Alchimia delle scaglie

Da Esopedia, l'Enciclopedia dell'[[Ordine Martinista Antico e Tradizionale|O.M.A.T.]] per gli Iniziati.
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L'alchimia è una pratica antica, che ha avuto grande sviluppo in epoca rinascimentale; tra le sue branche meno conosciute, spicca la cosiddetta alchimia delle scaglie.

Introduzione

L'esistenza di questa particolare alchimia è stata scoperta e riproposta solo di recente dall'archeologo e studioso del Rinascimento italiano Riccardo Panattoni (1940). Grazie al ritrovamento di antichi manufatti è riuscito a datare tale pratica intorno al 1520 e a situarla principalmente nell'Italia nord-orientale. I reperti hanno anche permesso di scoprire il simbolismo utilizzato dagli alchimisti delle scaglie, in parte affine a quello dell'alchimia tradizionale, ma con alcune differenze notevoli; gli animali che più simboleggiano tale pratica, ed i più ammirati dai suoi praticanti, sono la salamandra ed il serpente. La prima era nota per il suo legame con l'elemento classico del fuoco, e come tale simboleggiava la salute spirituale e la vittoria sul male: la proverbiale resistenza al fuoco di questa creatura fece nascere la superstizione che l'uso delle sue scaglie potesse garantire la salvezza dalle fiamme degli inferi. Il serpente, invece, era conosciuto per le sue classiche proprietà taumaturgiche e per l'utilizzo dei suoi veleni.

Pratiche alchemiche

Questa alchimia faceva principalmente uso di essenze e sostanze odorose che traeva da fiori e piante aromatiche, ma era caratterizzata dall'utilizzo di materiali organici prelevati specialmente da corpi di rettili (da ciò il nome con cui è conosciuta).

Fondamenti dell'alchimia delle scaglie

I fondamenti pratici dell'alchimia delle scaglie consistevano nell'estrazione e lavorazione degli effluvi di fiori e piante; i futuri alchimisti venivano scelti già in tenera età, si suppone attraverso una sorta di rituale iniziatico durante il quale i fanciulli venivano in contatto con sostanze dalle proprietà allucinogene: solo coloro che reagivano meglio erano considerati degni di praticare l'arte, quasi fossero stati eletti dalla stessa alchimia delle scaglie. I giovani adepti venivano dunque portati in laboratori isolati dalla comunità, solitamente approntati in antichi monasteri o edifici abbandonati. Qui si sarebbero esercitati nelle pratiche basilari di cui sopra. I profumi estratti dagli apprendisti avrebbero posseduto virtù magiche al pari di filtri e farmaci, in grado di sortire diversi effetti; l'unica di cui si hanno riscontri certi è la pratica di conservare le polveri essiccate di foglie e petali in piccoli sacchi di stoffa, che venivano poi deposti in madie e dispense, talvolta persino sotto i giacigli, con l'intento di tenere lontani demoni e forze del male.

Gradi intermedi di apprendistato

Mentre i più giovani erano trattati alla stregua di manodopera, costretti ad ore di duro lavoro negli angusti laboratori, i più esperti avevano il compito di coordinare il lavoro degli apprendisti, e spesso si dimostravano crudeli verso i fanciulli. Oltre ad organizzare le pratiche degli adepti, costoro potevano avvicinarsi all'arte della lavorazione di elementi animali, attività che per la sensibilità odierna potrebbero risultare brutali e prive di scrupoli; infatti l'animale non era considerato un vero essere vivente, ma piuttosto un'essenza rimasta imprigionata nella materia organica e destinata a sublimare verso più alti stadi dell'essere. Tra gli animali sacrificati alla scienza alchemica, troviamo, oltre alle salamandre e ai serpenti di cui si è già trattato, rane, lucertole, topi e persino gatti. Gli alchimisti giunti a questo stadio di conoscenza consideravano un grande onore essere partecipi di tali segreti, tuttavia da alcuni frammenti di testi dell'epoca sappiamo che la continua esposizione alle esalazioni che impregnavano i ristretti ambienti di lavoro causavano loro forti allucinazioni ed uno stato di dipendenza dalle sostanze stesso, e per questo godevano di scarsa credibilità e stima.

Il culmine della sapienza alchemica

Nonostante i pregiudizi dell'epoca, l'ambiente in cui si sviluppò l'alchimia delle scaglie era molto tollerante verso le donne, infatti attribuiva loro il ruolo di guida, in quanto vedeva in esse la figura della Madre, che dal suo grembo generava gli elementi e le creature destinate a servire la pratica alchemica. Ci è nota solo una di queste importanti figure, che sappiamo essere ascesa al ruolo di Maestra, o Mater, dell'intera comunità: si tratta di Delia dei Benati, di cui gli scarsi frammenti di testi appartenenti alla tradizione di questo gruppo parlano di lei con estrema enfasi e stima, arrivando persino a designarla come Motore Immobile, pensiero di pensiero. Pare tuttavia che non fosse tanto amata dagli intellettuali del tempo, in quanto ormai la scienza iniziava già a delinearsi e certe pratiche apparivano obsolete. Abbiamo a questo riguardo un unico poemetto satirico, scritto dal monaco e teologo Valenziano; questo testo mette in luce i lati negativi di questa figura fraudolenta, che per raccogliere fondi per i suoi laboratori, usava vendere amuleti e pozioni totalmente inefficaci all'ignaro popolino, facendogli persino credere che quei soldi sarebbero andati alle chiese locali. Questo suo carattere eretico portò Valenziano ad identificarla con la Meretrice di Babilonia, che con le sue malefatte avrebbe causato la caduta della Chiesa e quindi l'Apocalisse. Riportiamo un breve estratto dal suo poemetto "Signora di Colpa" di cui restano pochissimi frammenti:


"Ma la Signora, d'infamia bramosa
fece che, con grande dolore e pena
si dolessero Cristo e la sua sposa, (riferimento alla Chiesa)
sicché si comparve una balena (forse il Leviatano)
che vien verso la nave furïosa
gettandone li servi sulla rena;
e finalmente l'aere traboccata
con il suo alito l'ebbe saturata."

Bibliografia

R. Panattoni - Scritture non scritte. Violenza, potere, libertà, scaglie.
R. Panattoni - Corpi feriti dall'alchimia delle scaglie.
R. Panattoni - Il libro nero del Rinascimento.
A. Moretto - La satira e la Chiesa. Testi e frammenti.