Keter

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.
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Definizione

La Corona, il più alto dei dieci Sephiroth; il primo Sephira dei tre che compongono la Triade Superna. Corrisponde al Macroprosopus, l'ampio aspetto, o Arikh Anpin che si differenzia in Chokmah ed in Binah. Kether è il primo Sephirot, posto in cima al Pilastro mediano dell'Equilibrio, dal quale dipendono i Veli Negativi della Esistenza. Il Primo manifesto che sorge dall'Inconoscibile, assolutamente privo di forma e di opposti, l'Uno preesistente a tutto. Il suo stato è quello di pura inerzia, dal momento che l'attività avrà inizio solo quando da esso verrà emanato Chokmah. Esso è la Corona, non la Testa; ciò lo rende simile al Sahamsara Chakra, il Loto dai Mille Petali, ma lo pone anche al di fuori del nostro mondo.

Nel Sepher Yetzirah, Kether è l'Intelligenza occulta, l'Occulto dell'Occulto, l'Altezza imperscrutabile. Come l'uomo si proietta nel suo lavoro, così Kether si proietta nella manifestazione. Esso è l'Antico degli Antichi, l'Antico dei Giorni. La sua immagine magica è quella di un antico re barbuto visto di profilo. È il Punto primordiale, il Punto al centro del Circolo, il Grande Volto, la Testa Bianca.

Kether, potere attivo, nasce all'interno di Ain Suf, l'essenza eterna quando giunge il periodo attivo. Essa dà forma concreta al Potere astratto. Da Kether emanano sette splendide luci che, sommate alle due emanazioni dirette (Chokmah e Binah) portano a 10, il valore numerico della lettera jod, i Sephirot dell'Albero della Vita. Opera allo stesso modo anche Brahma Prajapati, emanando i sette Rishi, o Prajapati.

Corrispondenze

  • Nella metafisica Kether corrisponde alla Monade impenetrabile, origine di ogni cosa, alla Causa prima, all'Adam Kadmon.
  • Nelle religioni corrisponde al dio egizio Ptah e ad Amon-Ra, al greco Zeus, al romano Giove (Jupiter), all'indù Brahma[1].
  • La lettera simbolica cui è associato è lo jod[2];
  • Il nome di Dio associato a Kether è Eheieh;
  • Il suo numero è l'1;
  • I suoi simboli sono il punto, la corona, la svastica;
  • L'arcangelo è Metatron;
  • Gli angeli sono i Chaioth ha Qadesh;
  • Nel corpo umano non ha una corrispondenza specifica[3], in quanto dovrebbe piuttosto essere il principio da cui origina l'intero corpo umano;
  • La sua pietra preziosa è il Diamante;
  • L'animale sacro è il Cigno, ma talvolta anche il Falco;
  • Nei Tarocchi è collegato agli assi;
  • Il suo colore è il bianco assoluto, la brillantezza.

Kether nello Zohar

Nel Libro dello Splendore, lo “Zohar”, leggiamo che dall'“Ain Soph Aur” (Luce Assoluta non Manifesta) emana l'“Ain Soph” (Infinito o Luce Infinita) e da quest'ultimo emana a sua volta l' “Ain” (Luce), in un processo che consente al Sé Assoluto di rendersi manifesto e conoscibile. Questa Luce, l'Ain, per autoconcentrazione (Tzim-Tzum, termine Zoharico) si concentra in un unico Punto centrale e privo di dimensioni: Kether, la Corona, la prima Sephirah dell’Albero della Vita.

E ancora nello Zohar, leggiamo: Prima di aver creato ogni forma nel mondo, prima di aver generato una qualsiasi apparenza, Egli era solo, informe, non somigliante ad alcunchè. Chi potrebbe comprenderLo, come era allora, giacchè era privo di forma?.

L’ Ain, quindi è, per noi, il non-Essere, è il Nulla, lo Zero Assoluto. Tutto quello che è incomprensibile, ignoto e inconoscibile, non esiste; o almeno non esiste in rapporto alla nostra coscienza. La mente umana non conosce altra maniera di esistenza diversa da quella della forma e dell’attività, quindi trova immensa difficoltà a immaginare uno stato senza forma e senza attività quale è il non-essere. La Blavatsky definisce questa realtà primordiale come un principio onnipresente, eterno e illimitato e che trascende talmente ogni facoltà umana di concezione e riflessione da rendere insignificante qualsiasi similitudine.

