Differenze tra le versioni di "Grandi Dei"

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Grandi Dei è la traduzione italiana del greco Μεγαλοι θεοι, divenuto in lingua latina Di Magni

L'appellativo indica gruppi, di varia composizione e provenienza, di divinità arcaiche che compaiono in molte culture mediterranee.

Il più noto dei luoghi di culto dei Grandi Dei è il Santuario dei grandi dei di Samotracia, in Grecia.

Fonti letterarie ed epigrafiche

Sotto questa denominazione erano adorati soprattutto Dioscuri, Cabiri (Καβειροι, beot. e più tardi Καβιροι, di qui in avanti = Cabiri) e i Grandi Dei di Samotracia, ma sovrapposizioni e fusioni possono osservarsi in rapporto a Anaci, Dattili, Coribanti, Cureti, Penati e Telchini. Sull'identità e perfino sui nomi di questi gruppi di dei esisteva incertezza già tra gli autori antichi, così come è dubbio il significato della parola greca.

Le attestazioni bibliografiche più antiche conosciute al riguardo, sono del V secolo a.C.:

  • una tragedia di Eschilo dal titolo Cabiri, nella quale le avventure degli argonauti venivano ambientate nell'isola di Lemnos, fu rappresentata nel 466 a.C. circa. In essa i Cabiri compaiono come demoni offerenti vino.
  • Erodoto nelle Storie (II,51) afferma circa l'isola di Samotracia che i suoi abitanti avevano recepito il culto misterico dei Cabiri dai Pelasgi. Ai Pelasgi apparteneva un culto di Ermes itifallico, che si presume connesso ai culti di Samotracia.
  • Anche Stesimbroto il Tasio definisce Cabiri gli dei dei misteri samotraci, che tuttavia nelle iscrizioni sull'isola vengono identificati solo come Megaloi Theoi o Samotrakes Theoi (Grandi Dei o Dei di Samotracia): nomi generici, come si vede, che insieme all'essere i Cabiri una divinità "multipla" fanno pensare a divinità arcaiche proprio in quanto poco individualizzate. L'uso del termine Grandi Dei è dominante dall'epoca ellenistica.

Le funzioni dei Grandi Dei di Samotracia, come attestano numerose fonti, sono anzitutto relative alla protezione dei propri iniziati dalle tempeste. Anche a Pergamo, dove si diceva avessero assistito alla nascita di Zeus, si attribuiva loro il potere di mitigare i venti forti, e i marinai sembrano per questo motivo aver costituito una parte rilevante dei loro fedeli.

Sono presentati anche come fabbri, connessi per discendenza ad Efesto, ed erano presenti in culti connessi alla fecondità. A Tessalonica, in particolare, un Cabiro (che un mito descriveva come ucciso dai due fratelli e la testa, incoronata, seppellita sull'Olimpo) compare in un'iscrizione quale protettore della città.

Culti attestati

Il culto dei Grandi Dei di Samotracia era tra i culti misterici più importanti dei suoi tempi e si diffuse molto lontano dall'isola. Mantenne però, anche, la caratteristica di culto nazionale macedone.

Tuttavia il numero e i nomi dei Cabiri variano nelle tradizioni:

  • Mnasea di Patera, nel II secolo a.C., ne nomina 4;
  • Dionisodoro cita un Cabiro Casmilo che identifica con Ermes;
  • A Tebe veniva onorato un vecchio Cabiro insieme con un bambino dagli attributi di coppiere, “Pais”, come dimostrato da un frammento di vaso, confermato da iscrizioni, proveniente dal Kabeiron di Tebe.
  • A Delo i Cabiri sono presenti almeno dalla fine del IV secolo a.C. (IGXI 2, 144).
  • A partire dal II secolo a.C. i Cabiri veri e propri, i Megaloi Theoi, e i Samotrakes Theoi si legano nel culto ai Dioscuri, come è confermato in iscrizioni del Samothrakeion.
  • Strabone indica quali maggiori luoghi di culto dei Cabiri, accanto a Lemnos e Imbro, anche alcune città della Troade, senza però nominarle.

Dionigi di Alicarnasso sosteneva che Enea aveva portato con sé in Italia i simulacri dei Grandi Dei di Samotracia, e riferiva che gli Etruschi praticavano il culto dei Cabiri.

Per questa via i Grandi Dei si installarono a Roma come componenti primarie e primitive del Pantheon romano, assumendo varie personificazioni: Penati (identificati in questo caso con Giove, Giunone, Minerva e Mercurio), Dioscuri, Cadmili.

Bibliografia

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