Differenze tra le versioni di "Massoneria in Italia"

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La squadra e il compasso, simbolo massonico. Si trova con o senza la G.

La Massoneria In Italia è molto frammentata e divisa in molte obbedienze o comunioni, le prime testimonianze documentate della presenza massonica in territorio italiano risalgono al 1723[1], quindi ad appena 6 anni dalla nascita della prima gran loggia.

Panorama delle principali comunioni

Palazzo Giustiniani, sede del Grande Oriente D'Italia. dal 1901 al 1985
Sigillo della Gran Loggia d'Italia degli Alam.
Maria Deraismes, co-fondatrice della loggia "Le Droit Humain"

Quasi tutte le comunioni attualmente operanti in Italia o di lingua Italiana nascono da divisioni e scissioni dalle principali comunioni, o comunque per iniziativa di persone appartenenti precedentemente ad una di esse. Anche se non è semplice determinare con esattezza il reale numero degli iscritti, da fonti delle comunioni stesse e dall'Eurispes, Rapporto Italia 2008, si evince che l'istituzione con il maggiore numero di aderenti risulta il Grande Oriente d'Italia (cosiddetta obbedienza "di Palazzo Giustiniani", dalla sua sede storica), che accetta solo uomini. Poi vi è Gran Loggia d'Italia (detta anche obbedienza di piazza del Gesù, dalla sua sede storica, o di Palazzo Vitelleschi dalla sua sede attuale), che è un'obbedienza mista, in quanto accetta donne e uomini. Segue la solo maschile Gran Loggia Regolare d'Italia, riconosciuta dalla Gran Loggia Unita d'Inghilterra. Meritano di essere menzionate anche, l'obbedienza mista del Supremo consiglio d'Italia e San Marino e la Federazione italiana dell'Ordine Massonico Misto "Le Droit Humain" che è la costola italiana del "Droit Humain", la più antica delle Obbedienze miste, nata in Francia e prima a definirsi internazionale; tra quelle solo femminili la Gran loggia massonica femminile d'Italia, che è l'unica riconosciuta a livello internazionale. Vi sono poi decine e decine di altre obbedienze numericamente minori, spesso derivanti da scissioni delle maggiori.

Storia

Origini della massoneria in Italia

La prima loggia massonica (col nome di "Fidelitas") sul territorio italico fu fondata a Girifalco, in Calabria, nel 1723.[2] Nel 1731 fu fondata, a Firenze, una loggia inglese. Intorno al nucleo iniziale, costituito da inglesi, si aggiunsero gradualmente numerosi nobili ed intellettuali fiorentini. Su questa loggia si esercitarono gli effetti persecutori della bolla pontificia In eminenti, pubblicata il 28 aprile 1738, che inaugurava una lunga serie di scomuniche e di condanne. Della Loggia fiorentina, detta degli "Inglesi", fecero parte gli italiani Antonio Cocchi e Tommaso Crudeli; quest'ultimo fu per questo incarcerato, torturato dal Sant'Uffizio di Firenze, morì per i postumi del carcere a Poppi nel 1745 e per questo è considerato il primo martire della massoneria universale[3].

Sempre nel granducato di Toscana, a Livorno, nacquero addirittura quattro logge: due negli anni 1763 e 1765 (ottennero una patente di fondazione dalla Gran Loggia d'Inghilterra degli Antients) ed altre due nel 1771 (con patente rilasciata dalla Gran Loggia d'Inghilterra dei Moderns).

Il fenomeno massonico arrivò poi a Roma, con alterne vicende: nel 1735 alcuni gentiluomini inglesi diedero vita ad una loggia giacobita, rimasta attiva fino al 1737, quando si dovette sciogliere per ordine del governo pontificio. Ma, rispettivamente nel 1776 e nel 1787, vi vennero fondate due logge, entrambe di rito scozzese. Il 27 maggio 1789 il conte di Cagliostro tentò di organizzare una loggia basata sul proprio "sistema egiziano", ma venne arrestato e processato dal Sant'Uffizio che, nell'aprile 1791, lo condannò a morte come "eretico formale, mago e libero muratore", pena commutata poi nel carcere perpetuo.