Questa concezione cabalistica dello “Zero Assoluto” si affianca a quella del Tao cinese “Adombra la vacuità dello spazio.....non ha Padre; è al di là del concepibile, Superiore al Sommo”.

Si affianca a quella dello gnosticismo di Herbert Spencer che parla dell’Ain come dell’”Assoluto e dell’Inconoscibile” e a quella della casta sacerdotale egizia che lo definisce l’”Oscurità tre volte grande”. Un altro simbolo della cultura indù per rappresentare questo Zero, fu il serpente Ananta, che racchiude fra le sue spire l’universo e che è raffigurato nell’atto di inghiottire la propria coda, allusione questa alla circolarità spirale e ciclica della natura (vedi Ouroburous).

Bisogna quindi addestrare la nostra mente a percepire lo stato di puro essere senza attributi o attività anche per quanto riguarda la Sephira Kether. Kether può essere immaginata come l’accecante luce bianca, non differenziata nei raggi dal prisma della forma, oppure pensata come l’oscurità dello spazio interstellare, che è nulla, eppure contiene le potenzialità di tutte le cose.

Questi sono simboli su cui si può soffermare l’occhio interiore e realizzare così un punto fermo di lavoro. Kether è fondamentalmente diversa dalle altre Sephiroth, essa è il trascendente, l’ineffabile, l’origine di tutte le luci che riempiono le altre Sephirot. Nel corpo umano essa non ha una corrispondente specifica, in quanto lo avvolge tutto.

Il Testo Yetziratico chiama Kether “Intelligenza Occulta” e quindi dai cabalisti è chiamato “L’Occulto dell’Occulto” “L’Altezza imperscrutabile”, la “Testa che non è”. La Corona infatti sta sopra la testa “dell’Uomo Celeste, dell’Adam Cadmon”; l’Essere Puro sta dietro la manifestazione e anzi, la emana. Kether è l’Abisso da cui tutto è sorto e in cui tutto ricadrà alla fine della sua epoca. Kether è la più intensa forma di esistenza anche se noi non la capiamo. Questo concetto di altri modi di esistenza è importante tenerlo a mente perché è la chiave per capire Kether e Kether è la chiave per capire l’Albero della Vita. Come tutti i colori insieme formano un’unica luce bianca così tutti gli attributi, le qualità, le forme e le sostanze messe insieme danno “Un Punto Pieno”. Kether, come già abbiamo detto, è appunto la concentrazione dell’Ain Soph Aur, è il punto determinato dallo Tzim Tzum da dove è nato il cosmo; è, anche - come la monade che Leibnitz definisce “un centro di energia spirituale, privo di estensione e indivisibile” - colmo di vita, di attività e di forza incessante. È il prototipo di ogni realtà spirituale e fisica. E gli scienziati, come Maxwell e Jeans James, immaginarono questa monade come una particella elettrificata emanante linee di forza per tutto lo spazio.

Lo Zohar spiega che la sorgente o Causa Prima di tutto il creato è Kether (Punto di emanazione), la prima Sephirah; e che la corrente che ne è emessa è Chokmah, la seconda Sephirah; e il Mare, La Grande Madre, Binah, la terza Sephirah; e infine che le sette Sephiroth rimanenti rappresentano sette canali che si diramano in ogni dove. Le Sephiroth, infatti, sono dieci e questo numero è considerato il numero perfetto, che include, senza ripetizioni, tutte le cifre, e che contiene l’essenza totale di ogni numero. Il numero dieci è onnicomprensivo, fuori di esso non esiste altro numero, poiché quanto è oltre il dieci fa ritorno all’unità.

Kether, la Corona, è quindi la prima Sephirah, la Causa Prima o Demiurgo. La si indica nello Zohar anche con il nome di Macropròsopo o Grande Volto e rappresenta il numero Uno. Il numero uno, come sappiamo, è stato definito come il primo e principale elemento dei numeri, che permane stabile e fisso, mentre gli altri numeri possono essere sminuiti con la sottrazione tanto da essere privati di ogni consistenza.

