Differenze tra le versioni di "Ordine Martinista Napolitano"

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Il Martinismo Napolitano, è un Ordine Ermetico che ebbe la sua visibile emersione nella Capitale del Regno Borbonico nei primi anni dell’800. Tracce autografe dagli Archivi Storici dell’Ordine, parlano di contatti significativi, fra Don [[Raimondo di Sangro Principe di San Severo]] e [[Martinez de Pasqually]], che in maniera costruttiva gettarono il primo seme di quello che diverrà il [[Martinismo Napolitano]]. Questi insegnamenti Ermetici, si trasmisero in seno alla [[Scala di Napoli]], degli [[Arcana Arcanorum]], che dal Di Sangro passarono a Suo Figlio il Principe Don [[Vincenzo di Sangro]], ed a Seguire a Don [[Paolo d'Aquino]], Principe di Palena ed a Don [[Pietro d'Aquino]] Conte di Caramanico fino a giungere all’Abate [[Antonio Marino]]. Al rientro in patria, nel suo ristretto Circolo Ermetico Partenope, ne divenne nel 1831  Gran Maestro, avvalendosi  dell’ausilio sapienziale del Fratello Barone  [[Nicola Giuseppe Spedalieri]], il quale diverrà nel tempo, il discepolo prediletto di [[Eliphas Lévi]]. Il Marino, nel periodo che trascorse in Francia presso il piccolo seminario di Saint-Nicolas du Chardonnet  fu il Maestro ed Iniziatore del giovane Alphonse Louis Constant (1810-1875), destinato negli anni a venire, ad acquisire notorietà imperitura nel mondo iniziatico occidentale con lo jeronimo  di Eliphas Levi. Padre dell’occultismo moderno, il Levi  mantenne intensi rapporti non solo epistolari, ma anche operativi, durante i suoi viaggi che compì presso Napoli, ove soggiornò a lungo nella metà dell’800, scrivendo il ''Dogme et Rituel de la Haute Magie'' apparso a Parigi in due volumi. L’origine del Martinismo Napolitano, pertanto differisce oltre che sostanzialmente,  anche temporalmente da altre forme che si diffusero in Europa, nascenti da molteplici filiazioni.  Sul finire dell’800, si sviluppò  l’opera di [[Gérard Encausse]] alias [[Papus]] che, nel 1881 in Francia, diede vita de facto al Martinismo moderno, che si diffonderà a seguire anche sul restante territorio Italiano.
 
Il Martinismo Napolitano, è un Ordine Ermetico che ebbe la sua visibile emersione nella Capitale del Regno Borbonico nei primi anni dell’800. Tracce autografe dagli Archivi Storici dell’Ordine, parlano di contatti significativi, fra Don [[Raimondo di Sangro Principe di San Severo]] e [[Martinez de Pasqually]], che in maniera costruttiva gettarono il primo seme di quello che diverrà il [[Martinismo Napolitano]]. Questi insegnamenti Ermetici, si trasmisero in seno alla [[Scala di Napoli]], degli [[Arcana Arcanorum]], che dal Di Sangro passarono a Suo Figlio il Principe Don [[Vincenzo di Sangro]], ed a Seguire a Don [[Paolo d'Aquino]], Principe di Palena ed a Don [[Pietro d'Aquino]] Conte di Caramanico fino a giungere all’Abate [[Antonio Marino]]. Al rientro in patria, nel suo ristretto Circolo Ermetico Partenope, ne divenne nel 1831  Gran Maestro, avvalendosi  dell’ausilio sapienziale del Fratello Barone  [[Nicola Giuseppe Spedalieri]], il quale diverrà nel tempo, il discepolo prediletto di [[Eliphas Lévi]]. Il Marino, nel periodo che trascorse in Francia presso il piccolo seminario di Saint-Nicolas du Chardonnet  fu il Maestro ed Iniziatore del giovane Alphonse Louis Constant (1810-1875), destinato negli anni a venire, ad acquisire notorietà imperitura nel mondo iniziatico occidentale con lo jeronimo  di Eliphas Levi. Padre dell’occultismo moderno, il Levi  mantenne intensi rapporti non solo epistolari, ma anche operativi, durante i suoi viaggi che compì presso Napoli, ove soggiornò a lungo nella metà dell’800, scrivendo il ''Dogme et Rituel de la Haute Magie'' apparso a Parigi in due volumi. L’origine del Martinismo Napolitano, pertanto differisce oltre che sostanzialmente,  anche temporalmente da altre forme che si diffusero in Europa, nascenti da molteplici filiazioni.  Sul finire dell’800, si sviluppò  l’opera di [[Gérard Encausse]] alias [[Papus]] che, nel 1881 in Francia, diede vita de facto al Martinismo moderno, che si diffonderà a seguire anche sul restante territorio Italiano.
 