Nel 1749 a Chambery (Savoia, parte integrante del Regno di Sardegna) fu fondata una loggia sulla base di una patente di gran maestro provinciale per la Savoia ed il Piemonte rilasciata dalla Gran Loggia di Londra nel 1739 al marchese François Noyel de Bellegarde; nel 1752, la stessa loggia assunse il nome di Gran Loggia Madre, con facoltà di creare altre logge in tutti i territori del regno di Sardegna e, di fatto, nel 1765 ne vennero create tre, tra cui una a Torino. Quest'ultima assunse una tale importanza da far ottenere nel 1773 il conferimento al conte di Bernezzo del titolo di gran maestro provinciale per il Piemonte, con la conseguente completa autonomia dalla Gran Loggia Madre di Chambery. In Piemonte una loggia era presente anche a Novi Ligure.

Nel 1746 fu fondata una loggia a Venezia, alla quale sono da ricollegare le figure di Giacomo Casanova, di Carlo Goldoni e di Francesco Griselini, che rimase in attività fino al 1755, quando l'intervento degli Inquisitori di Stato portò all'arresto del Casanova e ne determinò la chiusura. Ma una nuova loggia sorse nel 1772, con patente della Gran Loggia d'Inghilterra, per iniziativa del segretario del Senato, Pietro Gratarol, e rimase attiva fino al 1777, mentre nasceva un'altra loggia a Venezia, una a Vicenza ed un'altra a Padova.

La prima loggia di Napoli, formata da alti ufficiali e nobili, fu fondata nel 1749 su iniziativa di un mercante di seta francese, che successivamente costituì un'altra loggia di più modesta fisionomia sociale. Dopo la pubblicazione, avvenuta il 28 maggio 1751, della Bolla Providas Romanorum Pontificum emanata da papa Benedetto XIV per ribadire la condanna pontificia del 1738, Carlo VII di Borbone (che divenne poi il re Carlo III di Spagna) promulgò un editto (10 luglio 1751) che proibiva la Libera Muratorìa nel Regno di Napoli, tuttavia il provvedimento non stroncò la Massoneria: una risorta loggia locale ottenne una patente dalla Gran Loggia Nazionale di Olanda (10 marzo 1764) che la promuoveva al rango di Gran Loggia Provinciale per il Regno di Napoli, mentre una seconda loggia, con patente della Gran Loggia d'Inghilterra (Moderns), il 7 marzo 1769 fu parimenti investita del rango di Gran Loggia Provinciale. Raimondo di Sangro, VII principe di Sansevero (1710-1771) divenne massone nel 1744 e gran maestro di tutte le logge napoletane fino al 1751[4]. Sul finire del settecento sorse a Napoli "La philantropia", loggia di rito inglese in cui militarono alcune personalità dell'Illuminismo meridionale come Mario Pagano (che verrà eletto maestro venerabile), Gaetano Filangieri, Giuseppe Albanese, Donato Tommasi e Domenico Cirillo. Pagano, Albanese e Cirillo furono esponenti della Repubblica Partenopea e vennero condannati a morte dopo la restaurazione borbonica.

In Liguria tra il 1745 e il 1749 risultano una loggia a Bordighera e almeno due a Genova, da collegare alla presenza delle truppe francesi in difesa della Repubblica. Verso la fine del secolo nacquero altre due logge nel capoluogo, una (1780) aderente al Regime Scozzese Rettificato e un'altra (1782) che ottenne una patente dalla Gran Loggia d'Inghilterra con il titolo di Old British and Ligurian Lodge.

