Pietro Abelardo

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.

Abelardo (o Abailard), Pietro (1079-1142)


La vita

Abelardo, il più famoso dei filosofi della scuola Scolastica medioevale, nacque a Pallet, vicino a Nantes in Bretagna nel 1079 dal nobile locale Berengario e dalla moglie Lucia.

A. studiò alla scuola di Roscellino, fondatore del pensiero nominalista, a Tours, e successivamente a Parigi, alle scuole della Cattedrale, di Santa Ginevra e di San Germain des Pré.

La più prestigiosa di queste tre fu senz'altro la scuola della Cattedrale, dove A. compì gli studi di dialettica e retorica sotto Guglielmo di Champeaux (ca.1070–1121), uno dei più famosi scolastici dell'epoca. Qui si svelò una caratteristica di A., che gli avrebbe alienato i favori di molti studiosi nel futuro: la mania di sfidare e contestare, fino allo sconcerto e alla frustrazione, se non fino alla sconfitta dialettica, i suoi maestri, come lo stesso Guglielmo o Anselmo di Laon (m. 1117).

Nel 1104 ca. Guglielmo di Champeaux si ritirò in convento e A. abbandonò ben presto la sua scuola, nel frattempo aperto a Melun, per cercare di occupare il posto del suo maestro. Non vi riuscì, ma comunque fondò ugualmente una sua scuola a Parigi nel 1108 e finalmente nel 1113 ottenne la tanto sospirata cattedra di teologia alla scuola della Cattedrale.

A questo punto, fama, onore, gloria sorrisero ad A., il quale divenne popolarissimo ed ebbe molti allievi da tutta la Francia, tutto ciò fino al fatidico 1116.

In quell'anno, egli accettò di diventare il precettore della giovane nipote, Eloisa, del canonico Fulberto: fu un colpo di fulmine, che si trasformò in amore segreto. Disgraziatamente il segreto rimase tale per poco perché Eloisa rimase incinta e fu mandata a partorire in Bretagna un bambino, cui venne dato il nome di Astrolabio. A. aveva concordato con la ragazza di sposarla segretamente per non perdere il posto di docente, che richiedeva, a quei tempi, il celibato, ma la reazione dello zio Fulberto fu violentissima: egli fece tendere un'imboscata ad A. dai suoi sgherri, che lo picchiarono e quindi lo castrarono.

A. ed Eloisa, allora, decisero di separarsi per abbracciare per sempre la vita monastica, sebbene rimasero fedeli l'un l'altra (almeno Eloisa) fino alla morte.

Poiché il suo stato fisico non gli permetteva di diventare prete, A. entrò nel monastero benedettino di Saint Denis (Dionisio) a Parigi. Ma lì, a causa di un litigio con i monaci, fu costretto a vivere esiliato in un priorato periferico dell'ordine. Eppure anche qui non rimase a lungo tranquillo, attirando su di sé l'attenzione dei discepoli di Anselmo di Laon: questi lo denunciarono per le sue idee poco ortodosse sulla Santa Trinità, che furono condannate dal concilio di Soissons del 1121, dove A. fu costretto a bruciare pubblicamente il suo libro Tractatus de Unitate et Trinitate.

Sconvolto per la condanna, A. fuggì a Troyes, dove fondò un oratorio denominato il Paracleto, centro di raccolta per nuovi allievi e di cui egli nominò Eloisa badessa, dopo che lui stesso fu nominato nel 1125 abate del monastero di St. Gildas vicino a Vannes nella sua natia Bretagna.

Ancora una volta, entrò ben presto in conflitto con i monaci corrotti e concubini del convento, i quali cercarono addirittura di avvelenarlo, e nel 1136 tornò ad insegnare a Parigi.

Nuovamente la fama del filosofo più acclamato dell'epoca fece accorrere a frotte i discepoli, tra cui Arnaldo di Brescia e i famosi filosofi Giovanni di Salisbury (1110-1180) e Pier Lombardo (1095-1160). Attrasse però anche le critiche di San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), che lo fece convocare dal concilio di Sens nel 1141 e condannare 19 sue idee considerate eretiche, assieme a quelle del suo discepolo Arnaldo.

A., a cui venne negato l'appoggio di Gilberto de La Porrée (1076-1154), futuro vescovo di Poitiers e personaggio molto influente della Chiesa, rifiutò la sentenza, dichiarando l'intenzione di appellarsi direttamente al papa, ma la pena fu mitigata grazie all'intervento di Pietro il Venerabile, abate di Cluny (1092-1156), che riuscì a riconciliare i due avversari e diede ospitalità ad A. fino alla sua morte nel 1142 a Chalôn-sur-Saône.

Eloisa, a sua volta, morì nel 1164 e fu sepolta al Paracleto vicina al suo amato fino alla trasferimento nel 1817 dei resti di ambedue nel cimitero parigino di Père la Chaise.


Le opere

L'abbondante produzione letteraria di A. comprende:

  • Lavori filosofici come Dialectica, trattato in 4 volumi, Liber Divisionum et Definitionum, Glossulae in Porphyrium, De Generibus et Speciebus, Ethica seu liber Scito Teipsum.
  • Lavori teologici come Sic et Non, Tractatus de Unitate et Trinitate (ll testo che gli costò la condanna a Soissons), Theologia christiana, Dialogus inter Philosophum, Judaeum et Christianum.
  • Un'autobiografia, fatto raro per il Medioevo, Historia Calamitatum mearum.


La dottrina

Per A. era importante il comprendere e, per fare ciò, era necessario sviluppare dei dubbi, i quali potessero portare al domandarsi sulle cose (quaestio), che, a sua volta, portasse alla verità. Quindi il dubbio, e non la fede era la base del pensiero religioso: A. indicava spesso i punti contraddittori della Bibbia, citati anche nel suo Sic et Non, ai suoi allievi e li stimolava ad una critica testuale, usando la ragione. Questo metodo, applicato al campo religioso, si denomina teologia sistematica.

Nella questione degli universali, A. cercò di proporre una posizione intermedia tra il nominalismo puro di Roscellino e il realismo estremo di Guglielmo di Champeaux, in cui A. negò che nella realtà ci fosse qualcosa di universale: era tutto frutto di un processo psicologico di valutazione degli aspetti di similitudine tra le cose, prescindendo da quelli differenti. Esistevano dunque caratteristiche proprie comuni a gruppi di singole cose.

Invece nella diatriba sulla Santa Trinità, A. si oppose al ragionamento di Roscellino, il quale venne accusato di affermare l'esistenza di una essenza divina in tre persone, quindi di tre divinità separate, ma A., esagerando nella difesa della rigorosa unità e indivisibilità di Dio, cadde nel sabellianesimo.

Per sintetizzare le varie accuse mosse contro A., si può citare il guidizio, che di lui espresse il suo grande avversario, San Bernardo: “Cum de Trinitate loquitur, sapit Arium, cum de gratia, sapit Pelagium, cum de persona Christi, sapit Nestorium”, puntualizzando in quali eresie Bernardo era convinto che A. fosse caduto nei suoi ragionamenti teologici, vale a dire nell'arianesimo, pelagianismo, e nestorianesimo.