Il Martinismo Napolitano, è fortemente intriso di insegnamenti alchemici e trasmutatori, pervenuti nel suo seno direttamente dal [[Rito Egizio Tradizionale]], con il quale ne condivise il Governo Spirituale fino a tutto il XX Secolo. L’Ordine  trae parte di alcuni insegnamenti ermetici  dalla Società Magnetica di Avignone, facente riferimento ad Eliphas Levi, il quale dopo essere stato discepolo del Marino, nel suo Cenacolo Parigino in contatto con i maggiori Ermetisti del tempo, ebbe modo di iniziare al suo Martinismo  il Fratello [[Giustiniano Lebano]] (Sairtis Hus), dei Marchesi di Lustra Cilentano, che a seguire diventerà il futuro Gran Maestro dell’Ordine Martinista Napolitano, ricevendo il Sommo Maglietto dal suo Predecessore Don [[Pasquale de Servis]] (1818+1893) "Izar", figlio naturale di Re Francesco I di Borbone, anch’egli discepolo di Eliphas Levi.
 
Il Martinismo Napolitano, è fortemente intriso di insegnamenti alchemici e trasmutatori, pervenuti nel suo seno direttamente dal [[Rito Egizio Tradizionale]], con il quale ne condivise il Governo Spirituale fino a tutto il XX Secolo. L’Ordine  trae parte di alcuni insegnamenti ermetici  dalla Società Magnetica di Avignone, facente riferimento ad Eliphas Levi, il quale dopo essere stato discepolo del Marino, nel suo Cenacolo Parigino in contatto con i maggiori Ermetisti del tempo, ebbe modo di iniziare al suo Martinismo  il Fratello [[Giustiniano Lebano]] (Sairtis Hus), dei Marchesi di Lustra Cilentano, che a seguire diventerà il futuro Gran Maestro dell’Ordine Martinista Napolitano, ricevendo il Sommo Maglietto dal suo Predecessore Don [[Pasquale de Servis]] (1818+1893) "Izar", figlio naturale di Re Francesco I di Borbone, anch’egli discepolo di Eliphas Levi.
Il Sinedrio Martinista, che a quel tempo raccoglieva le migliori menti ermetiche delle Due Sicilie, annoverava figure di spicco quali i Fratelli Domenico Bocchini (1775+1840)  conosciuto con lo jeronimo  (Nicodemo Occhiboni) ed il Marchese Orazio De Attellis (Setteali) (1774+1850). Il Lebano fu esule per motivi politici, ed al suo rientro a Napoli, dopo aver ricevuto la trasmissione diretta dal Levi di alcuni segreti relativi alla Trasmutazione, li riversò tanto nel Martinismo Napolitano, quanto nel [[Rito Egizio Tradizionale]], al quale ebbe un accesso apicale, grazie alle Trasmissioni sapienziali di suo Padre Don Filippo Lebano  (Tatau-Rè), dei Marchesi di Lustra Cilentano, già da tempo membro permanente del Sinedrio Egizio. La Grande Montagna Partenope, continuò a trasmettere la sua Fiaccola Iniziatica alle generazioni a venire, il Grande Magistero passò dal Fratello Lebano a  Don [[Gaetano Petriccione]] (Morienus), figlio naturale di Re Ferdinando II di Borbone, Duca di Giordano d'Oratino il quale ne fu il primo della sua Casata, che a seguire vedrà ben tre esponenti della Nobile Famiglia, a reggere il Governo Spirituale del Martinismo Napolitano.  Fu il padre di Don [[Eduardo Petriccione]] (Geber), dei Duchi Giordano D'Oratino, al quale trasmise per ininterrotta via Iniziatica tramite i suoi Discepoli, la Tradizione della '''Scala di Napoli'''. Il suo diretto Successore e Discepolo fu Don [[Antonio de Santis]] (Filaletes Iatricus), che discendeva per via di sangue dal Re Carlo III di Borbone, divenne Gran Maestro dell'Ordine Martinista Napolitano.  