Nel 1756 fu fondata una loggia a Milano, subito scoperta dalle autorità austriache; il fatto determinò un editto (6 maggio 1757) con il quale il governatore, Francesco duca di Modena, vietava le riunioni massoniche in tutto il territorio dello Stato Lombardo. Ma la loggia continuò ad esistere e nel 1783 aderì alla Gran Loggia di Vienna. L'anno successivo il conte Wilczeck, ministro plenipotenziario imperiale a Milano, assunse la carica di gran maestro provinciale per la Lombardia austriaca. Nel 1776 sorse una loggia anche a Cremona.

Fondazione del Grande Oriente e scissione di Piazza del Gesù

Una serie di iniziative, assunte quasi contemporaneamente dai governanti dei vari Stati italiani, inaugurò un nuovo periodo di repressioni del fenomeno massonico. Nel Regno di Sardegna, il 10 giugno 1814 Vittorio Emanuele I emanò un editto con il quale ribadì "la proibizione delle congreghe ed adunanze segrete, qualunque ne sia la denominazione loro, e massime quelle de' così detti Liberi Muratori già proibita col R.E. delli 20 maggio 1794". Analogo decreto del 26 agosto 1814 emanato nel Lombardo Veneto vietò "gli ordini segreti, le adunanze, corporazioni e fratellanze segrete, come sarebbero le Logge de' così detti Franchi Muratori ed altre consimili società", mentre papa Pio VII il 15 agosto 1814 emanava un editto che, rifacendosi alle encicliche di papa Clemente XII e di papa Benedetto XIV, proibiva le "aggregazioni delli suddetti Liberi Muratori, e altre consimili" e a Napoli, Ferdinando IV di Borbone l'8 agosto 1816 vietava "le associazioni segrete che costituiscono qualsivoglia specie di setta, qualunque sia la loro denominazione l'oggetto ed il numero dei loro componenti". Tuttavia, i massoni italiani resistettero ed anzi andarono sempre più a rafforzare ed organizzare la propria attività, fino a riemergere in modo significativo nella seconda metà dell'Ottocento.

L'8 ottobre 1859, a Torino, sette confratelli costituirono una nuova loggia, chiamata "Ausonia" dall'antico nome poetico dell'Italia. Da questo seme, il 20 dicembre 1859, sempre a Torino, nacque un'organizzazione che esplicitamente aspirava a diventare una Gran Loggia nazionale ed assunse la denominazione di Grande Oriente Italiano. Costantino Nigra fu nominato gran maestro del Grande Oriente torinese il 3 ottobre 1861. Tale intento si concretizzò con la I assemblea costituente del Grande Oriente Italiano, che si tenne a Torino dal 26 dicembre 1861 al 1º gennaio 1862 sotto la presidenza di Felice Govean, facente funzioni di gran maestro, e con la presenza dei rappresentanti di ventotto logge. In quella occasione, Giuseppe Garibaldi fu salutato come "primo libero muratore italiano", ricevendo il 33º grado del Rito scozzese: successivamente (nel 1881) si aggiunse la suprema carica di Gran Hyerophante del Rito di Memphis e Misraim ed il Grande Oriente di Palermo gli conferì tutti i gradi scozzesi dal 4º al 33º; a condurre il rito fu un altro massone - Francesco Crispi - accompagnato da altri cinque[5]. Ad assumerne la carica di gran maestro, il 1º marzo 1862, venne chiamato Filippo Cordova, eminente figura di giurista e di statista; la III assemblea costituente, convocata a Firenze dal 21 al 24 maggio 1864, elesse gran maestro Giuseppe Garibaldi; la sua carica durò pochissimo a seguito di disaccordi con gli altri membri. Diede le dimissioni dalla carica, e rimase gran maestro onorario a vita. A Garibaldi succedette nuovamente Filippo Cordova e poi Lodovico Frapolli, durante il cui ministero di Gran Maestro, nel 1870, la Gran Loggia spostò la propria sede da Firenze a Roma. Giuseppe Garibaldi con sua lettera chiese al Mazzini di sostituirlo nella carica di Gran Maestro onorario, ma quest'ultimo rifiutò, non avendo mai condiviso l'organizzazione massonica lungo tutto il suo impegno risorgimentale.[6] È infatti storicamente oramai accertato che Giuseppe Mazzini, al contrario del suo discepolo Aurelio Saffi, mai aderì alla Massoneria.[7][8]

