Tommaso d'Aquino

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.

Nacque intorno al 1225 nel castello di Roccasecca, presso l'abbazia di Monte Cassino, da famiglia antica e nobile. Il padre Landolfo, era conte di famiglia longobarda, e la madre Teodora, contessa di famiglia normanna di Napoli. Nel 1236 venne presentato, come oblato, all'abbazia benedettina di Montecassino, dove iniziò gli studi. Nel 1239 si allontanò dall'abbazia dopo che il luogo sacro era stato trasformato in fortezza militare da Federico II, durante la lotta contro il papa Gregorio IX. Nel 1240 la famiglia lo mandò presso l'Università di Napoli per il completamento degli studi letterari e per l’inizio di quelli filosofici; per gli studi di grammatica e logica ebbe come maestro Martino di Dacia, per quelli delle scienze naturali e della metafisica, Pietro d'Irlanda. Tra il 1242-43 abbracciò la vita religiosa ed entrò come novizio nell'ordine di San Domenico, contro la volontà della sua famiglia. Nel 1244 fallì il suo tentativo di raggiungere Parigi insieme con Giovanni Teutonico, maestro generale dell'Ordine, proprio a causa delle minacce della famiglia che non condivideva la sua vocazione. Catturato dai fratelli presso Acquapendente in Toscana, venne rinchiuso nel castello di San Giovanni in Roccasecca, dove rimase prigioniero un anno. Nel 1245 fuggì per recarsi a Parigi, dove seguì i corsi di teologia di Alberto Magno, con il quale si recò poi a Colonia. Nel 1248, di ritorno da Colonia, fu ordinato sacerdote. Nel 1252 si recò nuovamente a Parigi, dove iniziò la carriera accademica e scrisse un saggio in difesa degli ordini mendicanti, contro i quali avevano lanciato i loro strali i professori della Sorbona, primo fra tutti Guglielmo di Sant' Amore, canonico di Beauvais. Tra il 1252-1254 fu baccelliere biblico dello Stato generale domenicano, nel convento di San Giacomo a Parigi. Tra il 1254-1256 fu sentenziario. Nel 1256 ebbe inizio il suo insegnamento ordinario presso lo studio generale di Parigi, che terrà fino al 1259, anno in cui figura come membro della commissione per l'ordinamento degli studi dell'ordine domenicano. Alla corte papale si incontra con Guglielmo di Moerbeke, valente grecista, il quale gli prepara un testo latino di Aristotele più aderente al greco, in modo che egli possa approfondire il pensiero autentico di quel filosofo. Nel 1259 rientrò in Italia dove permase fino al 1268. Fu nominato teologo della Curia papale, e fu invitato da papa Urbano IV (1261-1264) a comporre un "elogio" per solennizzare la festa del SS. Sacramento istituita dal Papa. Nel 1269 ritornò a Parigi in qualità di maestro di teologia, e si dedicò all'insegnamento ed alla predicazione. Tra il 1272-1274 rientrò in Italia. Su pressante istanza di Carlo d'Angiò, il Capitolo Generale dell'ordine lo inviò a Napoli, in qualità di direttore della facoltà di teologia presso l'università di quella città. T. fu anche a Salerno, dove tenne una serie di lezioni straordinarie ed un corso di conferenze, nella celebre scuola medica che aveva sollecitato l'onore e il decoro del Santo. Nel 1273 papa Gregorio X lo invitò a partecipare ad un Concilio generale convocato a Lione, con lo scopo di appianare le controversie tra la Chiesa romana e i greci scismatici. All’inizio del 1274, durante un viaggio verso Lione, si ammalò wpe46.jpg (5962 byte)gravemente e venne portato all'abbazia cisterciense di Fossanova di Priverno, nella diocesi di Terracina, dove morì il 7 marzo dello stesso anno. Dante avanzò l'ipotesi che fosse fatto morire per veleno dallo stesso Carlo d'Angiò: "Carlo venne in Italia e, per ammenda, vittima fè di Curradino; e poi rispinse al ciel Tommaso, per ammenda... (Purg. 67-69)" - (ovvero Carlo I d'Angiò venne in Italia e, per fare ammenda, fece di Corradino di Svevia una vittima; quindi, sempre per fare ammenda, rimandò in cielo T. con il veleno ...). Nel 1277 il vescovo di Parigi condannò 21 Proposizioni tratte dalle opere di T., per il loro accentuato razionalismo e naturalismo. Nel 1323 San T. fu canonizzato da papa Giovanni XXII. Durante il concistoro il Pontefice sostenne che non era stato necessario ricercare i miracoli che T. aveva potuto operare in vita, ma che occorreva tenere ben presente il modo con cui aveva risolto mirabilmente tante spinose questioni della Chiesa. Nel 1567 papa Pio V dichiarò T. dottore della Chiesa. Nel 1888 Leone XIII dichiarò San T. patrono delle scuole cattoliche. Le sue opere maggiori sono: (1253-55) - Commento ai 4 libri delle Sentenze; (1258-62) - ''Summa contra Gentiles'' scritta su richiesta di Raimondo di Penafort per esigenze missionarie; (1266-68) - Summa theologica: si suddivide in quattro parti: la prima tratta di Dio in sé e come principio di tutte le cose, e di Dio come causa prima delle creature; la seconda tratta del movimento della creatura ragionevole verso Dio e dell'influsso di Dio sul movimento da regolare per mezzo della legge e da sorreggere con la Grazia; la terza, tratta di Gesù Cristo, della Sua Persona, della vita e delle opere, dei Sacramenti, fino a quello della Penitenza. L'opera è rimasta incompiuta; (1256-1268) - Quaestiones disputatae: commenti alla Sacra Scrittura; (1259-69) - Isaia, Geremia, Giobbe e Canticum Canticorum; (1256-59) San Matteo (i suoi commenti a Marco, Luca e Giovanni sono andati perduti); (1270-72) Salmi; (1272-73) Epistolae Paulinae; (1265-67) Catena aurea in Marco, Luca, e Giovanni, ed infine i Commenti ad Aristotele.