De Santis, fu il Maestro di Don [[Filippo Costa]] (Ishabel) nell'Arte Regia,  al quale trasmise le Dignità di Gran Maestro del Martinismo Napolitano. Filippo Costa Ishabel nacque in Sicilia nei suoi aviti possedimenti di Limina (Me), in una antica famiglia di Nobili origini e profonde trasmissioni esoteriche, frequentò a lungo la Napoli Ermetica ed i Cenacoli Iniziatici. Ermetista di grande spessore, custodì e tramandò gli '''Arcana Arcanorum''' e seguì la via del Martinismo Napolitano, divenendone Gran Maestro. Ebbe un ruolo importante nella formazione Iniziatica del Figlio, fu infatti  il Padre di Don [[Peppino Costa]] (Sitael), anch’egli iniziato ai Misteri del Martinismo Napolitano. Prima della sua morte Trasmise tutti i suoi Titoli, le sue Prerogative e la continuità Iniziatica dell'Ordine Martinista Napolitano a Don [[Eduardo Petriccione]] (Geber) (1891-1966), che continuò l'Opera del Maestro nel solco della Tradizione Ermetica Mediterranea. Il Maestro Don [[Eduardo Petriccione]] (Geber)  dei Duchi Giordano d'Oratino, figlio naturale di Don Gaetano Petriccione (Morienus), fu Maestro di Don [[Luigi Ciardiello de Bourbon]] (L'Argonauta) discendente di Re Ferdinando II di Borbone. Divenne  Gran Maestro dell'Ordine Martinista Napolitano e fu il padre di Don [[Luigi Petriccione]] (Caliel), dei Duchi Giordano d'Oratino, al quale trasmise per ininterrotta via Iniziatica la Tradizione Napolitana. La Guida Ermetica e Spirituale dell'Ordine Martinista Napolitano ed il suo  Governo e Tramando la trasmise nelle sapienti mani del suo Discepolo  Don [[Vincenzo Gigante]] (Arpocrate), che gli successe per continuità diretta. Sulla Figura di Don Vincenzo Gigante, pur non avendo numerose notizie, si tramanda nelle cronache ermetiche e negli Archivi Storici dell’Ordine, che ebbe una lunga vita e morì oltre i novant'anni, in qualità  di Gran Maestro del Martinismo Napolitano, alla cui Via consacrò la sua lunga vita, supportato nella conduzione del Grande Magistero da Don Ludovico Maffei "Generator", che ne fu il Vicario,  discepolo diretto di "Geber"[1]  . Il Gigante, invece Discepolo diretto di Don Giustiniano Lebano (Sairtis Hus), sotto la sua Magistrale guida pervenne all'Arte Trasmutatoria[2]. Operando nel Solco come i suoi predecessori, sviluppò un importante Cenacolo frequentato da insigni Ermetisti del tempo. La tradizione orale da bocca ad orecchio in seno alla Fratellanza Hermetica degli Arcana Arcanorum partenopei, conferma che sia stato il Maestro di Don Luigi Ciardiello de Bourbon (l'Argonauta), che a Lui gli successe nell'Altissima Dignità del Grande Magistero del Martinismo Napolitano. Profondo conoscitore e custode della Sapienza Egizia-Italica, conosciuto negli ambienti Ermetici con lo jeronimo Arpocrate (Ar Poor Krat), in ossequio del dio Egizio del silenzio, operò la Summa Teurgica.[3]  Don Luigi Ciardiello de Bourbon, di sangue Reale e Nobili origini, discendente di Re Ferdinando II di Borbone, si tramanda con certezza, come vi è traccia negli Archivi dell’Ordine,  che fosse discepolo di Don Vincenzo Gigante. Come altri discendenti della Casata Reale dei Borbone, fu Custode della Tradizione Ermetica Napolitana o "Scala di Napoli". Creò anch’egli un importante Cenacolo frequentato da insigni Iniziati del tempo. Custodì e trasmise  gli Arcana Arcanorum e seguì la via del Martinismo Napolitano, divenendone Gran Maestro. Ebbe un ruolo importante nella formazione del suo diretto Discepolo Don Luigi Petriccione (Caliel), dei Duchi Giordano d'Oratino, figlio di Eduardo Petriccione (Geber), discepolo di Don Luigi Ciardiello de Bourbon (l'Argonauta), al quale conferì le Patenti, i Brevetti ed gli Insegnamenti Occulti, per succedergli nell'Altissima Dignità di  Gran Maestro del Martinismo Napolitano. Don Luigi Petriccione , fu Gran Maestro dell'Ordine Martinista Napolitano. E' stato una delle figure più importanti dell'Ermetismo Occidentale del XX secolo. Custode dell’ininterrotta Tradizione Ermetica Napolitana, ereditò per linea di sangue e dai suoi Maestri, tenne in vita e sviluppò il cenacolo dei "Martinisti Napolitani". Conferì nella sua lunga permanenza di lustri in Sicilia, la Trasmissione di tutti i