Nel 1884 fu pubblicata l'enciclica Humanum Genus di papa Leone XIII, che segnò probabilmente il momento più alto di scontro tra la Chiesa cattolica e la massoneria. Il documento pontificio, oltre ad addebitare alla massoneria "atroci vendette [...] su chi sia creduto reo di aver tradito il segreto e disubbidito al comando, e ciò con tanta audacia e destrezza, che spesso il sicario sfugge alle ricerche ed ai colpi della giustizia", sosteneva che l'obiettivo dei massoni era quello di "distruggere da cima a fondo tutta la disciplina religiosa e sociale che è nata dalle istituzioni cristiane, e sostituirla con una nuova, modellata sulle loro idee, e i cui princìpi fondamentali e le leggi sono attinte dal naturalismo". In questo clima, venne eletto gran maestro Adriano Lemmi il 17 gennaio 1885, il quale si impegnò particolarmente nel chiamare a raccolta figure rappresentative del mondo politico e culturale, tra cui Giovanni Bovio, Giosuè Carducci, Agostino Bertani, Giuseppe Zanardelli.

Il 6 giugno 1889 in Campo de' Fiori a Roma avveniva l'inaugurazione del monumento a Giordano Bruno, opera dello scultore e futuro gran maestro Ettore Ferrari. L'oratore ufficiale fu il filosofo Giovanni Bovio; nel 1895 divenne gran Maestro Ernesto Nathan, poi sindaco di Roma.

Adriano Lemmi, alla fine dell'Ottocento riteneva che la scomparsa de potere temporale dei papi fosse il "più memorabile avvenimento della storia del mondo".

Il 21 aprile 1901 il Grande Oriente inaugurò la sua nuova sede di Palazzo Giustiniani, mentre iniziava un fermento scissionistico che portò, da prima nel 1908 alla fuoriuscita del Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato, e poi nel 21 marzo 1910, alla fondazione di una Gran Loggia, che ebbe come gran maestro Saverio Fera, sotto la denominazione di Serenissima Gran Loggia d'Italia, che dall'indirizzo della sua sede divenne nota anche come Gran Loggia di Piazza del Gesù, motivo principale della scissione fu la mozione Bissolati, o meglio le indicazioni di voto date dall'allora Gran Maestro, e non accettato da parte dei parlamentari massoni .

Repressione fascista

All'inizio del XX secolo avvengono ulteriori attacchi alla massoneria provenienti dai versanti più disparati e tra loro contrapposti. Pubblicato nel 1917, il canone 2335 del codice di diritto canonico prevedeva la scomunica per i massoni. Nel novembre 1922, il IV congresso moscovita dell'Internazionale Comunista proclamava l'incompatibilità tra militanza nei partiti comunisti e appartenenza alla massoneria. Nella seduta del 13 febbraio 1923 presieduta da Benito Mussolini, il Gran Consiglio del fascismo dichiarava l'incompatibilità tra militanza fascista ed appartenenza alla massoneria. La Gran Loggia di Piazza del Gesù tentò di ammorbidire gli effetti della deliberazione del Gran Consiglio fascista con una dichiarazione rilasciata alla stampa, per affermare che i massoni aderenti "obbediscono devotamente alla gerarchia fascista, superiore a tutte le contingenze e quindi possono continuare a servire la Patria e l'organizzazione fascista, fedeli e disciplinati al supremo duce Benito Mussolini e al suo governo" e rendendo obbligatoria una dichiarazione di fedeltà al fascismo da parte dei propri affiliati. Tuttavia, il 19 maggio 1925 la Camera dei deputati approvò con 289 voti favorevoli e solo 4 contrari il progetto di legge sulla disciplina delle associazioni, presentato da Mussolini e mirante soprattutto allo scioglimento della massoneria. Nell'ottobre dello stesso anno, subito prima della approvazione della legge anche al Senato del Regno, numerose Logge furono devastate dai fascisti: Mola cita quelle di "Bari, Genova, Forlì, Modena"[9].

