Thomas Müntzer

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.

Müntzer (o Münzer), Thomas (ca. 1490-1525) e Rivolta dei Contadini

La vita

Thomas Müntzer nacque nel 1490 ca. a Stolberg, nella regione dei monti Harz, da una famiglia benestante e studiò a Lipsia ed a Francoforte. Diventato un canonico regolare agostiniano, si pose seriamente il problema della crisi della Chiesa e nel 1519 aderì alla Riforma. Conobbe Martin Lutero, con il quale rimase in contatto epistolare, così come con gli altri principali riformatori, durante l'anno in cui fu nominato padre confessore del convento di Beuditz. L'incarico gli lasciò ampio tempo per approfondire i suoi studi su Sant'Agostino e sui mistici come Enrico Suso (1295-1366) e Johannes Tauler.

Nel Maggio 1520, raccomandato da Lutero, M. fu chiamato a Zwickau per sostituire il precedente pastore della Chiesa di Santa Maria, Johannes Egranus.

Il paese di Zwickau era, nel XVI secolo, un ricco centro della Sassonia, vicino al confine con la Boemia, ed aveva basato il suo sviluppo sulle attività minerarie dell'argento. Quest'orientamento dell'economia locale aveva, tuttavia, portato in rovina la precedente fiorente industria tessile, generando una vasta disoccupazione tra i lavoratori tessili.

La retorica di Müntzer fu forte e radicale, soprattutto quando, dopo il rientro di Egranus, egli diventò pastore della Chiesa di Santa Caterina nell'Ottobre dello stesso 1520. Si scagliò spesso con violenza contro i monaci francescani locali durante le sue prediche, ai quali non mancavano di assistere l'ex tessitore Nicholas Storch, l'ex studente di Wittemberg Markus Stübner e un terzo personaggio, che le varie fonti indicano o come Thomas Drechsel oppure come Markus Thomä. I tre, denominati “Profeti di Zwickau”, influenzati dalle dottrine dei Fratelli Boemi con una decisa impronta millenaria - apocalittica, derivata dagli hussiti taboriti, predicavano l'imminenza dell'avvento della “Chiesa degli Eletti”, ricusavano lo studio della teologia e consideravano gli uomini istruiti come manipolatori della parola di Dio.

Per questo erano convinti che era necessario essere totalmente ignoranti, persino delle prime lettere dell'alfabeto (ABC), da cui il loro altro nome di abecedariani. Erano, infatti, convinti che Dio avrebbe illuminato i suoi eletti e dato loro la conoscenza della verità tramite lo Spirito Santo. Il tono delle prediche di M. diventò così sovversivo che il 26 Dicembre 1520, eccitata da un suo sermone contro i frati e i preti, la folla uscì dalla chiesa e quasi lapidò a morte un prelato, che ebbe la sfortuna di passare proprio in quel momento. Questo ed altri episodi portarono inevitabilmente all'espulsione di M. da Zwickau, decisa dal consiglio cittadino il 16 Maggio 1521, nonostante disordini di piazza, fomentati per solidarietà da Storch.

M. si recò a Praga, dove continuò nelle sue prediche sempre più apocalittiche, ma non fece granché presa sui praghesi, che si erano già abituati a sentire simili toni dai taboriti circa cento anni prima. Egli decise quindi di lasciare la città e vagò un po' senza un incarico fisso, finché non riuscì a convincere Lutero a raccomandarlo per la posizione di pastore della chiesa di San Giovanni ad Alstedt, vicino ad Eisleben in Sassonia, dove iniziò a predicare dalla Pasqua 1523.

Qui, dopo aver sposato l'ex suora Ottilie von Gersen, svolse un'intensa attività liturgica, riformatrice e politica: officiò la messa in lingua tedesca, pubblicò un nuovo libro di preghiere contenente liturgie per tutti i sacramenti, ristrutturò l'organizzazione della chiesa, ma soprattutto fondò la Lega degli Eletti, una “comunità di santi” senza preti, principi, nobili o proprietà privata: in questo fu un vero comunista ante-litteram (e per questo fu considerato un eroe da diversi pensatori o storici marxisti come Friedrich Engels, Karl Kautsky e Ernst Bloch).

Purtroppo la Lega si distinse in atti di violenza come il saccheggio e l'incendio di conventi della regione, mentre M. litigò furiosamente con il nobile locale, il Conte Ernst II di Mansfeld (m. 1532), ed il tutto iniziò a preoccupare seriamente i principi di Sassonia, Federico III, detto il Saggio (1486-1525) ed il fratello Giovanni, favorevoli sì alla Riforma, ma in forme più moderate. Giovanni fu mandato assieme ad altri notabili, su incarico di Federico, ad investigare sul tono delle prediche di M.: questi tenne, davanti al principe, il 13 Luglio 1524, un apocalittico sermone, pubblicato poi come Sermone ai principi di Sassonia sullo spirito della rivolta, sulla guerra tra il Demonio e la Lega degli Eletti, l'inizio, in altre parole, di una riforma definitiva, che, partita da Alstedt, si doveva espandere in tutto il mondo, massacrando tutti coloro che non fossero stati d'accordo! E lo stesso trattamento M. promise ai suoi attoniti astanti, se non avessero aderito a questa crociata.

Ovviamente la relazione di Giovanni di Sassonia al pur tollerante fratello Federico fu del tutto negativa e quest'ultimo decise di convocare M. a Weimar per ulteriori spiegazioni. M., tra le cui doti principali non c'era certo la diplomazia, ribadì le sue allucinanti tesi davanti al duca e ritornò ad Alstedt, convinto di aver vinto l'appoggio dei regnanti di Sassonia alla sua causa: invece il duca fece pressioni sul consiglio cittadino di Alstedt perché egli fosse espulso dalla città.