Saperi Iniziatici,  per la sua successione  alla Gran Maestranza. Trasmise le Patenti, i Sigilli, i Brevetti e gli Insegnamenti Ermetici, al suo Discepolo Diretto il Gran Maestro [[Asaliah]], conferendogli il Crisma e le prerogative sapienziali per la Trasmissioni della Santa Scienza. A tutt’oggi “al di là del Faro”,  così come fece il suo Predecessore ed altri insigni Maestri, il Gran Maestro Asaliah governa con continuità  iniziatica l’Ordine Martinista Napolitano, della Grande Montagna Partenope, donando ininterrotta  continuità storica all'Ordine, regolarmente riconosciuto dal [[Rito Egizio Tradizionale]] [[Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli]]®, che nella secolare ''Armonia Ermetica'', sin dalla sua lontana Fondazione, pone l'Ordine Martinista Napolitano sotto la propria secolare Egida.
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Il Sinedrio Martinista, che a quel tempo raccoglieva le migliori menti ermetiche delle Due Sicilie, annoverava figure di spicco quali i Fratelli Domenico Bocchini (1775+1840)  conosciuto con lo jeronimo  (Nicodemo Occhiboni) ed il Marchese Orazio De Attellis (Setteali) (1774+1850). Il Lebano fu esule per motivi politici, ed al suo rientro a Napoli, dopo aver ricevuto la trasmissione diretta dal Levi di alcuni segreti relativi alla Trasmutazione, li riversò tanto nel Martinismo Napolitano, quanto nel [[Rito Egizio Tradizionale]], al quale ebbe un accesso apicale, grazie alle Trasmissioni sapienziali di suo Padre Don Filippo Lebano  (Tatau-Rè), dei Marchesi di Lustra Cilentano, già da tempo membro permanente del Sinedrio Egizio. La Grande Montagna Partenope, continuò a trasmettere la sua Fiaccola Iniziatica alle generazioni a venire, il Grande Magistero passò dal Fratello Lebano a  Don [[Gaetano Petriccione]] (Morienus), figlio naturale di Re Ferdinando II di Borbone, Duca di Giordano d'Oratino il quale ne fu il primo della sua Casata, che a seguire vedrà ben tre esponenti della Nobile Famiglia, a reggere il Governo Spirituale del Martinismo Napolitano.  Fu il padre di Don [[Eduardo Petriccione]] (Geber), dei Duchi Giordano D'Oratino, al quale trasmise per ininterrotta via Iniziatica tramite i suoi Discepoli, la Tradizione della '''Scala di Napoli'''. Il suo diretto Successore e Discepolo fu Don [[Antonio de Santis]] (Filaletes Iatricus), che discendeva per via di sangue dal Re Carlo III di Borbone, divenne Gran Maestro dell'Ordine Martinista Napolitano.  De Santis, fu il Maestro di Don [[Filippo Costa]] (Ishabel) nell'Arte Regia,  al quale trasmise le Dignità di Gran Maestro del Martinismo Napolitano. Filippo Costa Ishabel nacque in Sicilia nei suoi aviti possedimenti di Limina (Me), in una antica famiglia di Nobili origini e profonde trasmissioni esoteriche, frequentò a lungo la Napoli Ermetica ed i Cenacoli Iniziatici. Ermetista di grande spessore, custodì e tramandò gli '''Arcana Arcanorum''' e seguì la via del Martinismo Napolitano, divenendone Gran Maestro. Ebbe un ruolo importante nella formazione Iniziatica del Figlio, fu infatti  il Padre di Don [[Peppino Costa]] (Sitael), anch’egli iniziato ai Misteri del Martinismo Napolitano. Prima della sua morte Trasmise tutti i suoi Titoli, le sue Prerogative e la continuità Iniziatica dell'Ordine Martinista Napolitano a Don [[Eduardo Petriccione]] (Geber) (1891-1966), che continuò l'Opera del Maestro nel solco della Tradizione Ermetica Mediterranea. Il Maestro Don [[Eduardo Petriccione]] (Geber)  dei Duchi Giordano d'Oratino, figlio naturale di Don Gaetano Petriccione (Morienus), fu Maestro di Don [[Luigi Ciardiello de Bourbon]] (L'Argonauta) discendente di Re Ferdinando II di Borbone. Divenne  Gran Maestro dell'Ordine Martinista Napolitano e fu il padre di Don [[Luigi