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Weltanschauung

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.
Il termine Weltanschauung appartiene alla lingua tedesca (pronuncia /ˈvɛlt.anˌʃaʊ.ʊŋ/) ed esprime un concetto fondamentale nella filosofia ed epistemologia tedesca, spesso applicato in vari altri campi, in primis nella critica letteraria e della storia dell'arte.

Non è letteralmente traducibile in lingua italiana perché non esiste nel suo lessico una parola che le corrisponda appieno. Essa esprime un concetto di pura astrazione che può essere restrittivamente tradotto con "visione del mondo", "immagine del mondo" o "concezione del mondo" e può essere riferito a una persona, a un gruppo umano o a un popolo, come a un indirizzo culturale o filosofico o a un'istituzione ideologica in generale e religiosa in particolare.

La Weltanschauung tende a trovare una collocazione in un ordine generale dell'Universo specialmente in senso filosofico, ma il concetto è stato utilizzato anche in riferimento a elementi di specie, geografici, linguistici e razziali: pertanto, si tratta di un concetto che trascende il singolo e attinge nel collettivo condiviso, e l'uso di questo termine nel linguaggio italiano al posto di "visione del mondo" ha il significato di estendere il concetto a una dimensione sovrapersonale di un determinato punto di vista.

Nonostante i termini tedeschi, contrariamente a molte parole inglesi, non siano entrati nell'uso comune della lingua italiana, il termine Weltanschauung si ritrova oramai spesso nell'italiano scritto e, seppur meno frequentemente, anche in quella parlato: lo troviamo da tempo in trattazioni di diritto, sociologia, politica, filosofia, psicologia, storia e linguistica.

Sociologia e linguistica

La ragione del successo e dell'insolito ingresso linguistico del lemma anche in Italia è da ricercarsi nella possibilità di esprimere con un solo termine un concetto complesso. Si ritiene infatti che la frase "visione del mondo" sia troppo semplificatrice se usata in contesti complessi. Di seguito, con il metodo della linguistica cognitiva, ci serviremo di due esempi di uso in lingua originale del termine in esame.

Il grande psicologo svizzero di lingua tedesca Carl Gustav Jung ha, nei suoi numerosi scritti, fatto molto uso di questo termine per descrivere la profonda trasformazione degli individui allorché in essi cambia la Weltanschauung e come, al contrario, senza cambiare la Weltanschauung diventi spesso impossibile ottenere una reale soluzione alla personale sofferenza psicologica, con ciò significando che spesso per l'individuo è salvifico riunirsi alla parte di sé che ha radici collettive di appartenenza, di specie, di razza e religione e al contempo prendere le distanze dall'ego ristretto e confinato al qui ed ora.

Un altro esempio di uso di questo termine è la sostantivizzazione che se ne fece nel linguaggio del Terzo Reich che introdusse l'espressione Weltanschauungen. Il nazismo infatti faceva risalire la propria speciale visione del mondo e quanto messo in opera per trasformarlo a immagine e somiglianza di questa, a un archetipo radicato nella storia e nella mitologia tedesca. L'uso del termine Weltanschauungen nell'indottrinamento degli aspiranti SS permetteva al singolo di prescindere da personali visioni etiche, per poter abbracciare una supposta istintiva (per il popolo tedesco) aderenza agli ideali nazisti.

Filosofia

La parola Weltanschauung è stata usata dal sociologo Max Weber nel suo saggio L'etica protestante e lo spirito del capitalismo. Il primo filosofo a utilizzare il termine è stato Wilhelm Dilthey nel 1907 nel III capitolo di Das Wesen der Philosophie (L'essenza della filosofia), al § 2 (Tipi di intuizione filosofica del mondo), dove ne viene data una visione storicistica e idealistica, che si oppone al materialismo e al relativismo. Dilthey si riallaccia a Platone e a Kant come i predecessori più validi di una Weltanschauung idealistica che sembra preferire rispetto a tutte le altre possibili. Egli scrive:

« Tra questi tipi vi sono delle forme in cui tali intuizioni non sono ancora pervenute a separarsi nettamente; altre possono invece, sfidando la consequenzialità del pensiero, mantenere tutto il complesso di motivi metafisici, manifestandosi però sempre infeconde per lo sviluppo ulteriore dell’intuizione del mondo e inefficaci sulla vita e sulla letteratura. Dalla variopinta molteplicità di tali sfumature di intuizione del mondo, sono derivati i loro tipi più conseguenti, più puri e più efficaci. »
(Das Wesen der Philosophie, III, 2[1])

Dilthey individua tre tipi principali di Weltanschauung: 1) la Materialistica o Naturalistica, 2) quella dell’Idealismo oggettivo e 3) quella dell’Idealismo della libertà. Così egli poi conclude il capitolo:

« È compito della dottrina dell’intuizione del mondo rappresentare metodicamente in base all’analisi del corso storico della religiosità, della poesia e della metafisica, in antitesi col relativismo, la relazione dello spirito umano con il mistero del mondo e della vita. »
(Das Wesen der Philosophie, III, 3[2])

Anche Karl Jaspers nel suo Psychologie der Weltanschauung, pubblicato nel 1919, ha fatto uso del termine Weltanschauung, visto e interpretato sia per i suoi aspetti psicologici che per i suoi risvolti filosofici (i suoi studi iniziali erano stati infatti di medicina e di psicologia).

Storia dell'arte

Weltanschauung è un termine utilizzato per definire una certa concezione della visione del mondo e il suo utilizzo si differenzia dal termine "influenza" dandone un significato privo di condizionamento verso terzi[3].

Nella cultura popolare

« Tuo nonno era un grand' uomo, famoso chissà cosa, di loro si usa dire "è ancora in gamba". Mi espose a gesti e a sputi quella "weltanschauung" sua stramba puntando come un indice una rosa »

Note

  1. in: W. Dilthey, Critica della ragione storica, Einaudi 1954, pp. 468-469
  2. in: W. Dilthey, Critica della ragione storica, Einaudi 1954, p. 474
  3. vedi: Piero Adorno, L'arte italiana, vol. I, tomo II, G. D'anna, Messina-Firenze, 1985.

Bibliografia

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