il Pitone a marcire accanto al tempio. Da allora quel luogo ha nome Pytho (putrefazione). E questo ci introduce alla conoscenza della prima delle tre fasi della Grande Opera: l’Opera al Nero, o Putrefazione. Il drago morto subisce una trasmutazione. La morte del drago non è una fine, ma l’inizio della Grande Opera. Dal drago morto si levano vapori e sostanze volatili, come si vede nelle immagini alchemiche. Altrimenti detto, la terra è parzialmente trasformata in acqua e ascende sotto forma di vapore. Alcune fonti sostengono che nella testa del drago si trovi una pietra, un chiaro riferimento alla pietra grezza, ‘prima materia’ o materia prima.

L’uccisione del drago richiama anche un evento cosmico. È la penetrazione della materia prima come oceano primario, o caos primario del fuoco segreto o spirito divino. Il serpente di fuoco emanò fuoco e luce nelle acque primarie. Quando il drago (o serpente, dato che il gatto di Ra, il dio sole, tagliò la testa del serpente Apophis), venne ucciso, il caos originale cessò e il processo di evoluzione cosmica ebbe inizio.

Nella mitologia greca, anche l’idra di Lerna era un tipo di drago, e aveva un simbolismo analogo. Ercole uccise l’idra durante la seconda delle sue fatiche. L’idra di Lerna viveva in una palude, la dimora degli istinti primari, delle passioni, le brame, i desideri. Chiunque venga coinvolto in queste emozioni entra in una palude in cui rischia di annegare. Dunque Ercole tirò frecce di fuoco (il fuoco alchemico) per stanarla dal suo nascondiglio. Dapprima tagliò le teste dell’idra, ma esse ricrebbero. Un approccio energico non è il metodo adatto. Poi suo nipote Joales venne in suo soccorso. Cominciò a bruciare i tagli con tronchi infuocati in modo tale che le teste non potessero riformarsi. Ciò indica che è un atteggiamento sistematico, paziente, riflessivo e profondo, quello che viene richiesto.

Bisogna notare che quando l’alchimista parla del Drago Verde, egli si riferisce allo spirito universale presente in tutto, da non confondersi quindi con lo stesso concetto del drago degli inferi.

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