Petriccione]] (Caliel), dei Duchi Giordano d'Oratino, al quale trasmise per ininterrotta via Iniziatica la Tradizione Napolitana. La Guida Ermetica e Spirituale dell'Ordine Martinista Napolitano ed il suo  Governo e Tramando la trasmise nelle sapienti mani del suo Discepolo  Don [[Vincenzo Gigante]] (Arpocrate), che gli successe per continuità diretta. Sulla Figura di Don Vincenzo Gigante, pur non avendo numerose notizie, si tramanda nelle cronache ermetiche e negli Archivi Storici dell’Ordine, che ebbe una lunga vita e morì oltre i novant'anni, in qualità  di Gran Maestro del Martinismo Napolitano, alla cui Via consacrò la sua lunga vita, supportato nella conduzione del Grande Magistero da Don Ludovico Maffei "Generator", che ne fu il Vicario,  discepolo diretto di "Geber"[1]  . Il Gigante, invece Discepolo diretto di Don Giustiniano Lebano (Sairtis Hus), sotto la sua Magistrale guida pervenne all'Arte Trasmutatoria[2]. Operando nel Solco come i suoi predecessori, sviluppò un importante Cenacolo frequentato da insigni Ermetisti del tempo. La tradizione orale da bocca ad orecchio in seno alla Fratellanza Hermetica degli Arcana Arcanorum partenopei, conferma che sia stato il Maestro di Don Luigi Ciardiello de Bourbon (l'Argonauta), che a Lui gli successe nell'Altissima Dignità del Grande Magistero del Martinismo Napolitano. Profondo conoscitore e custode della Sapienza Egizia-Italica, conosciuto negli ambienti Ermetici con lo jeronimo Arpocrate (Ar Poor Krat), in ossequio del dio Egizio del silenzio, operò la Summa Teurgica.[3]  Don Luigi Ciardiello de Bourbon, di sangue Reale e Nobili origini, discendente di Re Ferdinando II di Borbone, si tramanda con certezza, come vi è traccia negli Archivi dell’Ordine,  che fosse discepolo di Don Vincenzo Gigante. Come altri discendenti della Casata Reale dei Borbone, fu Custode della Tradizione Ermetica Napolitana o "Scala di Napoli". Creò anch’egli un importante Cenacolo frequentato da insigni Iniziati del tempo. Custodì e trasmise  gli Arcana Arcanorum e seguì la via del Martinismo Napolitano, divenendone Gran Maestro. Ebbe un ruolo importante nella formazione del suo diretto Discepolo Don Luigi Petriccione (Caliel), dei Duchi Giordano d'Oratino, figlio di Eduardo Petriccione (Geber), discepolo di Don Luigi Ciardiello de Bourbon (l'Argonauta), al quale conferì le Patenti, i Brevetti ed gli Insegnamenti Occulti, per succedergli nell'Altissima Dignità di  Gran Maestro del Martinismo Napolitano. Don Luigi Petriccione , fu Gran Maestro dell'Ordine Martinista Napolitano. E' stato una delle figure più importanti dell'Ermetismo Occidentale del XX secolo. Custode dell’ininterrotta Tradizione Ermetica Napolitana, ereditò per linea di sangue e dai suoi Maestri, tenne in vita e sviluppò il cenacolo dei "Martinisti Napolitani". Conferì nella sua lunga permanenza di lustri in Sicilia, la Trasmissione di tutti i Saperi Iniziatici,  per la sua successione  alla Gran Maestranza. Trasmise le Patenti, i Sigilli, i Brevetti ed in oltre 15 anni gli Insegnamenti Ermetici e teorico pratici, al suo discepolo diretto e prediletto, il Gran Maestro [[Asaliah]], conferendogli il Crisma e le prerogative sapienziali per la Trasmissioni della Santa Scienza. A tutt’oggi “al di là del Faro”,  così come fece il suo Predecessore ed altri insigni Maestri, il Gran Maestro Asaliah governa con continuità  iniziatica l’Ordine Martinista Napolitano, della Grande Montagna Partenope, donando ininterrotta  continuità storica all'Ordine, regolarmente riconosciuto dal [[Rito Egizio Tradizionale]] [[Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli]]®, che nella secolare ''Armonia Ermetica'', sin dalla sua lontana Fondazione, pone l'Ordine Martinista Napolitano sotto la propria secolare Egida.
 