Difatti Mussolini riteneva che la moderna democrazia di origine illuminista non fosse altro che una subdola dittatura massonica[10].

Già prima del suo scioglimento, il Grande Oriente d'Italia era in rapporti di amicizia con la Gran Loggia di Francia e a Parigi nel 1913 era stata fondata da italiani la Loggia Italia numero 450; il 28 maggio 1930 gli esuli fondarono una nuova loggia, l'Italia Nuova numero 609, dalla quale provenne un notevole contributo alla causa repubblicana nella guerra civile spagnola, cui parteciparono nove membri della loggia, tra i quali Randolfo Pacciardi e Francesco Fausto Nitti.

Il 12 gennaio 1930, Eugenio Chiesa fu eletto gran maestro aggiunto del Grande Oriente d'Italia in esilio, nel quale si riconobbero le logge italiane costituite all'estero (Egitto, Tunisia, Argentina ecc.) e già all'obbedienza del Grande Oriente.

Dopo la caduta del fascismo

Il 10 luglio 1944, il Comitato della Grande Maestranza formato da Umberto Cipollone, Guido Laj e Gaetano Varcasia emanò la circolare numero 1 ai "Carissimi Fratelli Venerabili, Fratelli tutti d'Italia", in cui il comitato si considerava erede diretto di Domizio Torrigiani ed Ettore Ferrari e alla vigilia del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 il Grande Oriente così si espresse:

« Noi non possiamo né vogliamo fare altro che ricordare ai Fratelli la necessità di tener fede ai principi che avemmo in retaggio da Mazzini, senza nulla imporre: nel tempio del libero pensiero non sono ammesse coercizioni. Giudichino i fratelli, riandando la storia d'Italia, particolarmente quella degli ultimi venti anni, quale delle forme istituzionali sia meglio adatta a conservare in piedi precisamente quel tempio della Libera Massoneria di cui noi siamo gli operai e da tale esame traggano ispirazione. »

Dopo la caduta del fascismo la massoneria italiana risorse sia sotto i vessilli del Grande Oriente di Palazzo Giustiniani sia nella versione di Piazza del Gesù, ad iniziativa di Raoul Palermi.

Il 19 marzo 1949 il Grande Oriente d'Italia approvò il testo di una costituzione dell'Ordine. Cardine del nuovo ordinamento era la netta separazione dei Riti dall'Ordine, secondo la riforma già impostata nel 1922 da Torrigiani ma non condotta in porto per gli eventi che si succedettero. In conseguenza di ciò, non vi sarebbero più state logge dell'uno o dell'altro rito, ma ognuna avrebbe lavorato solo secondo i rituali tre gradi universali di apprendista, compagno e maestro; solamente raggiunta quest'ultima dignità i confratelli, volendo, avrebbero potuto accedere ai Riti quali scuole di perfezionamento. La costituzione, che recepisce i landmark e quindi collega fortemente il Grande Oriente alla tradizione universale massonica, fu depositata dinanzi all'autorità civile.

