Acquario (astrologia)

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.
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L’Acquario è un segno d’aria, ma i simboli che lo rappresentano sono: o due linee ondulate come le increspature, le piccole onde che si formano sull’acqua, oppure una figura umana che versa dell’acqua limpida da un’anfora: acqua e aria, i due elementi senza limiti e confini, si incontrano in questo segno. Nella tipologia delle funzioni junghiane l’acqua è il sentimento, la funzione che consente di entrare in empatia, di sentire all’unisono con l’altro e l’aria è il pensiero che si può comunicare, condividere, partecipare insieme agli altri.

Nell’Acquario perciò, l’aria deve diventare anche acqua e l’acqua aria, in altre parole si deve “sentire” ciò che si “pensa”, cioè è dal cuore che deve nascere l’idea che diventerà collettiva. Il sentimento è sempre un’esperienza squisitamente personale, individuale, il pensiero invece può essere un’esperienza anche collettiva, poiché è perfettamente e compiutamente comunicabile e condivisibile, perciò nella fase d’esperienza rappresentata dall’Acquario il sentimento nato in Bilancia di essere un “io” sociale, un uomo come un altro, né più né meno, deve diventare un “pensiero”, un ideale comune a tutti gli uomini, e viceversa l’idea astratta che il valore di ogni uomo risiede nella sua “umanità”, deve diventare realmente un sentimento comune, condiviso da tutti gli uomini.

Nell’Acquario prosegue la lenta ascesa della forza-giorno, il principio individuale che si è appena risvegliato alla coscienza al solstizio d’inverno, è una forza ancora debole e incerta, ci sono ostacoli, paletti, rigidi percorsi obbligati, creature abnormi generate dall’espansione della forza-notte, che soffocano e comprimono la voce dell’io individuale che vuole dare un senso e un contenuto più “umano” alle forme del potere costituito che in Capricorno si sono cristallizzate ed irrigidite nelle strutture del sistema politico-economico. Nella fase Acquario l’io è soprattutto e profondamente un io sociale, un io però che rifiuta tenacemente di essere una semplice creatura-emanazione dello stato.

Svanito l’io unico e separato che, nato in ariete, raggiunge il culmine della sua grandezza nel leone, muore in Acquario l’io contenitore di ruoli e funzioni statiche, di valori solo esterni imposti dalla collettività, è infatti nel restituire alla vita sociale e politica un contenuto di valori specificatamente umani, fondati nell’essere ogni uomo espressione della medesima umanità, il significato essenziale dell’Acquario. In questo segno la forza-giorno, l’energia personalizzante, è ancora in fase di crescita, perciò fragile e vago è il senso della propria unicità: l’io acquariano è istintivamente e intimamente consapevole della sua fratellanza con gli altri uomini che sono tutti figli della stessa madre, al di là di ogni differenza di razza, ceto o altro, e tutti fratelli nel nome della stessa natura umana da vivere e realizzare in una società ideale. Tale io però non è per niente sicuro e certo dello spessore della propria individualità, e data la vaghezza dei suoi confini è facile che sfoci in atteggiamenti di esasperato indipendenza e ribellione o di assoluta dedizione a una causa che mascherano il suo senso d’insicurezza personale.

Appartiene infatti alla tradizionale tipologia dell’acquario sia la figura del riformatore illuminato che vuole infondere la linfa dei valori umani nelle istituzioni sociali, sia la figura del ribelle sempre controcorrente incapace di affermare se stesso se non andando “contro” ad ogni costo, sia la figura del martire che dimentico di sé si identifica totalmente in un ideale.