Musica delle sfere

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L'armonica nascita del mondo, rappresentata da un organo cosmico, in Musurgia Universalis di Athanasius Kircher, 1650.

La musica delle sfere, detta anche musica universale, è un antico concetto filosofico che considerava l'universo come un enorme sistema di proporzioni numeriche. I movimenti dei corpi celesti (Sole, Luna e pianeti), inoltre, avrebbero prodotto una sorta di musica, non udibile dall'orecchio umano, ma consistente in concetti armonico-matematici. La teoria della musica delle sfere continuò a essere seguita almeno fino al XVII secolo da filosofi, musicologi e musicisti.

Storia

La musica delle sfere incorpora il principio metafisico secondo il quale relazioni matematiche esprimono qualità che si manifestano in numeri, forme e suoni, tutto connesso in un enorme modello di proporzioni.

Pitagora, per primo, capì che l'altezza di una nota è proporzionale alla lunghezza della corda che la produce, e che gli intervalli fra le frequenze sonore sono semplici rapporti numerici.[1] Secondo Pitagora, il Sole, la Luna e i pieneti produrrebbero, a causa dei loro movimenti di rotazione e rivoluzione, un suono continuo,[2] impercettibile dall'orecchio umano, e tutti insieme produrrebbero un'armonia. Conseguentemente, la qualità della vita sulla Terra sarebbe influenzata da questi suoni celesti.[3]

Nel mondo greco il cosmo era paragonato a una scala musicale, dove i suoni più acuti erano assegnati a Saturno e alle stelle fisse. Il Sole era indispensabile per la realizzazione dell'armonia in quanto, secondo i greci, corrispondeva alla nota centrale che congiunge due tetracordi.[4] Per Filolao, matematico e astronomo pitagorico, il mondo è armonia e numero, e tutto è ordinato secondo proporzioni che corrispondono ai tre intervalli fondamentali della musica: 2:1 (ottava), 3:2 (quinta) e 4:3 (quarta).[5]

In seguito, Platone descrisse l'astronomia e la musica come studi gemellati per le percezioni sensoriali: astronomia per gli occhi, musica per gli orecchi, ma entrambe riguardanti proporzioni numeriche. Egli, inoltre, appoggiò l'idea di musica delle sfere nel dialogo La Repubblica, nel quale descriveva un sistema di otto cerchi e orbite: stelle fisse, Saturno, Giove, Marte, Mercurio, Venere, Sole e Luna, che si distinguono in base alle loro distanze, al colore e alle velocità di rivoluzione.[6]

Più tardi i filosofi, fra i quali Tolomeo, mantennero la stretta correlazione fra astronomia, ottica, musica e astrologia.[7] Nel IX secolo l'arabo al-Kindi sviluppò le idee di Tolomeo nel suo De Aspectibus, che associa anch'esso astronomia e musica.

A fianco della teoria pitagorica si sviluppò la visione magico-ermetica dell'armonia, espressa dalla concezione del monocordo di Robert Fludd, nel quale le sfere dei quattro elementi, dei pianeti e degli angeli sono disposte verticalmente sul monocordo, accordato dalla mano divina. Dio, dunque, è architetto e musicista supremo del creato.[4] Un modello analogo era stato delineato da Franchino Gaffurio, il quale aveva collocato i pianeti attorno a un'ideale corda musicale, secondo una scala eseguita dalle nove Muse, accompagnata dalle tre Grazie e diretta da Apollo.[4]

Giovanni Keplero, nel XVII secolo, influenzato dagli argomenti di Tolomeo, scrisse il libro Harmonices Mundi, nel quale vengono descritte le consonanze fra percezioni ottiche, forme geometriche, musica e armonie planetarie. Secondo Keplero, il punto d'incontro fra geometria, cosmologia, astrologia e musica è rappresentato dalla musica delle sfere.[8] Keplero, però, superò il modello statico delle sfere di concezione copernicana in favore di un modello dinamico, trasformando le orbite circolari in ellissi, che i pianeti percorrono a velocità variabili. Inoltre, attribuì a ogni pianeta non un singolo suono, ma un intervallo, la cui nota più grave corrispondeva alla velocità minima che il pianeta teneva durante la rivoluzione, e quella più acuta alla velocità massima.[4]

Critiche

Baruch Spinoza criticò fermamente tale concetto filosofico nella sua Etica, indicandolo come idea priva di fondamento scientifico, frutto dell'immaginazione umana: «... la follia degli umani è arrivata al punto di credere che dell'armonia si diletti anche Dio; e nemmeno mancano filosofi profondamente convinti che i movimenti dei corpi celesti producano un'armonia».[9]

Riferimenti

  • Nello speciale interattivo dei Proms (stagione concertistica inglese) del popolare telefilm della BBC "Doctor Who", il decimo Dottore compone della musica ispirato dalla musica delle sfere, che definisce «derivante dalla vibrazione causata dai moti di pianeti che girano su loro stessi ed intorno ad altri pianeti e stelle».

Note

  1. Weiss, p. 3.
  2. Plinio il Vecchio, p. 277-278.
  3. Houlding, p. 28.
  4. 4,0 4,1 4,2 4,3 Template:Citaweb
  5. Kahn, p. 26.
  6. Davis, p. 252.
  7. Smith, p. 2.
  8. Template:Citaweb
  9. Baruch Spinoza, Ethica ordine geometrico demonstrata, 1677.

Bibliografia

  • Piero Weiss e Richard Taruskin, Music in the Western World: a history in documents, Cengage Learning, 2008, ISBN 9780534585990.
  • Plinio il Vecchio, Storia Naturale, 77 a.C. (tradotto da Harris Rackham, Harvard University Press, 1938, ISBN 0674993640)
  • Deborah Houlding, The Traditional Astrologer, Ascella, 2000, Template:ISSN.
  • Henry Davis, The Republic, The Statesman of Plato, Nabu Press, 2010, ISBN 9781146979726.
  • Marc Smith, Ptolemy's theory of visual perception: an English translation of the Optics, American Philosophical Society, 2006, ISBN 9780871698629.
  • Charles Kahn, Pythagoras and the Pythagoreans, Hackett Publishing Company, 2001, ISBN 978-0872205758.

Voci correlate

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