Il 13 settembre 1972 "l'aspirazione del popolo massonico italiano alla universalità" (Lino Salvini) fu realizzata con il riconoscimento della regolarità del Grande Oriente d'Italia da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra (riconoscimento che nel 1993 passerà alla Gran Loggia Regolare d'Italia); fu proprio il gran maestro Salvini ad annunciare lo storico evento ai suoi confratelli. Sulla scia di tale avvenimento si rinnovarono da più parti i tentativi di fusione con la Gran Loggia di Piazza del Gesù, ma invano; l'ostacolo principale fu rappresentato dal fatto che quest'ultima fin dal 1956 avesse accettato il principio dell'iniziazione femminile, dando vita e riconoscendo logge costituite da donne. Successivamente, il 18 settembre 1973 avvenne una fusione tra il Grande Oriente e circa 200 logge già appartenenti a Piazza del Gesù, ma il generale Giovanni Ghinazzi, Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia, la sconfessò, proseguendo per la sua strada.

Lo scandalo della P2

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: P2.
Licio Gelli ai tempi dell'esplosione dello scandalo P2

La P2 è stata una Loggia storica del Grande Oriente d'Italia, fondata nel 1877 col nome di “Propaganda massonica”. La sua caratteristica principale era quella di garantire un’adeguata copertura e segretezza agli iniziati di maggior importanza, sia all’interno che al di fuori dell’organizzazione. Per tale motivo la loggia, ribattezzata “Propaganda due” nel secondo dopoguerra (da qui: "P2"), fu sempre alle dipendenze dirette del Gran maestro del GOI sino all’avvento di Licio Gelli. Quest’ultimo venne prima delegato dal Gran maestro Lino Salvini a rappresentarlo in tutte le funzioni all’interno della loggia (1970)[11], poi ne fu nominato Maestro venerabile (1975)[12]. La circostanza che, nel periodo della maestranza, Gelli fosse riuscito a riunire in segreto almeno un migliaio di personalità di primo piano, principalmente della politica e dell'Amministrazione dello Stato, e la pubblicazione del suo programma sovversivo dell'assetto socio-politico-istituzionale, suscitò uno dei più gravi scandali politici nella storia della Repubblica Italiana.

Il 31 ottobre 1981, sette mesi dopo il rinvenimento delle liste degli affiliati alla P2, la corte centrale del Grande Oriente d'Italia, presieduta dal nuovo gran maestro Armando Corona, per evitare ulteriori scandali, espulse Licio Gelli dal consesso massonico, pur asserendo che già nel 1976 la P2 aveva sospeso ufficialmente la propria attività all'interno dello stesso Grande Oriente d'Italia, e da allora non avrebbe più agito all'interno del consesso massonico ufficiale.

La Commissione parlamentare d'inchiesta, presieduta dall'on. Tina Anselmi, concluse che la loggia era una vera e propria "organizzazione criminale"[13] ed "eversiva"; la loggia venne sciolta con un'apposita legge, la n. 17 del 25 gennaio 1982.[14]

Lo "scandalo della P2" ha determinato un notevole appannamento dell'immagine della massoneria in Italia, costituendo un danno per tutto il variegato movimento massonico italiano e non solo per il Grande Oriente d'Italia, di cui la P2 era parte.

Il 18 novembre 1984 fu promulgata la nuova costituzione dell'Ordine, in cui si afferma che il Grande Oriente d'Italia rappresenta la sola fonte legittima di autorità massonica nel territorio italiano e nei confronti delle Comunioni massoniche estere. Si stabilisce che il GOI, nei rapporti giuridici con la società civile, si colloca tra le associazioni non riconosciute. Vengono inoltre introdotte importanti novità in ordine alla trasparenza interna dell'organizzazione.

Tuttavia il Grande Oriente d'Italia rimase segnato dalla vicenda della P2. Nel 1993, all'indomani di una ulteriore inchiesta giudiziaria, la cosiddetta inchiesta Cordova (dal nome del Pubblico Ministero di Palmi Agostino Cordova, titolare dell'indagine), l'allora Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Giuliano Di Bernardo preferì prendere con forza le distanze dall'Obbedienza che presiedeva, fondando la Gran Loggia Regolare d'Italia, che immediatamente ottenne il riconoscimento della Gran Loggia Unita d'Inghilterra, che da allora manterrà senza soluzione di continuità.