Una piccola frangia Toscana, di derivazione kremmerziana seguì gli ultimi periodi di vita del Maestro Caliel, senza però riceverne né i Titoli, né le Prerogative, né le Patenti e tanto meno il completo aspetto Rituale e Cerimoniale, soprattutto legato agli Arcana Arcanorum, vero patrimonio sapienziale della Scala di Napoli.  
 
Una piccola frangia Toscana, di derivazione kremmerziana seguì gli ultimi periodi di vita del Maestro Caliel, senza però riceverne né i Titoli, né le Prerogative, né le Patenti e tanto meno il completo aspetto Rituale e Cerimoniale, soprattutto legato agli Arcana Arcanorum, vero patrimonio sapienziale della Scala di Napoli.  
  

Versione delle 00:45, 11 ago 2017

Emblema Araldico dell'Ordine Martinista Napolitano ®

Ordine Martinista Napolitano®


Il Martinismo Napolitano, è un Ordine Ermetico che ebbe la sua visibile emersione nella Capitale del Regno Borbonico nei primi anni dell’800. Tracce autografe dagli Archivi Storici dell’Ordine, parlano di contatti significativi, fra Don Raimondo di Sangro Principe di San Severo e Martinez de Pasqually, che in maniera costruttiva gettarono il primo seme di quello che diverrà il Martinismo Napolitano. Questi insegnamenti Ermetici, si trasmisero in seno alla Scala di Napoli, degli Arcana Arcanorum, che dal Di Sangro passarono a Suo Figlio il Principe Don Vincenzo di Sangro, ed a Seguire a Don Paolo d'Aquino, Principe di Palena ed a Don Pietro d'Aquino Conte di Caramanico fino a giungere all’Abate Antonio Marino. Al rientro in patria, nel suo ristretto Circolo Ermetico Partenope, ne divenne nel 1831 Gran Maestro, avvalendosi dell’ausilio sapienziale del Fratello Barone Nicola Giuseppe Spedalieri, il quale diverrà nel tempo, il discepolo prediletto di Eliphas Lévi. Il Marino, nel periodo che trascorse in Francia presso il piccolo seminario di Saint-Nicolas du Chardonnet  fu il Maestro ed Iniziatore del giovane Alphonse Louis Constant (1810-1875), destinato negli anni a venire, ad acquisire notorietà imperitura nel mondo iniziatico occidentale con lo jeronimo  di Eliphas Levi. Padre dell’occultismo moderno, il Levi mantenne intensi rapporti non solo epistolari, ma anche operativi, durante i suoi viaggi che compì presso Napoli, ove soggiornò a lungo nella metà dell’800, scrivendo il Dogme et Rituel de la Haute Magie apparso a Parigi in due volumi. L’origine del Martinismo Napolitano, pertanto differisce oltre che sostanzialmente, anche temporalmente da altre forme che si diffusero in Europa, nascenti da molteplici filiazioni. Sul finire dell’800, si sviluppò l’opera di Gérard Encausse alias Papus che, nel 1881 in Francia, diede vita de facto al Martinismo moderno, che si diffonderà a seguire anche sul restante territorio Italiano. Il Martinismo Napolitano, è fortemente intriso di insegnamenti alchemici e trasmutatori, pervenuti nel suo seno direttamente dal Rito Egizio Tradizionale, con il quale ne condivise il Governo Spirituale fino a tutto il XX Secolo. L’Ordine trae parte di alcuni insegnamenti ermetici dalla Società Magnetica di Avignone, facente riferimento ad Eliphas Levi, il quale dopo essere stato discepolo del Marino, nel suo Cenacolo Parigino in contatto con i maggiori Ermetisti del tempo, ebbe modo di iniziare al suo Martinismo il Fratello Giustiniano Lebano (Sairtis Hus), dei Marchesi di Lustra Cilentano, che a seguire diventerà il futuro Gran Maestro dell’Ordine Martinista Napolitano, ricevendo il Sommo Maglietto dal suo Predecessore Don Pasquale de Servis (1818+1893) "Izar", figlio naturale di Re Francesco I di Borbone, anch’egli discepolo di Eliphas Levi. Il Sinedrio Martinista, che a quel tempo raccoglieva le migliori menti ermetiche delle Due