Religioni africane

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.
Religioni africane
Autore Anonimo
Argomento Religioni
Fonte: http://www.parodos.it



Ogni popolazione africana ha sviluppato una specifica religione, propria, che è poi divenuta parte integrante del loro patrimonio culturale. Si può quindi affermare che esistono tante religioni tradizionali quante le popolazioni africane stesse. Tra queste, infatti, non è diffuso il proselitismo, ossia il tentativo di convertire altri al proprio credo, proprio perché questo è sono strettamente legato all'identità culturale di un determinato gruppo, o clan. Non sembra quindi possibile rintracciare nelle varie religioni tradizionali africane una origine storica comune, né una unica diffusione geografica che ci permetta di seguirne l'espansione nel continente.


Uso del termine

Si usa generalmente il termine "tradizionale" per distinguere quelle che hanno un'origine africana, dalle grandi religioni importate dopo in questo continente, come l'Islam o il Cristianesimo. Generalmente non ci sono testi scritti, come la Bibbia o il Corano, la tradizione religiosa è di solito custodita dagli anziani e affidata alla trasmissione orale, spesso attraverso racconti e proverbi.

A questo proposito è bene ricordare che la terminologia usata dagli studiosi occidentali per classificare la dimensione religiosa africana è a volte molto imprecisa e ne impoverisce la straordinaria complessità e varietà.

Princìpi fondamentali

Parlare della religione in Africa significa parlare della organizzazione sociale, e quindi parlare del rapporto tra giovani e anziani, del rapporto con la natura, delle relazioni tra i sessi opposti, della percezione della malattia, della accettazione della morte, e così via. Tutto ciò che riguarda la vita sociale in Africa è regolato dalla religione.

Possiamo riconoscere alcuni elementi che accomunano le varie tradizioni religiose africane tra di loro.

il concetto di Dio

In primo luogo, al centro di tutte le religioni di cui stiamo parlando vi è la credenza in un Dio unico, che la Storia delle religioni definisce Essere Supremo. La figura di questo Dio Creatore è simile in tutte le religioni africane: dopo aver creato il mondo se ne sarebbe disinteressato e interferirebbe raramente con le vicende degli uomini. Pur essendo garante dell'ordine stabilito delle cose, non vi parteciperebbe più e rimarebbe quindi al di fuori della relazione con gli uomini. Per tal motivo, l'Essere Supremo è raramente oggetto di venerazione e di culto. Ad esempio, il Dio del popolo kikuyu del Kenya, chiamato Ngai, si è ritirato in cima al monte Kenya e non partecipa più alle vicissitudini delle sue creature. Tuttavia, i Kikuyu pregano sempre rivolgendo il volto verso la montagna in segno di rispetto.

Il Dio creatore è allo stesso tempo buono e cattivo: incute timore perché i suoi rari interventi possono essere violenti, ma la gente gli è anche grata per la sua generosità.

Spiriti intermediari con l'Essere Supremo

La figura dell'Essere Supremo è solo l'entità più importante di una serie molto numerosa di esseri spirituali, i quali agiscono da mediatori tra questi e il mondo degli uomini. Nelle religioni africane, vari spiriti sono così diventati molto più importanti, nel culto, rispetto all'Essere Supremo stesso, proprio perchè questo è visto e sentito come troppo lontano. È a loro quindi che gli uomini si rivolgono per vedere esaudite le loro richieste, non a Dio.

Catalogazione degli Spiriti

Gli spiriti si distinguono in: spiriti di origine non umana; e, spiriti che, dopo essere stati degli esseri umani, sono diventati spiriti ancestrali.

Gli spiriti di origine non umana sono a volte collegati con determinati luoghi naturali, ad esempio lo spirito del bosco o lo spirito del mare. Tra gli spiriti più attivi e presenti per i luo del Kenya, ad esempio, vi è lo spirito del lago. Ciò si spiega con la vicinanza del lago Vittoria, sulle cui rive i luo vivono da molto tempo. Tra i dogon del Mali, invece, lo spirito dell'acqua, chiamato Nommo, è considerato il progenitore dell'umanità, colui che ha insegnato agli uomini l'arte del fuoco e l'uso degli strumenti.

Gli spiriti della natura spesso non hanno una personalità ben definita, sono i guardiani del territorio dove vive una determinata popolazione e con la quale instaurano delle complesse relazioni sociali. Altri spiriti invece sono identificati con fenomeni naturali, come lo spirito del tuono, lo spirito del vento, della tempesta, della pioggia e così via. Tutte queste entità spirituali, che alcuni studiosi definiscono anche divinità secondarie, possono essere benefici o malefici o addirittura possedere una natura ambivalente. A volte sono amichevoli e ben disposti nei confronti degli uomini, altre volte possono essere molto ostili. Alcuni intervengono raramente, altri sono sempre presenti nella vita di tutti i giorni, alcuni si spostano facilmente mentre altri sono sedentari. Tutte queste entità spirituali si dispongono lungo una scala gerarchica per ordine di importanza, e la loro posizione codifica i rapporti tra di loro e tra loro e gli uomini.

La "trance" e la "possessione"

Come è risaputo, molti di questi spiriti entrano in relazione con gli uomini attraverso la trance o la possessione; è la loro forma di comunicazione più diretta tradizionale di queste popolazioni, non solo con "singoli" sciamani o stregoni, ma con interi gruppi di genti che si ritrovano spesso in appositi rituali collettivi di guarigione per esempio. A volte esistono invece delle vere e proprie famiglie di spiriti che periodicamente possiedono una persona e le indicano in che modo agire per il bene del clan o della comunità intera. Si tratta ad esempio degli spiriti Bori tra gli haussa del Niger o dei Bisimba tra gli zela dello Zaire.

Gli antenati

Alla categoria degli spiriti ancestrali, appartengono invece gli antenati. La morte non trasforma automaticamente un parente in un antenato, ma sono necessari dei rituali accurati che in un certo senso accompagnano la persona deceduta nell'aldilà e gli permettono di acquisire la nuova essenza spirituale. Tra questi rituali ricordiamo il doppio funerale che prevede un periodo di tempo in cui lo spirito del defunto diventa maldisposto nei confronti dei vivi e solo il secondo funerale, che prevede una serie di offerte e di preghiere collettive, lo riappacifica con i suoi parenti.

In tutte le società africane il legame tra i vivi e i morti è molto forte: i defunti devono essere sempre tenuti in considerazione e appagati con offerte di vario genere. Essi mantengono saldamente le loro posizioni all'interno della struttura familiare e nulla incute maggior timore che il suscitare la loro ira. Gli antenati costituiscono la relazione più immediata con il mondo spirituale, sono in grado di garantire la prosperità, la salute, la fecondità ai loro discendenti. La struttura sociale dei Kikuyu del Kenya si riflette e si sdoppia nell'organizzazione del mondo degli antenati, chiamati Ngoma, tra i quali spiccano gli "antenati immediati" o Ngoma cia aciari. Essi comunicano prevalentemente con il capo famiglia, che deve offrire loro regolarmente offerte di cibi e di bevande.

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