Struttura amministrativa

A livello strettamente amministrativo la massoneria in Italia ha un organigramma che può differire in parte in base alle diverse obbedienze. La struttura di questa società è organizzata in logge; ogni loggia è composta da un numero variabile di persone, solitamente il numero minimo è 7, ed è retta dal Maestro Venerabile, che la presiede; questi è eletto tra i fratelli della loggia che abbiano raggiunto almeno il 3º grado iniziatico (maestro massone). Una o più logge formano un Oriente, uno o più Orienti formano una provincia massonica, che solitamente, ma non necessariamente, coincide con la provincia amministrativa. Tutte le logge formano una obbedienza. A presiedere l'obbedienza è il Gran Maestro, che viene eletto tradizionalmente dai maestri venerabili di tutte le logge, anche se ogni obbedienza può avere regole di elezione sue proprie: ad es. nel Grande Oriente d'Italia l'elettorato compete a tutti i maestri massoni, mentre nella Gran Loggia d'Italia oltre ai maestri venerabili votano anche i presidenti delle camere del Rito scozzese in quanto le figure del gran maestro e quella del sovrano gran commendatore coincidono. Esistono poi, con modalità diverse da un'obbedienza all'altra, altri delegati su base provinciale e regionale, ed altri funzionari che fanno da collegamento tra le logge e il Gran Maestro. In questo senso, la massoneria non si differenzia da altre associazioni.

Aspetti giuridici

L'articolo 18 della Costituzione della Repubblica Italiana, al primo comma riconosce e tutela la libertà d'associazione, e prevede che i cittadini abbiano il diritto di associarsi, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalle leggi; il medesimo articolo, tuttavia, al comma secondo, vieta le associazioni segrete. In occasione dello scioglimento d'autorità della Loggia P2, fu emanata la legge numero 17 del 25 gennaio 1982, la cosiddetta legge Spadolini-Anselmi: in base a tale legge, si "considerano associazioni segrete e come tali vietate dall'articolo 18 della Costituzione quelle che, anche all'interno di associazioni palesi, occultando la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali, ovvero rendendo sconosciuti, in tutto o in parte ed anche reciprocamente, i soci, svolgono attività diretta ad interferire sull'esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici, anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale". I responsabili delle maggiori associazioni massoniche italiane hanno spesso affermato che tali caratteristiche non sono rintracciabili nella massoneria in quanto tale, ed in effetti la legge Spadolini-Anselmi dal punto di vista puramente operativo non è mai stata applicata a tali associazioni.

Massoni famosi

Tra le personalità italiane che ebbero ruoli importanti nella massoneria, figurano tra gli altri: Joseph de Maistre, Mario Pagano, Giuseppe Garibaldi, Aurelio Saffi, Francesco Crispi, Giuseppe Zanardelli, Agostino Depretis, Ernesto Nathan, Malachia De Cristoforis, Ettore Ferrari, Paolo Ungari, e Giosuè Carducci. Una lista di centinaia di personaggi italiani degni di nota che furono iniziati nella massoneria dal XVIII al XX secolo, che va da Giuseppe Cesare Abba (1838-1884) a Giuseppe Zurlo (1757-1828), è stata pubblicata sulla base di documenti d'archivio dal Grande Archivista del Grande Oriente d'Italia[15].