Sicilie, annoverava figure di spicco quali i Fratelli Domenico Bocchini (1775+1840) conosciuto con lo jeronimo (Nicodemo Occhiboni) ed il Marchese Orazio De Attellis (Setteali) (1774+1850). Il Lebano fu esule per motivi politici, ed al suo rientro a Napoli, dopo aver ricevuto la trasmissione diretta dal Levi di alcuni segreti relativi alla Trasmutazione, li riversò tanto nel Martinismo Napolitano, quanto nel Rito Egizio Tradizionale, al quale ebbe un accesso apicale, grazie alle Trasmissioni sapienziali di suo Padre Don Filippo Lebano  (Tatau-Rè), dei Marchesi di Lustra Cilentano, già da tempo membro permanente del Sinedrio Egizio. La Grande Montagna Partenope, continuò a trasmettere la sua Fiaccola Iniziatica alle generazioni a venire, il Grande Magistero passò dal Fratello Lebano a Don Gaetano Petriccione (Morienus), figlio naturale di Re Ferdinando II di Borbone, Duca di Giordano d'Oratino il quale ne fu il primo della sua Casata, che a seguire vedrà ben tre esponenti della Nobile Famiglia, a reggere il Governo Spirituale del Martinismo Napolitano.  Fu il padre di Don Eduardo Petriccione (Geber), dei Duchi Giordano D'Oratino, al quale trasmise per ininterrotta via Iniziatica tramite i suoi Discepoli, la Tradizione della Scala di Napoli. Il suo diretto Successore e Discepolo fu Don Antonio de Santis (Filaletes Iatricus), che discendeva per via di sangue dal Re Carlo III di Borbone, divenne Gran Maestro dell'Ordine Martinista Napolitano.  De Santis, fu il Maestro di Don Filippo Costa (Ishabel) nell'Arte Regia, al quale trasmise le Dignità di Gran Maestro del Martinismo Napolitano. Filippo Costa Ishabel nacque in Sicilia nei suoi aviti possedimenti di Limina (Me), in una antica famiglia di Nobili origini e profonde trasmissioni esoteriche, frequentò a lungo la Napoli Ermetica ed i Cenacoli Iniziatici. Ermetista di grande spessore, custodì e tramandò gli Arcana Arcanorum e seguì la via del Martinismo Napolitano, divenendone Gran Maestro. Ebbe un ruolo importante nella formazione Iniziatica del Figlio, fu infatti il Padre di Don Peppino Costa (Sitael), anch’egli iniziato ai Misteri del Martinismo Napolitano. Prima della sua morte Trasmise tutti i suoi Titoli, le sue Prerogative e la continuità Iniziatica dell'Ordine Martinista Napolitano a Don Eduardo Petriccione (Geber) (1891-1966), che continuò l'Opera del Maestro nel solco della Tradizione Ermetica Mediterranea. Il Maestro Don Eduardo Petriccione (Geber)  dei Duchi Giordano d'Oratino, figlio naturale di Don Gaetano Petriccione (Morienus), fu Maestro di Don Luigi Ciardiello de Bourbon (L'Argonauta) discendente di Re Ferdinando II di Borbone. Divenne  Gran Maestro dell'Ordine Martinista Napolitano e fu il padre di Don Luigi Petriccione (Caliel), dei Duchi Giordano d'Oratino, al quale trasmise per ininterrotta via Iniziatica la Tradizione Napolitana. La Guida Ermetica e Spirituale dell'Ordine Martinista Napolitano ed il suo Governo e Tramando la trasmise nelle sapienti mani del suo Discepolo Don Vincenzo Gigante (Arpocrate), che gli successe per continuità diretta. Sulla Figura di Don Vincenzo Gigante, pur non avendo numerose notizie, si tramanda nelle cronache ermetiche e negli Archivi Storici dell’Ordine, che ebbe una lunga vita e morì oltre i novant'anni, in qualità di Gran Maestro del Martinismo Napolitano, alla cui Via consacrò la sua lunga vita, supportato nella conduzione del Grande Magistero da Don Ludovico Maffei "Generator", che ne fu il Vicario, discepolo diretto di "Geber"[1] . Il Gigante, invece Discepolo diretto di Don Giustiniano Lebano (Sairtis Hus), sotto la sua Magistrale guida pervenne all'Arte Trasmutatoria[2]. Operando nel Solco come i suoi predecessori, sviluppò