Inaspettatamente, senza attendere l'ingiunzione del consiglio, M. lasciò Alstedt la notte del 7 Agosto 1524, abbandonando moglie, figli e proprietà e recandosi a Mühlhausen (in Turingia), dal collega Heinrich Pfeiffer, che stava cercando di imporre una Lega degli Eletti in città: i due ne furono successivamente cacciati da un esercito di mercenari, chiamati dai nobili locali.

Allora essi si recarono allora a Norimberga, dove M. fece pubblicare da uno stampatore, probabilmente il futuro anabattista Hans Hut, uno dei suoi più violenti opuscoli contro Lutero (che chiamò Dottor bugiardo e il Drago), Apologia ben fondata e risposta alla carne senza spirito che vive mollemente in Wittenberg. La reazione delle autorità locali fu l'espulsione di M. e Pfeiffer, l'arresto dello stampatore ed il rogo del libello.

M. viaggiò quindi alla ricerca, vana, di nuovi alleati in Svizzera, dove incontrò il riformatore zwingliano Ecolampadio e l'anabattista pacifista Hübmaier, ritornando poco dopo a Mühlhausen, dove il partito radicale di Pfeiffer aveva preso il controllo della città. I due armarono i loro fedeli ed espulsero gli oppositori.


Guerra dei Contadini

Quest'episodio si inserì nella più vasta Guerra (o Rivolta) dei Contadini del 1525: il ruolo di M. in questo conflitto viene variamente interpretato dagli storici. Alcuni considerano M. il vero ispiratore della Rivolta o perlomeno colui il quale aveva dato una giustificazione ed una speranza ai rivoltosi; altri negano il ruolo primario di M., che pare non avesse capito totalmente le vere ragioni della Rivolta.

I contadini, infatti, erano più prosaicamente interessati all'abolizione dei resti del feudalesimo, ad una drastica riduzione delle tasse, alla legalizzazione di diritti comuni in tema di pascoli, allo sfruttamento dei boschi, alla liberalizzazione della caccia e della pesca. Il predicatore di Stolberg, invece, non si impicciava di problemi pratici, ma, fortemente influenzato dalle idee di Gioacchino da Fiore, era più concentrato sulle sue fantasticherie millenaristiche e sull'ora dell'apocalisse. Oramai egli si definiva Thomas Müntzer il martello e aveva adottato, come simbolo, una croce rossa con una spada affilata.

Da tutta la Germania allora arrivarono esaltati, disperati, ma anche piccoli eserciti organizzati, come quello di Nicholas Storch.

All'inizio di Maggio 1525 i rivoltosi, sotto la bandiera con la scritta Früheit (Libertà), arrivarono fino al numero di 10.000 persone e si accamparono intorno a Frankenhausen, una città conquistata dagli insorti di Mühlhausen, ma il nuovo principe di Sassonia, succeduto nel frattempo al fratello, era quel Giovanni, detto il Risoluto (1525-1532), che aveva ascoltato le farneticazioni apocalittiche di M. nel Luglio 1524 e che ora affidò l'incarico di reprimere la rivolta a Filippo, langravio di Hesse, forte di un esercito di 5.000 soldati, 2.000 cavalieri e vari pezzi d'artiglieria.

All'onor del vero, Filippo cercò di convincere i contadini ad arrendersi dietro consegna di M., ma quest'ultimo fece un'epica arringa, promettendo di catturare le palle di cannoni con il proprio mantello (sic!) e garantendo l'incolumità dalle pallottole per i propri seguaci: il resto lo fece un arcobaleno, simbolo dei rivoltosi, che apparve in cielo, proprio in quel momento.

I contadini respinsero le condizioni di Filippo, il quale attaccò il 15 Maggio 1525. Fu una carneficina: 5.000 rivoltosi furono immediatamente fatti a pezzi dai soldati meglio addestrati e successivamente ne furono sgozzati altri 20.000, in tutta la Germania.

M., nell'ora più tragica, ebbe un momento di panico: piantò tutto per correre a nascondersi in una soffitta in Frankenhausen, dove lo trovarono i soldati in un letto con le coperte tirate sopra la testa. Il suo debole tentativo di dichiararsi estraneo alla vicenda fallì miseramente a causa dei suoi appunti trovati nella stanza.

Egli fu quindi consegnato a Filippo di Hesse, che lo inviò dal suo mortale nemico, il Conte di Mansfeld: questi lo fece torturare tutta la notte ed il giorno dopo M. firmò una piena confessione. Il 24 Maggio 1525, l'esercito catturò Mühlhausen e il 26 Maggio M., Pfeiffer ed altri furono decapitati in piazza. Prima della morte, M. ritrattò le sue convinzioni e fece la comunione, ma non riuscì nemmeno a ricordarsi il testo del Credo Niceno.

Così morì Thomas Müntzer, il “profeta guerriero”, tanto osannato come proto-comunista [la Repubblica democratica tedesca (Germania dell'Est) fece perfino ritrarre la sua immagine sulle proprie banconote da cinque marchi] quanto condannato senza appello sia dai cattolici, che dai luterani, che dagli anabattisti pacifisti.

Martin Lutero, che disse di lui Chiunque abbia visto Müntzer può dire di aver visto il diavolo incarnato nella sua furia più feroce, si prese la sua vendetta postuma, acquistando una collezione di sue lettere autografe, che pubblicò con un commentario molto critico sotto il titolo Una storia terribile e il Giudizio di Dio su Thomas Müntzer.