Differenze tra le versioni di "Glaucopide"

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L'epiteto glaucopide caratterizza, per antonomasia, la dea greca Atena, corrispondente alla divinità etrusca e latina Menrwa-Minerva. Si tratta di un celebre epiteto omerico, che ricorre in molti luoghi della letteratura greca arcaica.

La parola glaucopide (dal greco antico γλαυκῶπις, glaukôpis, a sua volta formato da glauk-, radice di glaukòs, glauco, e glaux, civetta -letteralmente, la glauca- + la radice op- di omma, e osse, occhi), viene interpretata secondo due possibili accezioni: dea "dagli occhi glauchi" (azzurri, lucenti) o dea "dagli occhi di civetta".[1]

Le due accezioni in greco antico si sovrappongono: pertanto la dea glaucopide è la dea dai lucenti occhi di civetta. La civetta (e in generale gli strigiformi, cioè i rapaci notturni, fra cui la specie più caratteristica è appunto noctua Minervae), essendo un uccello sacro, un animale totem, veniva indicata con un appellativo indiretto, che significava la glauca, l'uccello dagli occhi lucenti, il cui connotato tipico era la sapienza (l'uccello che vede al buio diviene allegoria della ragione, i cui occhi penetrano anche il buio dell'incertezza).[2]

La civetta, e in genere i rapaci notturni, erano associati, sin dal tardo mesolitico, a una dea madre della morte e della rigenerazione. Tale divinità femminile preindoeuropea viene a vario titolo assimilata dai popoli semiti e indoeuropei venuti a contatto col mondo del Mediterraneo e dell'Europa del neolitico. In Grecia, le Arpie e le Chere (e in origine le stesse sirene, che nel mito più arcaico erano immaginate come metà uccello e metà donne), sono filiazioni, insieme ad Atena, dell'antica dea madre uccello, il cui culto sopravvive, fra recuperi e demonizzazioni, fino alla diffusione del cristianesimo.

Nell'immaginario cristiano antico e medievale, la dea civetta della sapienza, della morte e della rigenerazione, definitivamente demonizzata e associata all'aspetto conturbante e negativo della femminilità, è collegata alla figura di Lilith (demonizzazione già ebraica della dea madre uccello), e diviene immagine della strega (dal latino volgare striga, latino classico strix, strige, civetta).

Note

  1. Henry George Liddell, Robert Scott, 1940, A Greek-English Lexicon, ISBN 0-19-864226-1, online (Perseus Project).
  2. Per associazioni simili, vedi G.W.F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto, Laterza, Bari, 1965, p. 17: "la nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo".

Voci correlate

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