un importante Cenacolo frequentato da insigni Ermetisti del tempo. La tradizione orale da bocca ad orecchio in seno alla Fratellanza Hermetica degli Arcana Arcanorum partenopei, conferma che sia stato il Maestro di Don Luigi Ciardiello de Bourbon (l'Argonauta), che a Lui gli successe nell'Altissima Dignità del Grande Magistero del Martinismo Napolitano. Profondo conoscitore e custode della Sapienza Egizia-Italica, conosciuto negli ambienti Ermetici con lo jeronimo Arpocrate (Ar Poor Krat), in ossequio del dio Egizio del silenzio, operò la Summa Teurgica.[3] Don Luigi Ciardiello de Bourbon, di sangue Reale e Nobili origini, discendente di Re Ferdinando II di Borbone, si tramanda con certezza, come vi è traccia negli Archivi dell’Ordine, che fosse discepolo di Don Vincenzo Gigante. Come altri discendenti della Casata Reale dei Borbone, fu Custode della Tradizione Ermetica Napolitana o "Scala di Napoli". Creò anch’egli un importante Cenacolo frequentato da insigni Iniziati del tempo. Custodì e trasmise gli Arcana Arcanorum e seguì la via del Martinismo Napolitano, divenendone Gran Maestro. Ebbe un ruolo importante nella formazione del suo diretto Discepolo Don Luigi Petriccione (Caliel), dei Duchi Giordano d'Oratino, figlio di Eduardo Petriccione (Geber), discepolo di Don Luigi Ciardiello de Bourbon (l'Argonauta), al quale conferì le Patenti, i Brevetti ed gli Insegnamenti Occulti, per succedergli nell'Altissima Dignità di  Gran Maestro del Martinismo Napolitano. Don Luigi Petriccione , fu Gran Maestro dell'Ordine Martinista Napolitano. E' stato una delle figure più importanti dell'Ermetismo Occidentale del XX secolo. Custode dell’ininterrotta Tradizione Ermetica Napolitana, ereditò per linea di sangue e dai suoi Maestri, tenne in vita e sviluppò il cenacolo dei "Martinisti Napolitani". Conferì nella sua lunga permanenza di lustri in Sicilia, la Trasmissione di tutti i Saperi Iniziatici, per la sua successione alla Gran Maestranza. Trasmise le Patenti, i Sigilli, i Brevetti ed in oltre 15 anni gli Insegnamenti Ermetici e teorico pratici, al suo discepolo diretto e prediletto, il Gran Maestro Asaliah, conferendogli il Crisma e le prerogative sapienziali per la Trasmissioni della Santa Scienza. A tutt’oggi “al di là del Faro”, così come fece il suo Predecessore ed altri insigni Maestri, il Gran Maestro Asaliah governa con continuità iniziatica l’Ordine Martinista Napolitano, della Grande Montagna Partenope, donando ininterrotta continuità storica all'Ordine, regolarmente riconosciuto dal Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli®, che nella secolare Armonia Ermetica, sin dalla sua lontana Fondazione, pone l'Ordine Martinista Napolitano sotto la propria secolare Egida. Una piccola frangia Toscana, di derivazione kremmerziana seguì gli ultimi periodi di vita del Maestro Caliel, senza però riceverne né i Titoli, né le Prerogative, né le Patenti e tanto meno il completo aspetto Rituale e Cerimoniale, soprattutto legato agli Arcana Arcanorum, vero patrimonio sapienziale della Scala di Napoli.


Note


Documento dattiloscritto recante gli Emblemi, a firma del Sovrano Gran Hyerophante e Gran Maestro Caliel datato Napoli 3 Marzo, 1991-Archivi Storici del Rito Egizio Tradizionale Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli ↑ Archivi Storici del Rito Egizio Tradizionale|Sovrano Gran Santuario di Heliopolis sedente in Napoli-Edizione Riservata Napoli 1911 ↑ Archivi Storici del Rito Egizio Tradizionale|Sovrano Gran Santuario di Heliopolis Sedente in Napoli-Edizione Riservata Napoli 1911


Voci correlate


Collegamenti esterni

Sito dell'Ordine Martinista Napolitano http://www.ordinemartinistanapolitano.it