Possiamo dire che vi è una sola coscienza indivisibile e assoluta che compenetra e fa vibrare di sé ogni punto dell’universo, ma la sua prima differenziazione (per emanazione o riflessione) è puramente spirituale e dà origine ad un numero di Sue Forze o potenze che personificano Entità Superiori. I nomi di queste forze o Entità Superiori hanno importanza soprattutto per la dottrina magica; conoscere il nome di un’intelligenza equivale a possederne le leggi che regolano le forze che il nome ha in sé, o meglio, che personifica. Il Nome Y H W H, di cui è impossibile conoscere la vera pronuncia, il Tetragrammaton, è al di fuori dell’Albero della Vita perché da Lui, oltre alle Sephiroth derivano i Partzufim e le Anime, prima, le Sephiroth e i Mondi dopo.

Ma, mentre studiamo le leggi che governano l’Albero della Vita è bene tenere a mente che queste stesse leggi sono anche quelle che regolano e governano la natura, l’uomo, il Sistema Solare e tutto il cosmo. Governano ogni regno: fisico, psichico, mentale e spirituale (Assiah, Yetzirah, Briah, Atziluth).

I cabalisti dicono appunto che ogni regno ha il suo Albero, e che le operazioni delle forze di ciascuna Sephirah vengono rappresentate in ciascun mondo sotto la presidenza di un nome divino. E, dicono ancora che per le operazioni di occultismo pratico sui piani, il Nome di Dio assegnato alla Sephirah rappresenta sempre l’azione della Sephirah nel mondo di Atzilut, qualunque sia il mondo di partenza. L’occultista e specialmente il praticante di magia rituale, se non è ben istruito in questa disciplina, tende ad iniziare la sua operazione senza alcun riferimento alla legge cosmica o principio spirituale; ne consegue che le immagini astrali che egli forma sono come corpi estranei nell’organismo dell’Uomo Celestiale, o Macrocosmo, e tutte le forze della natura saranno spontaneamente dirette verso l’eliminazione dell’operazione estranea. La natura combatte il mago, quindi chiunque arrivi alla magia non consacrata deve sempre rimanere sulla difensiva. Per questo motivo si ritiene che il mago paghi con sofferenza ciò che ottiene con mezzi magici. Ma ciò è vero se la sua operazione viene attuata in una qualunque delle sfere inferiori; ma se ha inizio nel Kether di Atziluth, in cui troviamo l’emanazione di tutte le forze divine preposte alle Sephiroth, egli trae forza non manifesta nella manifestazione e la natura è con lui invece che contro di lui.

La meditazione su Kheter

Se vogliamo, quindi, studiare una Sephira, se vogliamo indagare sulla natura di questa, noi non soltanto la studieremo intellettualmente e mediteremo su essa, ma cercheremo di entrare in contatto psichico e spirituale con la sua influenza. Per entrare coscientemente nella Sephirah, dobbiamo rivolgerci prima di tutto all’aspetto della divinità che governa quella Sephirah. È bene ricordare, a questo proposito, che la Cabala è monoteista, cioè le Potenze che essa classifica sono sempre considerate messaggere dell’Assoluto e non come sue pari. Se, quindi non ci appelliamo alla Divinità Preposta, le forze appartenenti alla sfera possono sfuggire di mano e causare difficoltà (le forze sono neutre, ma secondo l’intento di chi le usa, possono anche recare danni). Cominciando quindi sotto la presidenza del Nome Divino, non può intervenire alcun male. I metodi di evoluzione attraverso l’Albero, all’inizio, possono essere di due forme: quello dell’occultista mistico e quello dell’occultista pratico; quest’ultimo si basa soprattutto sui riti; ma salendo sulla scala evolutiva i due metodi necessariamente si unificheranno perché, altrimenti, non potrebbe esserci il necessario equilibrio che prevede l’albero sefirotico, e prima avviene questa unificazione, prima marceremo più spediti.

Cominceremo quindi con l'invocare il Santo Nome del Creatore preposto alla Sephirah che stiamo indagando, poi il Nome dell’Arcangelo, il potente essere spirituale in cui personifichiamo le forze che costruiscono quel livello di evoluzione. Chiediamo la benedizione dell’Arcangelo e lo preghiamo di intercedere presso l’Ordine degli Angeli assegnato a quella sfera perché essi ci siano amici e di aiuto nel regno della natura in cui essi agiscono. Nel momento in cui abbiamo fatto questo, saremo perfettamente intonati alla nota dominante della Sfera che ci interessa e pronti a seguire la ramificazione delle corrispondenze di quella Sephirah e dei suoi simboli affini. La formulazione dell’immagine e la vibrazione del nome porta il discepolo in contatto con le forze dietro ciascuna sfera dell’Albero, e quando egli entra in contatto in questa maniera la sua consapevolezza è illuminata, la sua natura è vitalizzata dalla forma così contattata ed egli ottiene notevoli intuizioni e illuminazioni.