Note

  1. Notizie d’archivio, «Erasmo Notizie», 9 (2008), 19-20, p. 26.
  2. Notizie d’archivio, «Erasmo Notizie», 9 (2008), 19-20, p. 26.
  3. Proposta di biografia di Tommaso Crudeli (a cura del Prof. Renzo Rabboni) presentata al Prof. Fabio Roversi Monaco il 9 maggio 2003 a Bologna, per inserirla nel Dizionario Biografico degli Italiani dell'Enciclopedia Treccani (PDF), crudeli.org. URL consultato il 14-07-2009.
  4. Raimondo di Sangro: un breve profilo, di Giuseppe Rosica, zen-it.com. URL consultato il 10-02-2009.
  5. Garibaldi massone, di E.E. Stolper
  6. Cfr. Roland Sarti - Giuseppe Mazzini - Ed. Laterza Bari 2005
  7. Cfr. Nello Rosselli - Bakunin e Mazzini - Piccola Biblioteca Einaudi - MI 1967
  8. Cfr. sul punto http://www.granloggiaregolareitalia.org/massoneria/massoneria_curiosita.html
  9. Aldo A. Mola, Storia della Massoneria Italiana, Bompiani, Milano 1994, p. 570.
  10. Richard Collier, Duce! Duce! Ascesa e caduta di Benito Mussolini, Mursia, 1971, pag. 129
  11. Aldo A. Mola, Storia della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni, Bompiani, Milano, 1992, pag. 746
  12. Dino P. Arrigo, Fratelli d’Italia. Cronache, storie, riti e personaggi (per capire la Massoneria), Rubbettino, Messina, 1994, pag. 52
  13. Willan, Puppetmasters, p. 50
  14. Sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo del 2 agosto 2001 (nel caso Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani c. Italia), dove si fa riferimento alla legge 17/82, "attuazione dell'art. 18 della Costituzione in materia di associazioni segrete e quelle concernenti lo scioglimento dell'associazione denominata Loggia P2".
  15. Vittorio Gnocchini, L'Italia dei liberi muratori. Brevi biografie di Massoni famosi, Roma-Milano, Erasmo Editore-Mimesis, 2005

Bibliografia

  • Bino Bellomo, La Massoneria Universale dalle origini ai nostri giorni, Ciarrocca, Milano, 1960;
  • Fulvio Conti, Storia della Massoneria italiana. Dal Risorgimento al fascismo, Bologna, Il Mulino, 2003;
  • Massimo della Campa, Luce sul Grande Oriente, Sperling & Kupfer, Milano, 2005 ISBN 8820039249 95-I-05;
  • M. Del Maschio, S. Momentè, C. Nobbio, Fratelli d'Italia. Memoria del rapporto tra Massoneria e Risorgimento nel 150 anniversario dell'Unità d'Italia, Bastogi, Foggia, 2011;
  • Giuliano Di Bernardo, Filosofia della massoneria. L'immagine massonica dell'uomo, Marsilio, Venezia, 2002;
  • Santi Fedele, La Massoneria italiana nell'esilio e nella clandestinità 1927-1939, Milano, Franco Angeli, 2005;
  • Giuseppe Giarrizzo, Massoneria e Illuminismo nell'Europa Del Settecento, Venezia, Marsilio, 1994;
  • Vittorio Gnocchini, L'Italia dei liberi muratori. Brevi biografie di Massoni famosi, Roma-Milano, Erasmo Editore-Mimesis, 2005;
  • Anna Maria Isastia, Uomini e idee della Massoneria. La Massoneria nella storia d'Italia, Roma, Atanor, 2001;
  • Iréne Mainguy, Simbolica massonica del terzo millennio, Roma, Edizioni Mediterranee, 2004;
  • Aldo A. Mola, Storia della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni, Bompiani, Milano, 1992;
  • Ferruccio Pinotti, Fratelli d'Italia. Biblioteca Universale Rizzoli, 2007;
  • Domenico V. Ripa Montesano, Vademecum di Loggia, Edizione Gran Loggia Phoenix – Roma Italia 2009 ISBN 978-88-905059-0-4;
  • Enrico Simoni, Bibliografia della Massoneria in Italia, 5 volumi, Bastogi, Foggia, 1992-1993-1998-2006-2010;
  • Storia d'Italia. Annali, vol. 21, La Massoneria, a cura di G. M. Cazzaniga, Einaudi, Torino, 2006 ISBN 9788806170318

Voci correlate

Collegamenti esterni