In questa contemplazione dei simboli, queste illuminazioni non arrivano come forza generalizzata di luce, ma sotto forma di uno specifico vitalizzatore e illuminatore in base alla Sfera che si è contattata. Hod dà comprensione delle Scienze, Yesod comprensione della forza vitale e delle sue maniere di funzionamento. Allorchè viene contattato Hod, noi diveniamo pieni di entusiasmo e di energia per la ricerca scientifica; quando viene contattata Yesod, entriamo profondamente nella consapevolezza psichica e tocchiamo le forze vitali nascoste della Terra e della nostra stessa natura.

Possiamo, per ora, solo immaginare cosa può derivare da una meditazione su Kether. Dion Fortune dice che potremo forse intuire, e essere padroni di immagini-pensiero positive, ma a quel punto le invieremmo nel mondo senza una direzione precisa, perché in noi non ci sarà un interesse specifico. “Soltanto quando l’operatore non ha alcun interesse nel risultato dell’operazione sul piano fisico egli ottiene questa padronanza completa sulle immagini astrali [...] in quanto esse certamente assumeranno la forma che è più consona alla loro natura e così saranno più vere nei riguardi della legge cosmica [...]. Questa è la vera chiave di tutte le operazioni magiche e la loro unica giustificazione.

A questo punto è bene parlare un poco dell’importanza del simbolo per l’iniziato. L’Iniziato usa il simbolo per leggere i segreti di potenze ignote. In altre parole egli usa il simbolo come mezzo per guidare il pensiero nell’invisibile e nell’inconoscibile. Nel contemplare un simbolo composito come l’Albero della Vita egli può osservare che esistono chiare relazioni tra le sue parti che conducono infine all’inconoscibile. Nel simbolo composito dell’Albero della Vita ci sono alcune parti di cui l’iniziato sa qualcosa, come per esempio dei piani esistenti nel mondo fisico e del loro rapporto con i piani cosmici. Ci sono altre parti di cui può intuire qualcosa oppure avere intuizioni basandosi sui Principi Primi. “È - scrive Dion Fortune - come il viaggiatore del deserto che conosce la posizione di due oasi e compie una marcia forzata tra esse. Così facendo egli esplora e impara a conoscere il sentiero che unisce i due Sephiroth. La mente umana cresce con il pensiero profondo, con la meditazione e ciò che all’inizio era impensabile entra nel campo della nostra percezione”. È bene quindi riflettere sul deserto che unisce due Sephiroth e cercare di capire come collegarle cominciando dalla Sephirah più sentita, oppure, meglio vissuta dall’iniziato che medita. Per esempio, tutti sappiamo che ogni cosa che ha a che fare con la crescita e con la riproduzione è riassunta nella sfera della Luna, e si sa che questa Sfera non è sola, ma è inserita in un insieme di sfere disposte, guarda caso, ad albero. Sicuramente la Sfera di Hod, quella immediatamente sopra a Yesod avrà forze diverse, ma collegate alla precedente Sfera. È necessario dunque trovare il sentiero se da Yesod vogliamo arrivare ad Hod. Molti studiosi di Cabalà hanno scoperto che la disposizione delle carte dei Tarocchi sui sentieri può essere un’indicazione valida per trovare il giusto sentiero fra due Sephiroth e così per le lettere dell’Alef - Beit e i sette Pianeti tradizionali con gli elementi, tre, senza la Terra, più i segni zodiacali. Comunque è sempre bene sondare ciò che hanno scoperto altri studiosi e se ci è congeniale appropriarsene, ma non bisogna dimenticare mai che il tragitto deve essere personale, autentico e realistico, se ci teniamo alla nostra evoluzione

Note

  1. Come da Kether emanano 7 Luci (i sephirot), così anche da Brahma emanano i 7 Rishis, o Prajapati
  2. La lettera simbolica è lo jod (valore numerico 10), perchè da Kether emanano sette Luci che, sommate alle due emanazioni dirette (Chokmah e Binah) portano il totale a 10, il valore numerico della lettera jod.
  3. Alcuni lo associano alla testa ma è un errore in quanto Kether è piuttosto la corona che viene poggiata sulla testa.

Vedi anche

Riferimenti esterni